L'Italia del Live Aid
Tante celebrazioni per il quarantennale di un evento la cui portata fu, ai suoi tempi, da noi molto sottovalutata. Al punto che si pensò di partecipare con una riedizione di Volare...
I quarant’anni del Live Aid del 13 luglio 1985 sono stati celebrati in tutto il mondo e anche in Italia, con il solito elenco di chi c’era, dai Queen arrivati in extremis per fare la più grande performance live della storia a Phil Collins eroe dei due mondi, e soprattutto di chi non c’era, da Michael Jackson a Bruce Springsteeen. Trovate tutto su Wikipedia o interrogando ChatGPT. Con il senno o l’intelligenza artificiale di poi tutti avevano capito tutto.
La nostra testa ricorda invece bene il pochissimo spazio sui media per un evento planetario che per 16 ore fra Londra e Philadelphia avrebbe riunito gruppi e cantanti incredibili, al di là delle defezioni eccellenti. Per fortuna era estate e la RAI si vide piovere addosso i diritti dell’evento, in un periodo oltretutto di palinsesti vuoti. Questa coincidenza fece sì che insieme a due nostri amici facemmo una non stop dalla una del pomeriggio all’alba del giorno dopo seguendo tutto ciò che la RAI propose sulla terza rete, che ai tempi era vista da pochissimi.
In Italia si videro tutte le esibizioni tranne quelle in prima serata, visto che si ritenne il Live Aid meno importante di Sotto le stelle, un varietà estivo di Boncompagni che in quell’edizione era condotto da una memorabile Eleonora Brigliadori, icona anni Ottanta che da poco era passata dalla Fininvest alla RAI, con la partecipazione fissa di Kid Creole and the Coconuts. Comunque anche in Sotto le stelle furono trasmesse parti del Live Aid e in definitiva ci perdemmo poco.
Significativo è che la RAI non pensò nemmeno ad organizzare una telecronaca dell’evento, ma si limitò a mandare in simultanea la radiocronaca di RAI Stereo 1, fatta dall’Italia con deejay all’epoca abbastanza famosi, su tutti Ronnie Jones. Poco male, tanto erano artisti quasi tutti straconosciuti a parte quelli collegati dai paesi che Geldof aveva contattato offrendo qualche minuto per spararsi i propri big e così incrementare le donazioni. Qualcuno propose un’esibizione live, altri come L’Unione Sovietica (!!!) un video preregistrato di un gruppo a noi sconosciuto.
L’Italia avrebbe avuto diritto, per così dire, a 8 minuti in diretta, e l’unica idea credibile (figuriamoci le altre) fu quella di proporre Volare, non stiamo scherzando, cantata da Musicaitalia per l’Etiopia, il supergruppo (Vasco Rossi, Dalla, De André, Nannini, Ruggeri, eccetera) che aveva cantato una versione del successo di Modugno e Migliacci tentando di imitare le operazioni Band Aid e USA for Africa, con risultati trashissimi.
Il problema era che i big di quel supergruppo, Vasco in su tutti, si erano pentiti dell’operazione Volare, e in pochi avevano voglia di fare la figura degli italiani mandolinari in mondovisione. Così l’esibizione saltò, anche se ci fu in extremis un tentativo di proporre sempre Volare ma con interpreti diversi, fra i quali Baglioni e Bennato. Nulla di fatto, con la colpa data alle case discografiche cattive, che in realtà avrebbero voluto far conoscere i loro artisti oltre Chiasso, quando era della totale mancanze di idee della RAI. Insomma, è andata così: poco male. Ancora oggi, quando siamo giù di morale, mettiamo su YouTube la versione di Do they know it’s Christmas del Live Aid e ci lasciamo trasportare.
stefano@indiscreto.net


Phil Collins fu molto criticato dallo stesso Jimmy Page per come suonò con i Led Zeppelin (che per loro ammissione avevano provato poco e male).
Però all'epoca il volo transoceanico di PC diede una bella spinta alla promozione dell'evento, essendo lui all'epoca uno degli intoccabili del pop.
A me quel giorno piacquero molto gli Ultravox e i Cars, oltre all'ovvio David Bowie che si esibì con una band messa su in pochi giorni e fece il David Bowie.