Il seguito di Dossier Odessa
A pochi mesi dalla morte dell'immenso Frederick Forsyth l'uscita di Revenge of Odessa: lettura imperdibile e occasione per riflettere su come la Shoah sia stata storicizzata. Cioè minimizzata...
Dossier Odessa (titolo originale The Odessa File), pubblicato nel 1972 da Frederick Forsyth, è forse il più bel libro del genere thriller-spionistico che abbiamo letto. In estremissima sintesi il romanzo, romanzo fino a un certo punto, ambientato nella Germania Ovest degli anni Sessanta segue la storia del giornalista Peter Miller e della sua caccia, per motivi anche personali, a Eduard Roschmann, uno dei tanti criminali nazisti salvati dall’ODESSA, cioè l’organizzazione nazista che proteggeva ex SS in fuga dopo la Seconda Guerra Mondiale.
Parliamo di questo libro straordinario letto nei primi anni Ottanta, dieci anni dopo i nostri genitori, perché da pochi giorni è uscito il suo seguito, Revenge of Odessa, scritto dallo stesso Forsyth e da Tony Kent (presumibilmente Kent lo ha completato), e che fra pochi mesi sarà disponibile anche in italiano per Mondadori. Non possiamo spoilerare perché non lo abbiamo ancora letto, ma dalle varie recensioni abbiamo visto che la storia è ambientata nel 2025 e che il protagonista è un nipote proprio di Miller, di professione podcaster (qualsiasi cosa voglia dire).
Tornando a Dossier Odessa, quasi 80 milioni di copie vendute, è oggi è di sicuro citato meno del Giorno dello Sciacallo, forse anche di Quarto Protocollo, ma è secondo noi quello con maggiore profondità storica, senza dimenticare una storia ai tempi recente come il contesto politico in cui maturò la Guerra dei sei giorni. Non è invece un granchè il film, uscito poco dopo il libro, con protagonista Jon Voight e Maximilian Schell nella parte dell’SS ricercato, ma ci consoliamo pensando che nel 2025 se ne farebbe una serie stiracchiata.
Dossier ODESSA era un romanzo così realistico e documentato che contribui al ritrovamento del vero Roschmann, noto anche come ‘Il Macellaio di Riga’, del quale poi la Germania Ovest chiese l’estradizione all’Argentina. Nonostante all’epoca a Buenos Aires ci fossero al potere criminali del suo stampo, l’ex capitano delle SS fuggì in Paraguay e soltanto un infarto gli evitò il ritorno in Germania o la ben più probabile cattura da parte degli israeliani.
Ma al di là di un libro che consiglieremmo a chiunque, è interessante come la percezione della Shoah sia molto cambiata nel fu Occidente nell’ultimo mezzo secolo, fino al punto (di non ritorno) di equiparare la guerra al genocidio, contando sull’ignoranza di liceali e universitari. Nella vituperata Italia degli anni Settanta una presenza mediatica come quella di Francesca Albanese non sarebbe stata nemmeno immaginabile.
Geniale e preveggente Forsyth, come si nota nelle parole che mette in bocca al Roschmann del romanzo, nel giudicare la cosiddetta opinione pubblica tedesca ed europea, passata dal negazionismo anni Sessanta-Settanta, fondato sul senso di colpa, sulla vergogna e sulla rimozione, a quello di oggi del genere ‘Eh, ma un po’ gli ebrei se lo sono cercata‘ (non si accettavano scommesse sull’ipotesi che il 7 ottobre 2023 lo avessero organizzato loro) , con tanto di complottismo o di destra e sinistra. Ridateci scrittori, ma anche giornalisti perché lui prima del successo mondiale del libro era stato un grande giornalista, come Frederick Forsyth. Ma è più facile che torni il nazismo, magari con l’amico Islam.
stefano@indiscreto.net






Non mi alzo ad applaudire, soprattutto per certe cose, solo perché ho mal di schiena. Ma è come se lo avessi fatto.
visto quello che è successo a new york, da oggi grande mecca e non più grande mela. direi attuale, per tante cose, compresa lo lobby ebraica con sede in loco