Chi di noi è abbastanza vecchio per avere visto giocare al Sada il Monza di Alfredo Magni? Noi, grazie allo zio Domenico che quando andavamo a trovarlo a Monza ci permetteva di sfuggire a terribili pomeriggi in famiglia con il double partita qualsiasi di C e poi B-bar pieno di fumo e bestemmie, in attesa di Novantesimo Minuto. Per questo la morte di Magni, alla giusta età di 86 anni, non è per noi quella di una figurina da trasformare in maestro di vita, quello usando Grok lo può fare anche un quindicenne con Meisl o Pozzo, ma la morte di un bravo allenatore e di una parte di noi.
Prima stavamo riflettendo sul fatto che Magni, icona totale di una Serie B più vicina al rollerball che al calcio, allenatore che collochiamo nello stesso girone dei Titta Rota, dei Tom Rosati, dei Rumignani, dei Mimmo Renna, a suo tempo sia stato un predestinato. Perché nel 1974, quando prese in mano il Monza dopo una onestissima carriera da stopper fra Monza e Como e gli inizi in panchina alla Morbegnese, Magni era considerato un esponente della nouvelle vague, come si scriveva un tempo, che come tutti doveva avere un modello straniero: il suo era la Germania Ovest, per questo lo chiamavano anche ‘Il tedesco’ e per questo il suo Monza basato sul ritmo, sempre relativo al ritmo italiano anni Settanta, era il Borussia di Brianza.
Gli sfortunati e un po’ borlottiani campionati di quel Monza in B sono stati più volte ricordati e anche celebrati. A noi è rimasta più impressa la stagione 1975-76, per la promozione in B e soprattutto per la vittoria nel memorabile Torneo Anglo-Italiano, che cambiava formula praticamente a ogni edizione, quando veniva disputato. A quel giro, appunto il 1976, c’erano formazioni italiane di Serie C e inglesi di livello ancora più basso. Lo Wimbledon che il 19 giugno si presentò al Sada era infatti una squadra di Southern League, il quinto livello del calcio inglese.
Nel Monza c’erano tutti i più famosi, da Terraneo a Sanseverino, da Tosetto a Buriani, da Braida a De Vecchi, con l’unica eccezione di Ardemagni (proprio l’Ardemagni di Hodgson) infortunato. Nel Wimbledon, all’epoca per noi totalmente sconosciuto e ben lontano dai fasti della Crazy Gang, spiccavano Dickie Guy, che l’anno prima in FA Cup aveva parato un rigore nientemeno che a Peter Lorimer, e Dave Bassett, buon difensore e in seguito ottimo allenatore, una specie di Gigi Simoni d’Inghilterra come promozioni, fondamentale sulla panchina dello stesso Wimbledon.
Partita con grandi calci e pubblico caldissimo, ben diverso da quello monzese di oggi, con l’episodio decisivo a una ventina di minuti dalla fine: tentativo di un Braida proto-Margheritoni sulla barriera e tiro della vittoria di Casagrande. E poi via, a casa, per la differita di Olanda-Jugoslavia, finale per il terzo posto dell’Europeo, con la Germania Ovest di Magni che la sera dopo avrebbe perso la finale vera. Per Magni comunque secondo trionfo stagionale, dopo il campionato di C stravinto sulla Cremonese. Per il Triplete, termine all’epoca sconosciuto, mancava la Coppa Italia semiprofessionisti, fra l’altro vinta l’anno prima. Ma dieci giorni dopo la finale l’avrebbe vinta il Lecce di Renna.
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'ci permetteva di sfuggire a terribili pomeriggi in famiglia con il double partita qualsiasi di C e poi B-bar pieno di fumo e bestemmie, in attesa di Novantesimo Minuto'
Ritratto di un'epoca
"...la differita di Olanda-Jugoslavia, finale per il terzo posto dell'Europa." Ahh, Mamma RAI...