Messina senza fischi
di Oscar Eleni - La settimana di Ivanovic, Christon, Bueno, Antonelli, Croswell, Vertemati, Ellis, Gattuso, Sarr, Sinner, Mannion, Cancellieri, Bernardi e Bilan
Oscar Eleni in lacrime pensando a cosa ci avrebbe detto David Riondino scoprendo che gli squali delle Bahamas sono stati trovati positivi alla cocaina, vittime di controlli che non toccano, invece, i (pre)potenti al potere. Salutare un grande artista nella settimana del lutto anche per Gino Paoli, nei giorni dedicati, giustamente, a Dario Fo che avrebbe cento anni e meriterebbe come premio Nobel certo più di una targa come quella che hanno messo per ricordarci dove abitava con la moglie Franca Rame, artista sublime oltre il Mistero Buffo.
Girare in tondo, tenendosi alla larga dall’ipocrisia, festeggiando l’Italia col motore acceso, da Kimi Antonelli che guidando la Mercedes domina la formula uno, a Bezzecchi principe nel motomondiale, nella speranza che Sinner legga il meno possibile per non farsi contagiare da chi ti esalta un giorno e, quello dopo, se non vinci, ti massacra, porgendo un fiore a Bolelli e Vavassori campioni nel doppio, nella speranza che Paolini ed Errani non siano troppo avvilite dopo aver perso la finale della Miami che sventolava tricolori.
Un sistema, quello dei capestri per poveri allenatori a cui vengono affidati giocatori che se la tirano in faccia, che sembra eccitare molto il “popolo” dello sport, soprattutto nel calcio, anche se le ghigliottine per l’allenatore sono in attività in tante piazze. La pallavolo, ad esempio, vede Bernardi, campione del secolo, congedarsi dalle ragazze di Novara, anche se come tecnico ha fatto abbastanza per non farsi stritolare nella morsa di Conegliano, super società, grande allenatore, giocatrici di altissimo livello, combattendo bene con la Milano della Egonu che sarà in finale scudetto dopo aver eliminato la Scandicci dell’Antropova che Velasco sembra pronto a schierare in campo con la perla milanese, anche se ci vorrà tempo per capire se l’esperimento è possibile come ci ha suggerito il nostro esperto Rapuzzi.
Chi non avrà tempo per dimostrare che aveva molte ragioni per lamentarsi di certi comportamenti arroganti è sicuramente Dusko Ivanovic, congedato dalla Virtus Olidata e dal nostro basket che preferisce i bomber egoisti a chi in pochi mesi aveva dato uno scudetto, difendendo da settimane il primo posto in classifica. Per Bologna non una grande novità, è successo spesso ai tempi in cui Dado Lombardi dominava la scena e non soltanto sul campo come grande tiratore, nei giorni dove hanno pagato il conto tecnici di grande qualità come Tracuzzi, magari Messina anche dopo tanti trionfi, Scariolo, prima che Luca Banchi, oggi guida della nostra Nazionale, facesse sapere che era sfinito da una squadra e da una società dove l’atmosfera era sempre più cupa e triste. Il cambio con Ivanovic portò un trofeo importante nella casa Virtus, ma non la tranquillità che servirebbe per costruire squadre capaci di durare nel tempo e oggi siamo al divorzio nel giorno in cui le presunte rivali cadono male e si avvelenano l’esistenza anche se per Poeta a Milano, Cotelli a Brescia, forse anche per Spahija a Venezia, il posto non sembra a rischio.
Certo in casa Armani si chiederanno dove trovare la benzina per i finali perdenti e quasi tutti uguali, mentre il presidente Messina sfoglia le sue margherite scoprendo che il sostituto, almeno, non viene fischiato per ogni cambio sbagliato come capita in tutti i posti dove i veri allenatori sono in tribuna, sicari pronti a pugnalare su ordine delle proprietà inquiete.
Giornate dove è facile perdere il controllo e la testa se nei giorni in cui si discute per la pace ci si fa baciare le chiappe preparando i militari all’invasione, nella settimana santa dove tutti sembrano avere una divinità disponibile a giustificare carneficine, assalti, bombardamenti, mandando la pubblicità subito dopo un collegamento dove la sofferenza ti aveva portato alle lacrime, e se protesti ti dicono che senza canone si vive di pubblicità. Verissimo, ma allora scegliamo bene i tempi per far vedere cose che dove si soffre non possono neppure sognare, dal cioccolato alle automobili, per non parlare delle medicine.
Meglio non prendere sul serio nessuno, augurandosi che non abbia davvero ragione Michele Serra quando, tornando ai tempi splendidi in cui dirigeva Cuore avrebbe, come ha detto da Fazio, titolato “Il Papa a Gardaland dopo la visita al principato di Monaco” in giorni dove forse la sua presenza sarebbe stata importante magari in altri posti e non soltanto a Gaza o a Gerusalemme dove i suoi cardinali sono stati messi alla porta, per sbaglio hanno detto dopo, ma comunque respinti. Magari a casa sua, negli Stati Uniti, davanti alla Casa Bianca, cercando di capire se davvero, sotto la nuova sala da ballo ci sarà una struttura militare.
Basta con questi viaggi in territori minati impraticabili per chi non ha il passaporto giusto, rifugiamoci nelle nostre trincee sportive e, come dicono quelli già stanchi alla seconda riga meglio la sintesi delle pagelle per il basket che al momento se la cava meglio del calcio in trincea sperando che dopo la Bosnia sia soltanto festa ricordando i giorni belli passati con le Nazionali vincenti, benedicendo gli antichi maestri che avevano giocatori più forti certo di quelli toccati a Gattuso.
10 A Chus BUENO, nuovo manager per l’Eurolega pronta a svoltare e cambiare tutto, alleandosi con la NBA di Silver, per aver detto ai padroni di Milan e Inter che a Milano una società di basket esiste già e non ha bisogno di colonizzatori. Società che si chiama Olimpia, ha 90 anni e, al momento, dovrebbe vivere bene se gli eredi Armani, come stanno facendo, rispetteranno il volere del grande stilista.
9 A REGGIO EMILIA che in due settimane ha sistemato le padrone della classifica. Prima la Virtus facendo cadere un grande allenatore, poi Brescia anche nel giorno in cui il mago Bilan ha segnato 30 punti.
8 per Adriano VERTEMATI, allenatore di Udine, uno dei vice della Nazionale, che si è goduto la vendetta contro la Milano birichina che all’andata lo aveva bruciato sulla sirena quando meritava di vincere e al ritorno, nel giorno delle troppe palle perse, delle percentuali orribili, ha trovato alla fine il Christon redentore che, insieme ad Alibegovic, gli ha permesso il sorpasso, forse immeritato, nella bella volata.
7 Ai “ragazzi” di TRENTO che sembrano nati per fare grandi dispetti. Quando sono freschi giocano sempre abbastanza bene, ma a Venezia si sono superati, andando oltre i 100 contro una squadra che sembrava risanata, dominando una partita difficile nel giorno in cui avrebbero anche potuto guardare altrove visto che la società aveva annunciato il sicuro divorzio a fine stagione con il Cancellieri che certo meritava un trattamento migliore. Non si potrà mai dire che i giocatori erano contro.
6 A TREVISO che, come dice giustamente NICOLA, applaudendo il Croswell da 11 su 11 al tiro, deve battersi fino alla fine per evitare una retrocessione che farebbe male a tutto il nostro basket, anche se, giustamente, CANTÙ, come CREMONA o VARESE, ha subito messo sul tavolo assi e fanti.
5 Alla FEDERAZIONE se, dopo aver sistemato bene i problemi dell’A2, indicando la strada, non ci toglierà subito l’angoscia per la retrocessione nella A1 allargando il campionato a 20 squadre su 2 gironi per alleggerire calendari intasati dalle coppe e dalle smanie di chi preferisce vedere in campo nazionali impoverite piuttosto che liberare il territorio come fanno ad esempio nella pallavolo che qualcosa dovrebbe insegnare.
4 A DUKE la supersquadra universitaria dove SARR, un talento che servirebbe ad Azzurra , ha giocato bene, perdendo però di 1 punto la sfida contro UCONN che si prenderà il posto nelle finali di Indianapolis insieme a MICHIGAN, ARIZONA e ILLINOIS.
3 A TRIESTE dove il cambio allenatore non ha cambiato faccia ad una squadra dove tutti sembrano precari dopo aver capito che il futuro potrà essere soltanto in A2 , anche se chi governa cerca di tranquillizzare una piazza abituata, purtroppo, ai saccheggi.
2 Al genio della lampada che ha piazzato un floscio ARMANI-OLIDATA VIRTUS alla stessa ora della cruciale partita della Nazionale di calcio contro l’Irlanda del Nord. Ovvio che poi, chi giudica tutto dagli ascolti ti dica che il basket non fa ascolti per poterlo pagare sempre meno e bistrattare.
1 Alla REYER che davvero non trova pace, perché nel momento in cui sembrava poter attaccare il secondo posto in classifica si è fatta trovare sgonfia contro i barabba di Trento.
0 A POETA per farlo sentire a casa come il suo maestro MESSINA. Lui, dopo Udine, avversaria battuta all’ultimo secondo a Milano nel girone di andata, si è detto amareggiato, ma se perdi sempre alla stesso modo, rifugiandosi sempre nella stessa scusa dei troppi impegni, allora forse non basta la politica del sorriso, meglio difendere il proprio lavoro e il posto con la grinta che lo distingueva quando era sul campo come giocatore, cercando di convincere la proprietà a prendere finalmente un regista decente, senza per questo avvilire ELLIS, corteggiato dall’America universitaria, o il MANNION che in Friuli, almeno, ha cercato di far capire che qualcosa può ancora dare, seppure in un ruolo non suo.
Oscar Eleni


Si vede che Eleni non sta bene.