La cuccagna dei soldi NCAA per i giovani professionisti potrebbe essere finita e quindi, per stare nel nostro orticello, Ellis e Niang potrebbero tornare in Europa, se non proprio all’Olimpia Milano e alla Virtus Bologna, prima ancora di essere partiti per St. Johns’s e LSU. Questo articolo di Sports Illustrated sta generando un grande dibattito anche fra i maneggioni di casa nostra, convinti di far guadagnare cifre incredibili a gente che in Italia fa panchina e di aumentare il valore di mercato dei mestieranti da A2 e da B, spinti verso l’alto dalla penuria di giocatori italiani decenti.
In sintesi la NCAA ha distribuito l’8 maggio scorso nuove linee guida sui requisiti di idoneità pre-iscrizione, che rischiano di avere un impatto significativo soprattutto sui giocatori europei con già significative esperienze professionistiche, oltre che su qualche americano di fascia bassa. Abbiamo citato Ellis e Niang ma forse potremmo dire anche un normalissimo Assui. Le nuove regole stabiliscono che i prospetti che hanno “firmato un accordo, giocato o ricevuto compensi da una squadra che partecipa in una lega con un compenso minimo superiore alle spese effettive e necessarie” non potranno vedere ripristinata la loro idoneità universitaria. Tra le leghe citate come esempio figurano NBA, NFL, MLB, Premier League e WNBA, ma per analogia il discorso vale per tutti: chi è un professionista vero non può tornare dilettante, sia pure finto, lo dice la logica anche se finora non lo aveva detto la NCAA.
In parole nostre: chi non ha mai guadagnato ufficialmente niente, come i diciottenni che escono dalle high school americane, o pochissimo come chi esce da un nostro settore giovanile o anche da prime squadre da bassa Serie A o media A2 (il concetto di spese necessarie è aleatorio) potrà prendere soldi veri dalla NCAA dell’era NIL, mentre per gli altri il discorso si riapre. E quale può essere, quantificando, il limite massimo di guadagni professionistici annuali per poter aspirare ai dollaroni NCAA? È realistico pensare che non possa superare il valore di una borsa di studio sportiva di un’università primaria. Ad esempio per frequentare Duke nell’anno scolastico 2026/27 bisognerebbe pagare 73.740 dollari, a cui sommare vitto e alloggio. Un limite realistico sarebbe quello dei 100.000 dollari all’anno, quindi sforato da Ellis e Niang. E adesso? Nessuno lo sa: i college rischiano di avere firmato contratti con giocatori ai quali la NCAA negherebbe l’eleggibilità, e i giocatori che tutto sia annullato per giusta causa da qualche tribunale.
stefano@indiscreto.net



"il concetto di spese necessarie è aleatorio"
potrebbe tornare a giocare allora Latrell Sprewell "I have a family to feed" (cult cit.), quando nei primi anni '00 rifiutò tipo 21M in 3 anni
Il punto chiave è che sono solo linee guida, non vengono presentati come obblighi per il momento.
Pronostico: gli accordi presi per la prossima stagione non verranno messi in discussione, in effetti è tardi per cambiare le regole, dalla stagione successiva magari ci sarà una stretta