Kean o Pengwin
Uno scazzo nazionale, il contratto di Adani, la domanda di Velasco e i giornalisti che non scioperano
Moise Kean o Kristian Pengwin? Non è uno dei nostri bei Di qua o di là di una volta, ma una vicenda interessante al di là degli scazzi social e alla fine anche reali fra l’attaccante della Nazionale e il tipster che lo aveva criticato per il gol del 2-0 sbagliato a Zenica. Perché Pengwin non lo aveva insultato, limitandosi a dare un giudizio netto (“Stagione da 4”), magari sgradevole, ma è anche vero che calciatori e allenatori hanno il diritto di rispondere alle critiche con lo stesso linguaggio strafottente, secondo lo schema leghista di merda-regista di merda reso immortale da Squitieri e Sgarbi. Come al solito non facciamo gli equilibristi: secondo noi nel caso specifico ha ragione Pengwin, che tutte le persone con una vita hanno il diritto di non sapere chi sia, perché nei limiti del codice penale ognuno può dire quello che vuole, ad esempio si può dire che i pronostici di Pengwin siano sballati come la mira di Kean, ma i toni di Kean erano minacciosi-gangsta al di là dei contenuti (del genere “Io sono più italiano di te”) e dell’importanza del tutto.
La RAI non vuole rinnovare il contratto ad Adani, come ha detto Cagni e come da settimane twittano i vari insider che vedono il trash ovunque tranne che nelle trasmissioni Mediaset? Sarà. Ma il nuovo direttore di RaiSport, Marco Lollobrigida, classe 1971, di Adani è un estimatore. Certo al sistema calcio, nel senso deteriore dell’espressione, fanno più comodo l’opinionista senza opinioni e il critico senza critiche. Questo non significa che Adani abbia sempre ragione, ma soltanto che dice qualcosa mentre altri non dicono niente e al massimo fanno ammiccamenti. Va anche detto che la deriva personaggistica (l’abbiamo anche intravisto mentre con Cassano, Ventola, Pio e Amedeo simulava un Bari-Foggia) e la passione per De Zerbi poco c’entrano con i motivi per cui in tanti lo vogliono rimuovere.
Julio Velasco, da inventore della figura dell’allenatore di volley tuttologo, con le sue versioni minori Montali e Berruto, era antipatico a molti quando aveva vinto quasi tutto, figurarsi adesso che ha vinto tutto (and counting). Per questo una semplice domanda-considerazione logica (“All’estero giocano meglio perché hanno stadi migliori?”) ha scatenato reazioni degne di miglior causa da parte degli sventolatori di bilanci, investiti della missione impossibile di spiegare al popolo la bellezza dei quarti posti sostenibili.
Gli addetti ai livori hanno ovviamente notato che un’altra volta in occasione dello sciopero dei giornalisti, quello di ieri, la Gazzetta dello Sport è uscita nelle edicole, quelle poche che rimangono, mentre il Corriere della Sera no, come se avessero due editori diversi e non lo stesso Cairo (parentesi: di culto Fassone advisor per la vendita del Torino). Fra l’altro non sono usciti nemmeno Corriere dello Sport e Tuttosport. Però non ci vogliamo accodare a discorsetti corporativi, visto che lo sciopero non è un obbligo (noi ad esempio non l’abbiamo fatto, anche perché per scioperare si dovrebbe avere un padrone contro il quale farlo) e che il sindacato pensa che il mondo sia ancora quello dei pensionati retributivi, gente che noi sottopagati di oggi (ma senza lamentarci, abbiamo sempre due auto di proprietà e possiamo fare UBER) paghiamo 6.000 euro al mese per vederli ancora in televisione a 127 anni a fare ‘la voce della società’.
stefano@indiscreto.net



fosse stato un di qua e di là mi avrebbe convinto Kean col suo "fra' sei polacco sei, porcoddue!"
A leggere tipster ho avuto un mancamento.
Meglio il confronto tra Pelu e Milentino.
Più vero, più viscerale, più violento 😃