Morire per Hormuz?
di Italo Muti - Siamo tornati: da una trasferta a Budapest ai file di Epstein, passando per l'anima commerciale di Trump e l'Iran con il pilota automatico...
Siamo tornati, anche se di fronte a Michael Jordan scompariamo. Cielo che si delinea, tra nuvole e sole timido, chissà poi perché, quasi non volesse prendere posizione, qualche refolo di vento e niente più… Milano come Budapest, qualche mese fa, mentre sei con un collega ed un professore universitario suo amico che parla bene l’italiano e conosce anche molti dialetti. Manifesti pubblicitari politici sparsi ovunque, un bicchiere di Palinka, due chiacchiere, guardando il Danubio sempre bello e imperiale. E senza traccia di quelli che nessuno lì comunque chiamerebbe ‘nuovi ungheresi’.
“Orban perderà, non perché è odiato o perché la sinistra abbia preso piede qui da noi, ma per altri motivi. Ha puntato sui nostri valori e sulla nostra identità, li ha ribaditi nei confronti di tutti, portando noi al centro del dibattito: chiunque lo batta partirà proprio da questi valori e non dal loro rovesciamento. Il problema di Orban è che negli ultimi anni lui ed alcuni ministri si sono esposti troppo sui social con frasi inopportune. E hanno sfoggiato troppo: ricchezza, automobili, compagnie femminili, e altre cose da popstar. Ciò non è in linea con il nostro modo di essere, con il nostro sentire. Non è che la gente la pensi in maniera differente e voglia frontiere aperte, quello no, come non ama l’Unione Europea. Però l’atteggiamento di Orban e i comportamenti dei suoi fedelissimi sono cose che conteranno nell’esito del voto. Non so in che maniera, ma conteranno, vedrete”.
Alle volte la realtà ha più fantasia dei complotti, che sono sempre nell’angolo strizzando l’occhio al malcapitato che passi distrattamente da quella via. Le distrazioni sono importanti o a volte fatali, a volte provocate da altro sotto forma di ricatto, un po’ com’è successo al nostro Donaldone. Con lui sono finite le guerre, si accorda con Putin e poi trovano la soluzione: così si diceva, così stava accadendo. Con i maggiorenti dello sport mondiale, da Infantino alla Coventry, pronti al grande annuncio.
Nubi invece sono spuntate, proprio quando i dem usa sono stati messi sul proscenio con i file Epstein, del quale si ricorda o meno il suo essere ebreo a seconda della tesi da dimostrare, con sguardi non proprio amichevoli della gente ignara, lasciando ancora fuori ufficialmente le cantanti affiliate agli ordini di scuderia, facendo capire che si può far cambiare il vento. La frusta della lobby ebraica, così si chiamava una volta per sintetizzare un mondo molto complesso e ben poco religioso, ha colpito in pieno viso Donaldone che da buon commerciale ha capito l’antifona e ha subito visto con occhio malevolo gli iraniani che però, non essendo un Maduro spaesato, hanno reagito con pioggia di missili, forniti da Cina e Russia, sparsi un po’ ovunque. Tatticamente molto accorti, visto che gli ammazzano un capo o capetto al giorno: quando si dice l’importanza degli schemi. Nel frattempo, i sauditi hanno aperto l’oleodotto East-West (Petroline) in modo da tagliare fuori l’Iran, nemico assoluto per Riad, e fare nuovi copiosi affari.
Domanda delle domande, con precedenti storici di un certo tipo: morire per Hormuz? Quando basterebbe firmare con i russi ad un prezzo decisamente inferiore? La VdL ha soluzione: non consumare energia. Però senza legna che inquina, tante coperte, importate che fa tanto Mercosur. Il mercato, giudice scaltro, dopo aver preso per buone le frasi di Donald, con un sell off violento, ha invertito la rotta con una V classica, capendo che la distruzione della civiltà iraniana-persiana, non era in itinere e rimettendosi in rotta, facendo occhiolino ai soliti che hanno speculato sulla questione. Il mercato digerisce tutto se i manovratori non hanno altri fini. Che possono pure scappare di mano, a volte.
La mossa di Donald ha messo in crisi anche la Cina, che sta montando rancore, che aveva firmato un accorso di cooperazione strategica venticinquennale con l’Iran che prevede investimenti per 400 miliardi di dollari nei settori energetico, infrastrutturale e bancario e che, in questo momento rischia di ritardare i frutti da cogliere. Anche il Pakistan, di recente avvicinatosi agli Usa, ha fatto da mediatore per alcune controversie con l’India ed è restato spiazzato per la mancanza di afflusso petrolifero iraniano che mina l’economia in modo pesante. I colloqui di Islamabad sono stati infatti il frutto della mediazione di questi ultimi due paesi che ancora non demordono, in attesa di effettivi sviluppi.
Donaldone, stravincendo le elezioni, aveva iniziato benissimo demolendo green, dem, trans, eccetera, ed aggiustando il tiro con i dazi in ottica diminuzione deficit USA, ormai terrificante, che tanto male hanno fatto ai mercati. Una vittoria che senza i falsi voti di quattro anni prima sarebbe già arrivata, ma la guerra sottobanco alla Russia non poteva aspettare e, le parole della Pelosi, “Trump perderà con ogni mezzo”, sono state profetiche. C’era quindi bisogno di una nuova guerra con lo scoppio dello scandalo Minnesota che implica totalmente politici democratici. Governatore Waltz compreso, con ascari somali di supporto per frodi consistenti, medicaid, con cifre intorno ai 18 miliardi di dollari e l’invio di agenti ICE anti immigrati clandestini.
Epstein è veramente morto o abbiamo un caso di esfiltrazione con arrivo in Israele e tanti saluti? Domande che si assommano alle tante che già navigano in ambito geopolitico. Le faremo, adesso che siamo tornati su Indiscreto. Grazie alle nostre buone fonti, più che alla fantasia, in passato ci abbiamo spesso preso. Senz’altro più di sghignazzava per poi tornare subito all’evoluzione tattica di Pioli e Sarri. Vale la solita regola di Indiscreto, comunque. Non vi piacciamo? Non leggeteci.
Italo Muti, da Budapest
italomuti@libero.it


Bentornato Italo! Sempre sul filo dell'ironia, visto che i consigli operativi veri li dai in separata sede o, giustamente, te li tieni per te... Venendo all'articolo, lo sto leggendo proprio quando sembra che l'accordo sia vicino... l'anima commerciale di The Donald e il suo modo di condurre le trattative, scuola Roy Cohn, sono così evidenti che soltanto gli ospiti di La7 non le capiscono
in un altro mondo, l'ex capo del National Counterterrorism Center Joe Kent sarebbe in tutte le televisioni a spiegare perché si è dimesso dicendo che questa è l'ennesima guerra voluta da Israele che gli Usa devono andare a combattere