Malagò 2040
Le Olimpiadi ci hanno regalato un Giovanni Malagò molto pimpante, lontano parente di quello invecchiatissimo post-trombatura governativa ad personam, visto che nelle federazioni continuano ed esserci dittature che possono essere rovesciate solo con la morte biologica. Nemmeno il tempo di chiudere a Verona, con una cerimonia sobria come quella di apertura, senza il wokismo alla parigina, ed è subito Roma 2040. Cioè l’unico vero orizzonte di Malagò, che per quella data avrà 81 anni, essendo nato poco prima delle Olimpiadi di Roma 1960: un ragazzo, paragonato a molti dirigenti attuali.
E che fin da adesso, con la rabbia che gli deriva anche da una seconda trombatura (dal Consiglio del CIO, per un voto), è il frontman di una candidatura che a questo giro non farà prigionieri, coinvolgendo ogni parte politica, anche i 5 Stelle normalizzati o estinti, e controllando capillarmente l’informazione. Non è un mistero che a livello media sia stata suggerita una sorta di staffetta, dopo settimane di retorica anche da parte di chi di solito segue soltanto il calcio, con il divieto assoluto di parlare di Milano 2040. Magari lo farà qualcuno in chiave leghista, ma dove si distribuiscono le carte le idee sono altre. E di nuovo con la chiave della cosiddetta ‘Olimpiade diffusa’, un errore se si vuole creare il clima olimpico ma non per il consenso politico.
Di sicuro dopo Los Angeles 2028 e l’incredibile Brisbane 2032, di fatto assegnata con 11 anni di anticipo e senza una gara, per il 2036 c’è una folla di aspiranti. India e Qatar i due paesi al momento con progetti e soldi veri, ma interesse c’è anche da parte di Arabia Saudita, Corea del Sud, Sudafrica, Turchia e Canada, stando soltanto alle dichiarazioni dei Buonfiglio locali. Un po’ un ritorno al passato, ad una concorrenza basata sui soldi ma anche sui benefit per i votanti (a partire da coca e mignotte), più che allo schema ‘amici degli amici’ introdotto da Bach nel 2019, con lo scopo lodevole di non dare le Olimpiadi a stati canaglia. La Coventry la pensa diversamente e quindi in tanti se la giocano. Davanti, come detto, ci sono l’India con Ahmedabad, dopo i Giochi del Commonwealth (se esisterà ancora, dopo le porcate di Andrea) del 2030 a New Dehli, e il Qatar.
Ma l’Italia in mezzo al disfattismo cosmico ha dimostrato di potercela fare. Quanto a Malagò, Milano Cortina 2026 è per lui una doppia vittoria: per l’organizzazione a spese di Pantalone ma di livello, e anche per le medaglie, sia pure in molti casi medagliette, che per un (ex) presidente del CONI sono tutto. E pazienza se tutte le federazioni dei grandi sport lo hanno detestato (Tennis e Nuoto) o tollerato (Calcio, Basket, Pallavolo, Atletica) in modo non convinto, la contabilità gli dà ragione e il giornalista generalista, ma anche il politico e il suo elettore, guarda quella. Messi può vincere un oro, Klaebo sei.
stefano@indiscreto.net



Direttore per il Sommo ci sono i tedeschi lurchi di mezzo perché rivogliono le Olimpiadi ma ancora devono decidere se farle a Berlino , Monaco o nella pericolosa e diffusa Reno-Ruhr
Il problema è che Berlino 2036 suonerebbe come un centenario e sembra lo vogliano evitare
Io credo Malagò sarà il prossimo Presidente della Repubblica.