Il ritiro di Jacobs
La clamorosa intervista concessa alla Stampa dal campione olimpico di Tokyo potrebbe essere l'ultima da atleta in attività. Per tanti motivi, primo fra tutti l'ipocrita gestione del caso Tortu...
Marcell Jacobs avrebbe tanta voglia di ritirarsi dall’atletica, anche se nella interessante intervista concessa a Giulia Zonca della Stampa non ha fatto annunci. Certo è che da tre mesi non si allena e che il suo 2026 è incertissimo anche dal punto di vista logistico (di base dovrebbe restare in Florida), come è certo, almeno per noi, che la più grande impresa sportiva italiana di tutti i tempi sia stata la sua. Con l’oro olimpico confermato da tante altre medaglie, anche se i brividi sono stati per la finale di Parigi corsa in 9”85 quando già veniva dato per finito e aveva cambiato allenatore.
Leggendo fra le righe si capisce che Jacobs è andato fuori di testa non tanto per essere stato declassato dalla FIDAL (traduzione: avrà meno soldi e supporto di, mettiamo, una Battocletti e questo ci può stare) ma soprattutto per il diverso trattamento rispetto a Tamberi, che ha uno status e anche un presente paragonabili al suo (in maniera soft quasi gli dà del paraculo), e per la totale assenza di difesa, da parte di Mei e della FIDAL, nella vicenda dello spionaggio che ha coinvolto Giacomo Tortu, fratello di Filippo.
Al di là dell’imbarazzo di Tortu, stritolato fra la lealtà familiare e una solidarietà di facciata, senza contare ciò che magari lui pensa davvero di Jacobs, il sostanziale silenzio della FIDAL sulla vicenda è stato da Jacobs interpretato come un prendere le parti di Tortu, ex golden boy ridimensionato dall’ascesa di Jacobs, da scelte sbagliate come il tardivo approdo ai 200 metri, e da oggettivi limiti (torna però a suo onore avere dato il massimo). Comunque la si veda, una storiaccia che la stampa sportiva avrebbe potuto trasformare in una Garlasco dell’atletica e che invece ha tenuto molto bassa, limitandosi a una registrazione notarile del lavoro dei colleghi della giudiziaria.
Per andare sul concreto: Jacobs non ha monetizzato i suoi trionfi come avrebbe potuto, ma si può concedere il lusso di vivere il resto della vita senza lavorare, al netto dello stipendio della Fiamme Oro che continuerà a correre. Potrebbe mandare tutti al diavolo adesso, invece che mettere insieme i pezzi per passare un turno a Los Angeles a 34 anni, per dedicarsi al suo centro sportivo di Desenzano e ascoltare una proposta politica.
stefano@indiscreto.net



L’impresa di Jacobs a Tokio è l'unica che ha eguagliato, ma non superato, quella di Berruti sui 200 m. a Roma nel 1960, che allora fece uscire definitivamente l'Italia da una miseria (in senso lato) storica e approdare alla modernità
Detto che il calcio per me e’ inarrivabile rispetto a qualsiasi altro sport, sono d’accordo che l’impresa di Jacobs a Tokio sia il punto piu’ alto dello sport italiano nella storia.