La non Italia del baseball
La nazionale formata da stranieri è una delle cose più assurde dello sport mondiale e l’Italia del baseball ce lo ha ricordato una volta di più, dopo il successo sugli Stati Uniti al World Baseball Classic che ha avuto una evidenza mediatica tale da distoglierci per un attimo dal prolungamento di Spalletti e dal futuro di Thuram. Poi nei quarti la vittoria sul Porto Rico ha dato agli azzurri l’accesso alla semifinale che si giocherà fra poche ore contro il Venezuela. Vorremmo dire che tifiamo per l’Italia, ma non è vero anche se la squadra di Cervelli ha il pregio di essere formata da ragazzi che almeno a parole amano la terra d’origine dei loro nonni.
Ci piace la sintesi e quindi sintetizziamo: su 30 giocatori del roster gli italiani sono 3: il più noto di tutti, o se vogliamo essere onesti l’unico che abbiamo sentito nominare senza bisogno di Google, è Samuel Aldegheri, lanciatore mancino che fra le altre cose è stato il primo italiano formato in Italia a giocare nella MLB, poi Claudio Scotti e Gabriele Quattrini. Per il resto, in una buonissima squadra con tanti ad avere un passato o un presente in MLB e satelliti: la maggioranza è di americani con antenati italiani, come Michael Lorenzen che stando ad amici che seguono è sembrato il migliore in campo contro gli USA.
Comunque l’Italia del baseball è una specie di Stati Uniti B, capace di battere gli Stati Uniti A che in questo World Baseball Classic hanno mandato una squadra forte o comunque credibile: non a caso sui media americani USA-Italia è stata stracommentata. E anche in altri paesi il richiamo del rito autoironico (speriamo) dell’esultanza bevendo un espresso è stato irresistibile… Situazione vagamente simile alla semifinale del Mondiale di calcio Francia-Marocco, Francia A contro Francia B (per non dire Africa A contro Africa B) ma a differenza che nella pur orrida FIFA in un contesto quasi totalmente senza regole.
Questa manifestazione non è infatti un Mondiale, che nel baseball non esiste dal 2011, ma un torneo a inviti organizzato ogni tanto, senza una cadenza fissa, in maniera congiunta dalla MLB (da qui l’invio di quelli veri) e dalla federazione internazionale, che però punta più sul suo Premier 12, da cui l’anno prossimo passerà la difficilissima qualificazione dell’Italia alle Olimpiadi di Los Angeles. Difficilissima perché le squadre saranno 6, con una sola europea sicura. Una medaglia un po’ più difficile di quelle nello slittino, perché non capiamo niente di baseball ma riusciamo ad intuire quanto uno sport sia diffuso nel mondo.
Tornando a noi, che senso ha una nazionale italiana fatta da americani? Oltretutto in un paese che ha una buonissima tradizione nel baseball con italiani veri, che certo non sarebbero arrivati al livello dell’Italia attuale ma che hanno spesso dominato in Europa e qualche volta, quando il baseball è stato nel programma, sono anche andati alle Olimpiadi. Ovviamente queste squadre definite eufemisticamente ‘squadre-progetto’ non sono un’esclusiva italiana, anzi, ma nella sostanza si tratta soltanto di club che portano il marchio di una nazione invece che di una città o di una franchigia. Ecco, se la Nazionale viene gestita con gli stessi criteri di un club, cioè prendere i più forti possibile in base al budget, che senso ha seguire la Nazionale? Vale ovviamente anche per gli sport che ci piacciono, di squadra e individuali.
stefano@indiscreto.net



Ieri ho visto per caso la semi tra USA e Rep. Dominicana.
Pur capendoci poco, devo ammettere che mi sono divertito.
Non l'avrei mai detto.
Come in tanti altri sport ormai vale tutto…matrimoni fasulli, bisnonni nati forse in Italia, cittadinanza acquisita x……meriti sportivi e via discorrendo