La nostalgia acritica per il passato non ha risparmiato nemmeno Umberto Bossi, morto ieri ma di fatto uscito di scena nel 2012 dopo le dimissioni da segretario della Lega, con la salute già compromessa dall’ictus di 8 anni prima e una serie di scandali che avrebbero aperto la strada alla leadership di Maroni e in seguito di Salvini. Media e giornalisti da salotto che per decenni, già dalla Prima Repubblica, avevano descritto Bossi come esempio di ignoranza e volgarità, tranne quando era funzionale a far cadere Berlusconi, adesso lo considerano una specie di padre della patria. Non è soltanto nostalgia per i propri anni più verdi, ma anche un mezzo per bastonare l’avversario politico del presente: nessun dubbio che fra trent’anni Salvini sarà omaggiato dello stesso tipo di ricordo, anche se non saremo lì a verificarlo.
Il nostro ricordo sportivo di Bossi non riguarda il calcio, che comunque lui seguiva da unico interista in una famiglia di milanisti, ma la pallacanestro. Visto che per diversi anni il fondatore della Lega fu un ultras, nel vero senso dell’espressione (ci sono anche le foto di lui trasfigurato, con tanto di sciarpa a mo’ di bandana) della Pallacanestro Milano targata Mobilquattro e poi Xerox. Il club che Tino Caspani aveva rilevato dai Milanaccio e aveva riempito di giocatori varesini, anche grazie alla collaborazione con la leggendaria Robur et Fides di Gianni Asti: dai fratelli Gergati (Giuseppe era il nostro mini-Maravich) a Toto Rodà, da Marco Veronesi, una specie di guardia del corpo di Jura, a Claudio Guidali e al suo memorabile tiro in sospensione dalla media. Una squadra che qualche giornalista milanese, come ha ricordato il prof Guerrieri nel nostro fondamentale libro, definiva sprezzantemente ‘I cugini di campagna’ proprio per questi suoi legami con la provincia.
Ecco, Guidali. Sua sorella Gigliola, commessa di Gallarate, sposò Bossi nel 1975 e fu anche per questa parentela che Bossi tradì Varese, cioé la più forte squadra italiana di tutti i tempi nel punto di suo massimo splendore, per tifare la più modesta Mobilquattro al Palalido. Insieme a noi, viene da dire, perché tutti noi del minibasket eravamo presenze fisse (prima partita vista nel 1974) e non paganti, e sospettiamo che fosse non pagante anche Bossi. Quella squadra sarebbe finita un po’ prima del matrimonio, zavorrato dalle bugie del futuro Senatur che con i familiari si fingeva medico (aveva sì studiato medicina, ma senza mai laurearsi) uscendo al mattino di casa con la valigetta, così avrebbe raccontato Gigliola, dicendo che stava andando in ospedale ma in realtà facendo non si sa bene cosa. Con questo non vogliamo dire che Bossi sia stato l’unico personaggio senza arte né parte a fare una grande carriera politica, prima e dopo di lui si è visto di peggio, ma colpisce sempre come la morte addolcisca e livelli tutto.
stefano@indiscreto.net



Bei tempi quando il problema erano i Terroni, ora esci di casa e sembra di essere a Kabul
se qualcuno avesse voluto sotterrare sotto una montagna di rutti le istanze federaliste e libertarie del nord, non avrebbe potuto che augurarsi un soggetto come lui a rappresentarle