Milano nella sua accezione più ampia ritrova un palazzetto per l’hockey su ghiaccio e anche una squadra. Il palazzetto, come è stato detto anche stamattina, sorgerà entro ottobre a Rho-Fiera vicino all’ingresso Porta Sud, avrà 4.000 spettatori di capienza, costerà 5 milioni di euro (a carico della Fondazione Fiera) e si chiamerà Milan Ice Fiera Arena. Una struttura temporanea, come del resto era quella per le Olimpiadi, ma non la stessa di Milano Cortina 2026. Poi, precisazione per i non milanesi e per la società civile che vuole solo piste ciclabili e aperitivi, Rho (che pure amiamo, avendo passato lì anni con la nonna) non è Milano.
Hockey su ghiaccio, pattinaggio di figura, short track, spettacoli, eccetera, in una struttura aperta al pubblico per la nostra gioia visto che abbiamo tre mesi fa abbiamo ripreso a pattinare dopo anni di nulla per la chiusura dell’Agorà, budrieriana (lui era il vero The Great One) periferia ovest. Una struttura che si sarebbe potuta fare ovunque, anche nella stessa versione rhodense della Fiera, senza questa narrazione cialtrona della legacy olimpica, funzionale a spiegare quelli che nel 2026 sono stati definiti ‘extracosti’ mentre a Italia ‘90 erano furti. In ogni caso pare che sia il primo passo per la costruzione di un palazzetto del ghiaccio permanente a pochi metri di distanza.
E la squadra? Qui viene il bello, perché dovrebbe essere una riedizione dell’HCM, Hockey Club Milano, insomma la parte più gloriosa dell’hockey milanese, quella con i colori rossoblu; di sicuro quella che ha conservato, incredibilmente, una base di circa 3.000 tifosi disposti a muoversi da casa per stare tre ore al freddo (si fa per dire, mai abbiamo patito il freddo in un palazzo del ghiaccio). Quale campionato? Quello italiano, la cui serie A (la IHL) è di fatto una serie C, la Alps o l’ICE?
La Gazzetta dello Sport punta sull’ipotesi ICE (traduzione: la Superlega austriaca, dove già giocano Bolzano e Brunico), con i soldi messi da una società della famiglia Leitner di Vipiteno, quella degli impianti di risalita, e un’azienda di statunitense di criptovalute, la House of Doge, da qualche mese proprietaria della Triestina nel calcio, che dovrebbero coprire i 6 milioni a stagione necessari per partire. Noi personalmente partiremmo dalla IHL italiana, tanto il livello è comunque infimo e si spenderebbe di meno: non è che le sfide a Varese e Aosta scaldino meno di quelle a Linz o Innsbruck. Ci andremo in ogni caso. Possibile che si inizi a giocare già dopo l’estate, ma già per la stagione 2027-28 ci metteremmo la firma.
stefano@indiscreto.net




'nel 2026 sono stati definiti ‘extracosti’ mentre a Italia ‘90 erano furti' Eh eh...
Ma a Santa Giulia cosa fanno dentro?