Poco fa inveve di impegnarci in qualcosa di serio stavamo riflettendo sulle fresche convocazioni del Giappone per i Mondiali, notando che su 26 giocatori soltanto 3, Nagatomo (non un omonimo) e le due riserve di Suzuki in porta, giocano in club giapponesi. Un pretesto come un altro per parlare di uno dei nostri argomenti preferiti, Holly e Benji: siamo riusciti a discuterne anche la scorsa settimana a un matrimonio e lo stiamo rivedendo per l’ennesima volta, su Prime anche se abbiamo gli antichi dvd, saltando i flashback e godendoci l’unico cartone animato apprezzato da adulti, senza nascondersi dietro ai bambini o essere direttamente noi, i bambini.
La rosa giapponese ci ha fatto riflettere perché fin dagli anni Ottanta, quando il manga e lo spokon sono partiti, i giovani giapponesi hanno avuto il mito del calcio europeo (non dimentichiamo che nelle prime scene del cartone Holly sta sfogliando una rivista con Zoff in copertina) come esperienza formativa, prima ancora che come opportunità di guadagno. E non è un caso che quasi tutti quelli bravi abbiano in Europa fatto bene o decentemente, sfidando l’ostilità di molti allenatori pane e salame o addirittura guru (in un ritiro del Genoa, nel 1994, rimanemmo colpiti dal modo supponente in cui Scoglio trattava Miura) lasciando anche un ottimo ricordo come persone pur con l’asterisco che molti popoli ci sembrano più educati e civili di noi anche se poi a conoscerli bene non è vero.
Come tutti sanno Holly dopo la prima esperienza professionistica, al San Paolo, seguendo Roberto, esplode nel Barcellona, Benji emigra ancora più giovane nell’Amburgo e rifiuta il trasferimento al Bayern, Mark va alla Juventus che poi lo presta alla Reggiana in Serie C, Tom è fermato da un incidente prima di firmare con il PSG, Rob Denton dopo una serie di peripezie va nell’Inter che poi lo presta all’Albese (?). E stiamo parlando degli anni Ottanta-primi Novanta, con la J League ancora in costruzione e i Mondiali 2002 lontanissimi. Forse una mentalità figlia, ci francorossizziamo indegnamente, del periodo Meiji a distanza di oltre un secolo, quando a tavolino si decise che il Giappone dovesse essere un paese occidentale o comunque in grado di interagire con l’Occidente.
Tutto questo pippotto per dire che le lacrime di Nagatomo all’annuncio della convocazione ci hanno toccato nel profondo. Lui Holly, anzi Tsubasa, l’ha visto.
stefano@indiscreto.net




incredibile come perfino un giapponese riesca a capire e perculare l'italica mentalità "erodiana": mentre Holly gioca nel Barça titolare accanto a Rivaldo, Mark viene mandato addirittura in C a farsi le ossa 😅 e giocarsi la promozione contro l'Albese (e poi salgono entrambe mi pare perché squalificano la squadra che aveva vinto il campionato, altra cosa tipicamente italica...)
PS: la storia dell'Albese è incredibile, una roba che poteva accadere solo ad un giapponese! https://www.youtube.com/watch?v=j5uaTVZebH0
Sarò una mosca bianca in questo sito ma è un cartone che non ho mai amato. Né da ragazzo (sono del '70, quando sono sbarcati in Italia li ho praticamente snobbati con la spocchia del preadolescente), sia nella versione Tsubasa che per qualche anno hanno seguito i miei figli. Spero di non ricevere un cartellino rosso da indiscreto...