Malagò o Maldini? Le lunghe e interessanti interviste a Gazzetta dello Sport e Corriere della Sera non hanno chiarito i motivi del loro accordo e quindi nemmeno quelli del loro divorzio dopo due settimane incredibili in cui nella sostanza Pirlo è stato considerato un’alternativa a Guardiola, sorvolando sugli altri mille nomi. Certo le due interviste avevano scopi molto diversi: Malagò voleva portare dalla sua parte un giornale ritenuto ostile, dandogli lo scoop della Bianchedi capo-delegazione, Maldini spiegare che il weekend di Barcellona non è stato quella buffonata sembrata ai più. Missioni riuscite? Mah.
Rimane evidente che almeno, e sottolineiamo almeno, uno dei due in origine abbia mentito all’altro, perché non è possibile che la condivisione della scelta del commissario tecnico riguardasse soltanto Guardiola, uno che ha detto in tutti i modi di voler stare un anno lontano dal calcio, e Ancelotti che ha un contratto con il Brasile fino al 2030. Indiscutibili, Guardiola e Ancelotti, ma anche due nomi che avremmo fatto noi dal bar e soprattutto due nomi con bassissime probabilità (zero no, perché nel calcio tutto è possibile) di diventare concreti.
Malagò alla Gazzetta si è spinto a dire che aveva condiviso anche Pirlo, fino alla scoperta della sponsorizzazione russa, situazione che Maldini invece ha giustamente considerato un pretesto per imporre il suo Mancini, adesso degradatao da amico a semplice compagno di calcetto all’Aniene. Dall’altro lato Maldini ha difeso l’indifendibile, come se fra Guardiola e Pirlo non ci fossero cento livelli diversi, tutti con allenatori disponibili, e comunque non significassero logiche totalmente diverse. Quasi la pensiamo come Aldo Serena, che suggeriva di utilizzare Leonardo come c.t. invece che come fumoso advisor.
Non ci piace fare gli equilibristi e diciamo che al netto dei comportamenti umani ha ragione Malagò e non per i risultati che eventualmente porterà Mancini, tutti da ottenere, o per il progetto di Zola sulla carta non peggiore di quello di Maldini o del piano Baggio, se vogliamo scherzare. Nemmeno per la Bianchedi, anzi, ci sembra una mediocre trovata pubblicitaria (donna, campionessa, ottima dirigente ma che con il calcio c’entra zero) che farà rimpiangere Buffon. Malagò ha avuto ragione perché un presidente FIGC non poteva né doveva accettare un allenatore scarso, o comunque un allenatore in cui non credeva, nel posto di maggior prestigio del calcio italiano. Tutto qui. La verità sul resto continuano a saperla soltanto lui e Maldini, ma adesso ci sono le vacanze per tutti: da Sabaudia e Ibiza ci hanno regalato qualcosa a cui le nostre menti deboli possono pensare.
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Vicenda utile a sgretolare le presunte capacità di Maldini.