Oscar Eleni dalla mitica Piazza del fieno ora estinta di San Pietroburgo, seguendo il bel racconto di Paolo Nori alla ricerca di poesia fra la ricchezza del benestante Tolstoi e la stupenda povertà di Dostoevskij che sapeva raccontare il delitto, ma anche il castigo, cosa che oggi sembra non interessare chi governa e pilota stati o feste sportive dove dovrebbe essere soltanto uno spettatore privilegiato e non il padrone. Voglia di altri mondi mentre intorno la gente si accoltella e chi lo fa promette di ripetersi appena sarà liberato, perché dice di essersi divertito. Rob de matt, direbbero a Milano, sfiniti per le feste calcistiche degli altri, peggio se a farle sono quelli che molti vorrebbero cacciare, anche se poi fingono di non aver mai parlato male dei campioni di seconda generazione che ci danno medaglie e prestigio.
Ipocrisie in questa settimana quasi santa per lo sport italiano, quello che è partito esaltandosi con Sara CURTIS da Savigliano, con madre nigeriana, e i nostri grandi nuotatori nel Settecolli romano, il mondo che ha applaudito prima Kimi ANTONELLI e poi la FERRARI di LECLERC e HAMILTON a Silverstone, lasciando il giusto spazio all’atletica che, dopo aver ritrovato il vero JACOBS made in CAMOSSI, si è unita ai contradaioli senesi dell’AQUILA che si sono tolti la cuffia della nonna rivincendo, dopo 34 anni, il Palio con Tittia. Festa speciale anche per l’atletica che, dicevamo, ha aggiornato primati che duravano da anni perché il bresciano Francesco PERNICI ha battuto sugli 800 metri, dopo 53 anni, il record di Marcello FIASCONARIO, madre sudafricana sposata col prigioniero GREGORIO, grande musicista.
Festa grande come quella di casa IAPICHINO dopo il bel salto in lungo di LARISSA che con 7 metri e 12 ha tolto, dopo 28 anni e per 1 centimetro, il record nazionale a mamma Fiona MAY, nata in Inghilterra, origini giamaicane, naturalizzata italiana dopo il matrimonio con l’allenatore della nostra neoprimatista, ex campione di salto con l’asta. Un viaggio speciale per due giovani campioni con dentro lo stesso fuoco delle nostre Codato e Meriano che nel canottaggio, loro nel 2 senza, ma gloria anche per gli uomini del 4 di coppia, hanno vinto nelle mitiche regate di HENLEY sulle sponde del Tamigi. Gente speciale come Leonardo FIORAVANTI diventato numero uno del surf, un romano classe 1997 che ha imparato cavalcando le onde dei traghetti di Civitavecchia e, adesso, sfiora con la sua tavola magica gli squali alle Hawaii, dove nessuno crede che sia italiano e nessuno vuole cacciarlo, non soltanto perché è bravo o sa cucinare bene la carbonara.
In questa festa nazionalpopolare, meno rumorosa di quella di chi ha il privilegio di avere una nazionale al mondiale calcistico stravolto dal potere politico ed economico, non poteva mancare l’ultima legione del basket italiano che ha visto la NAZIONALE dei reduci, i pochi volontari che ancora accettano gli straordinari nel nome dell’ITALIA, rimontare un meno 13 alla LITUANIA nell’arena bolognese dove, purtroppo, non c’erano più di 4000 spettatori, vincendo il girone di qualificazione mondiale, un torneo difficile che nella seconda fase , quella che porterà in QATAR, terra di petrolio dollari e non certo di basket, si complicherà ancora di più dovendo affrontare Serbia, Turchia e Bosnia.
Giusti gli applausi per il finale bolognese dove i protagonisti sono stati il PROCIDA panchinaro al REAL MADRID che ha appena sfrattato SCARIOLO per far posto al MARTINEZ supercampione con VALENCIA, e il MANNION, ion nuovo acquisto della ROMA SPQR, uno che a Milano, come del resto il TONUT ritrovato in questa fiesta italiana, non aveva certo tanto spazio anche se POETA e l’ARMANI giurano di averli sempre tenuti in considerazione, verità dimostrata dal fatto che in Nazionale sembravano pure in forma. Un filo rosso ha legato BOLOGNA a TBILISI dove l’ex idolo SHENGHELIA ha rimontato con la GEORGIA nel supplementare una SPAGNA che sembrava padrona di tutto sul più 20 iniziale e anche alla fine proprio come i lituani di KURTINAITIS.
Prodigi della mente, più cuore che vero talento, ma va bene così come dicevano GAMBA, TANJEVIC, RECALCATI, i tre allenatori che ci hanno dato medaglie preziose in 100 anni di storia, come diceva la faccia del PETRUCCI abbracciato agli altri che hanno guidato AZZURRA con meno fortuna e più infortuni,, come POZZECCO, SACCHETTI, PIANIGIANI, Ettore MESSINA e BIANCHINI. Un bel finale a 40 gradi, uno stato di grazia che è durato, però, fino a mezzanotte quando nel NEW JERSEY il fenomeno HAALAND ha cominciato a suonare il tamburo per i tifosi norvegesi, dopo aver travolto il BRASILE di ANCELOTTI. L’unico italiano in lutto nella “settimana santa “ per sport non certo minori come pensa chi tiene il calcio in prima pagina anche soltanto per il mercato dei campioni di carta. Lutto condiviso con la nostra nazionale di rugby travolta in Giappone, ma almeno vendicata a WIMBLEDON da un SINNER quasi risvegliato nella sfida con MOCHIZUKI.
Basta così cari amici con 10 in pagella per il Sandro GAMBA che sfidando il caldo e l’età, classe di ferro del 1932, ha voluto esserci per il centenario di AZZURRA nella bella BOLOGNA. Stesso voto per RAMONDINO bravissimo nell’interim sulla panchina al posto di LUCA BANCHI, ma soprattutto per quello che ha detto alla fine ricordando a tutti il suo capo allenatore, l’uomo che sta pilotando questa Italia e che ha dovuto allontanarsi per stare vicino alla famiglia in un momento difficile. Bravi gli organizzatori di Bologna, pessimo il termometro.
Oscar Eleni

