La Germania Est siamo noi
Dopo una fantastica settimana di atletica, con la semivacanza che ha permesso di seguire nel dettaglio anche ogni batteria (Eloisa Coiro ci ha premiato), scatta la crisi di astinenza che il metadone di Cincinnati e della Coppa Italia non possono evitare. Anzi, proprio dieci minuti di Palermo-Lecce ci hanno dato la spinta per questo post. Il clamoroso risultato dell’Italia, senza nemmeno i due doping del 2024 (Roma e assenze da Olimpiadi), si presta a un giustificato trionfalismo. E sarà difficile togliersi dalla testa gare commoventi degli azzurri come le due 4x400, l’alto della resurrezione di Tamberi, i 5000 della Majori prima ancora che della fantastica Battocletti, per l’atletica italiana un vero spreco di marketing come Jacobs. Può sembrare incredibile, ma non sapremmo come regalare a una bambina la maglia della Battocletti.
Detto questo, i risultati vanno asteriscati anche quando ci dicono bene. Non è sorprendente che nell’atletica i paesi con il maggior numero di abitanti siano al vertice del medagliere, semmai sorprende in negativo il contrario. Inoltre fra questi paesi il finanziamento dello sport è molto diverso. Quello italiano, restringendo il discorso all’atletica, è molti simile a quello tedesco, con i corpi militari che si accollano gran parte degli stipendi di atleti e allenatori. Differenza formale è che in Italia i gruppi militari sono diversi, mentre in Germania di fatto si parla solo dell’Esercito e in misura minore della Polizia. Atleti militari esistono anche in Francia e Spagna ma in percentuali minime.
Il confronto più interessante è quello con la Gran Bretagna, rivale diretta nel medagliere. Per quanto riguarda i soldi pubblici erogati direttamente, la FIDAL per il 2026 ha ricevuto dallo Stato 14,89 milioni di euro mentre la federazione britannica in questo ciclo olimpico sta avendo 23,5 milioni l’anno da UK Sport, a sua volta finanziata dalla National Lottery, con una modalità simile a quella del nostro vecchio Totocalcio. La federazione tedesca incassa invece dallo stato, senza bisogno di lotterie, una cifra vicina ai 12. Quanto alla disastrosa Francia (nessun oro a Birmingham) viaggia sui 17,3 milioni di contributi statali diretti mentre la Spagna è intorno ai 6,3.
Se non abbiamo contato male, visto che questo tipo di statistica viene spesso oscurata o annacquata dall’escamotage del doppio tesseramento, 105 dei 132 convocati azzurri per Birmingham fanno parte di corpi militari. Stando bassissimi, cioè calcolando il lordo annuale ad esempio di un finanziere (Fiamme Gialle) semplice, abbiamo 27.876 euro annui di spesa per atleta. Il punto è che i professionisti dell’atletica stipendiati dai corpi militari italiani non sono soltanto i 132 di Birmingham, comunque gente con il minimo di partecipazione agli Europei, ma quasi 600, la metà dei 1.200 atleti militari (quindi con nuotatori, schermidori, canottieri, eccetera). Va da sé che molti di questi 600 nemmeno raggiungano la finale ai campionati italiani…
In pratica solo di stipendi lordi l’atletica costa allo Stato ulteriori 16,7 milioni l’anno, quasi 25 con gli scatti di grado e altre indennità dalla denominazione vaga. E nemmeno parliamo di tecnici e di strutture per cui la FIDAL non tira fuori un euro, oltre alle spese di trasferta e altre facilitazioni, alloggio compreso. In altre parole fra i paesi con decine di milioni di abitanti l’Italia è quello con la federazione di atletica nettamente più ricca e con il maggior numero di professionisti veri. Basti pensare che una campionessa come Georgia Hunter Bell è diventata professionista dopo il suo bronzo olimpico nei 1500 a Parigi, a quasi 31 anni…
Con questo non vogliamo sminuire il risultato di Birmingham ma ricordare che abbiamo i grandi numeri di praticanti, i soldi, gli allenatori, le strutture, che ci autoflagelliamo ma tanti campioni stranieri si allenano da noi (la regina di Birmingham, Amy Hunt, su tutti) e che il vero confronto è con l’Italia non della preistoria ma di 12 anni fa: agli Europei di Zurigo una ugualmente ricca Italia conquistò 3 sole medaglie, di cui una con un’atleta naturalizzata (la Grenot) e quindi dal punto di vista del merito senza valore. Prima si spendeva da cani e c’era una guida tecnica a più teste (alcune non geniali), oggi si spende meglio e c’è un fenomeno come La Torre a tenere insieme tutto. Senza bisogno di fare particolari porcate per le naturalizzazioni: l’unico caso estremo, tuttora senza una vera spiegazione (poi non si può chiedere a Mattarella di entrare nel merito del salto triplo a Cuba), è Andy Diaz. Sua la miglior prestazione assoluta della manifestazione, onore a Diaz e alla federazione cubana che l’ha formato.
Come peso specifico delle medaglie il miglior Europeo della storia azzurra rimane secondo noi l’ultimo del vecchio mondo, Spalato 1990, con un medagliere dominato da Germania Est, Gran Bretagna e Unione Sovietica, e l’Italia di Panetta, Antibo, Bordin, della Sidoti, per citare chi vinse l’oro (Antibo due), ma anche del Mei atleta che fu bronzo nei 10000, splendida quarta. Questo non toglie che a Birmingham ci siamo esaltati per le 4x400, Tamberi, la Battocletti, la Derkach, la Majori, Riva e tanti altri. Non si può chiedere alla Spagna di De la Fuente di battere il Brasile del 1958, così come non si può chiedere ai ragazzi italiani di oggi di battere tedeschi est e sovietici (gli hanno tolto di mezzo anche i russi), però un minimo di prospettiva ci vuole.
stefano@indiscreto.net


