La fidanzata
Una serie televisiva su un tema eterno, con protagonista una Robin Wright suocera morbosa...
Se fossimo davvero uomini liberi, o per lo meno uomini, in televisione guarderemmo soltanto pallacanestro di oggi e film degli anni Ottanta e Novanta. Però si vive di compromessi e ultimamente uno dei meno peggio è stato La fidanzata (fedele al titolo originale The Girlfriend), thriller psicologico in sei episodi, dal 10 settembre disponibile su Amazon Prime Video. A dirla tutta una delle poche cose nuove decenti che abbiamo trovato su Prime, che invece ci piace per evergreen e in generale roba vecchia (stiamo guardando per la novantesima volta Holly e Benji, per noi Tsubasa non esiste).
Protagonista e in parte anche regista è Robin Wright, con una trama basata su un romanzo che non abbiamo letto (anche se con l’AI bisognerebbe fingere di averlo fatto, tipo i giurati dei premi letterari) e che grezzamente potremmo ricondurre al Super Clasico suocera vs nuora. Per motivi di età la ormai cougarissima Wright fa la suocera, con la sua rivale interpretata da una splendente Olivia Cooke, già vista in più situazioni (la nostra preferita in Ready Player One) e supercredibile come inglese di estrazione popolare ma un po’ ripulita.
Laura, cioè Robin Wright, è una gallerista di successo, con un marito ricco e semifedele (la coppia è aperta) e un figlio medico, Daniel, con il quale ha un rapporto quasi morboso. Questo tran tran da alta società di Londra viene sconvolto quando Daniel presenta alla madre la nuova fidanzata, Cherry (appunto la Cooke), molto diversa dalle precedenti, che comunque non erano durate. All’inizio Cherry, con una infanzia drammatica e una discreta carriera come agente immobiliare, cerca di sembrare di estrazione almeno medio borghese, poi dopo un tremenda vacanza di famiglia in Spagna le bugie diventano insostenibili e la storia diventa anche drammatica.
Insomma, più che guardabile e adatto a chi conosce le dinamiche suocera-nuora, ben diverse dallo schema suocero-genero. Perché nel caso femminile l’antipatia è istintiva, totale, e solo l’intelligenza in certi casi rende possibile la convivenza (almeno al pranzo di Natale), mentre fra uomini pur essendoci il discorso del genere ‘la mia bambina’ si giudica caso per caso: è chiaro che un tipo tranquillo, magari con idee simili, e che non sembri un figazziere, venga preferito allo spacciatore maghrebino.
Di sicuro un tema eterno, anche con l’evoluzione della famiglia: fra coppie gay chi è l’antipatizzante della nuora? Dalla nostra trumpiana ma non jdvanciana o kirkiana (noi non crediamo in niente) periferia ovest solo risposte di grezze, ma non per questo sbagliate. Comunque nel genere rimane insuperabile Quel mostro di suocera, con Jane Fonda e Jennifer Lopez al top. Onore a Robin Wright, che da Forrest Gump a House of Cards ha attraversato la nostra vita con grande classe.



per me la JLo prime è quella di UTurn.
Robin Wright protagonista della soap opera Santa Barbara, trasmessa in Italia dalla seconda metà degli anni '80, antesignana di Beautiful.