Una finale piena di emozioni, vinta meritatamente dalla Spagna che con un quarto d’ora di terrore stava poi per buttarla via, ha chiuso quello che a caldo ci sembra il Mondiale più appassionante di sempre, almeno fra quelli visti in diretta, quindi dal 1974 compreso in poi. Merito dei ben 5 turni a eliminazione diretta, overdose di partite senza domani, March Madness ma a cadenza quadriennale che ci ha fatto dimenticare l’orrido ripescaggio di 8 terze dovuto alle 48 squadre e ci ha regalato storie sportivamente drammatiche, di quelle che nessun girone può dare.
Merito anche di stadi bellissimi e pienissimi, nonostante la demagogia sui prezzi: i biglietti gli americani, ma evidentemente anche i canadesi e i messicani, li sanno vendere. Merito di tante squadre rappresentate da uno o due giocatori-leader di fama globale, in molti casi per forza di cose (diverse partite contro squadre impresentabili) in gol. La Spagna di Yamal, pur al 70%, e Rodri, l’Argentina di Messi, l’Inghilterra di Bellingham e Kane, la Francia di Mbappé, la Norvegia di Haaland, il Marocco di Hakimi, il Brasile di Vinicius, il Portogallo di Cristiano Ronaldo, l’Egitto di Salah… fa un po’ Mambo di Julian Ross e Flynet di Callaghan, ma a noi piace così.
Poi è chiaro che per motivi generazionali i nostri Mondiali del cuore rimangono quelli del 1982 e del 1990, fra l’altro altri Mondiali pieni di giocatori iconici, ma con quel poco di lucidità che ci rimane pensiamo di poter distinguere la nostalgia dalla realtà. Il calcio di oggi, quello che spesso ci fa storcere il naso e tirare fuori snobismi da allenatori frustrati di fronte a un 5-4, oppure coraggiosi editoriali contro il buffering di DAZN, è molto più divertente di quello di ieri, oltre che nella media arbitrato meglio (grazie al VAR, non all’onestà). Che poi del calcio del 2026 ce ne freghi meno di quello del 1986 è un problema nostro, per certi versi una liberazione, anche se poi almeno il Mondiale ci fa vibrare come un tempo e rende durissimo il ritorno alla realtà, a commentare le vicende di cessi ma anche di campioni senza identità, appartenenza, senso.
In ogni caso questo torneo per mesi era stato dato per spacciato prima ancora di cominciare. Gigantismo, trumpismo (per noi della periferia ovest un complimento, tra l’altro), livello tecnico in caduta libera, calendario impossibile, format a 48 squadre pensato per il fatturato e non per il gioco. Tutte cose in parte vere, ma travolte dal successo della manifestazione anche nei paesi soltanto spettatori come il nostro. Scriviamo subito dopo la finale, prima di conoscerne i dati di ascolto: sulla RAI a 4,2 milioni medi a incontro trasmesso per uno share del 31%, numeri superiori a quelli di Qatar 2022 quando però la RAI aveva tutto il torneo (e in orari migliori). Belgio-Egitto è stata più vista della finale di Wimbledon con Sinner in campo: c’è davvero qualcosa da discutere? Insomma, i tanti aspetti criticabili del torneo hanno contato di meno del contesto, del valore delle squadre, di una formula e di arbitraggi chirurgici che hanno mandato in semifinale le più forti e che poco hanno potuto di fronte alla tristezza di Germania e Brasile.
104 partite sono state troppe? Ne abbiamo viste in diretta 79, saltando solo quelle in contemporanea degli ultimi turni dei gironi e altre per stomaci troppo più forti del nostro. L’Argentina pur giocando quasi sempre da cani, tranne che nel secondo tempo contro l’Inghilterra, è la squadra che ci ha emozionato di più, una vera squadra da Mondiale, con Messi eroico e quasi sempre in campo. La Francia era e rimane la squadra più forte, come ha dimostrato anche nell’assurda finale per il terzo posto: entrata in campo scazzata, ben disposta a perdere, di fronte all’umiliazione ha cambiato mercia generando una quantità di occasioni che mai avevamo visto, nemmeno in partite finte. L’Inghilterra ha giocato come una provinciale, un fallimento l’operazione Tuchel come tutte quelle con resultadisti senza risultato. Discorso che vale anche per l'orrido Brasile di Ancelotti, sfortunato contro la Norvegia ma davvero mai convincente, e per la Germania dell’ormai lontano Nagelsmann, altra squadra senza identità né direzione.
Siamo rimasti abbastanza presto senza le nostre squadre: non diciamo l’Italia, ma Scozia (incredibile fosse al Mondiale, anche se la qualificazione europea scandalosa è stata quella della Svezia), Giappone e Brasile ci hanno lasciato orfani del tifo prima del tempo, quindi come eunuchi da longform abbiamo poi puntato sul ‘giuoco’ e siamo alla fine contenti che abbia vinto chi come la Spagna ha giocato, non chi ha tirato calci o, peggio ancora, provato ad aspettare in stile Champions League (blocco medio, per dirla alla segaiola) per punire con i contropiedisti. Quanto all’Italia, sarebbe facile facile adesso fare gli esterofili ma se Kean o Dimarco avessero segnato il facile 0-2 a Zenica staremmo qui a parlare di un quarto di finale perso contro l’Argentina.
stefano@indiscreto.net



Sul mondiale bruttarello, si tratta sempre di giudizi soggettivi.
Eire-Romania a Marassi, Camerun-Unione Sovietica a Bari, CostaRica - Scozia sempre a Genova, Uruguay-Spagna a Udine adesso sarebbero merda pressata in 4K, nel 1990 con le vacanze estive, gli amici e tutta la vita davanti, erano la cosa più bella del mondo. :D
Articolo (involontariamente?) ironico.