Le scommesse sistematiche sulle squadre favorite fanno guadagnare? E quelle sulle sorprese? Il Mondiale attira moltissimi nuovi scommettitori e tutti si chiedono se esista una strategia vincente che prescinda da scelte qualitative, cioè dal valutare se l’1.45 della vittoria del Belgio sull’Iran fosse una buona quota, cioè se la squadra di Rudi Garcia avesse più del 68,9% di probabilità di vincere: secondo noi, con il senno di prima dello 0-0 e anche al netto della bolsezza di Lukaku e De Bruyne, le aveva. Esiste questa strategia matematica vincente? La risposta è ovviamente no, altrimenti i bookmaker sarebbero tutti già falliti da tempo, anche chiudendo, come fanno senza vergogna e senza che media alla canna del gas lo facciano notare, i conti dei giocatori in odore di sistemismo. Possono proporre quote ‘sbagliate’, o possono essere indotti dal mercato a proporle, ma non c’è un modo scientifico per capirlo in anticipo. Chi si ricorda di qualche decennio fa, quando andavano di moda i bioritmi?
Detto questo, avevamo voglia di scrivere un articolo interessante sul tema, ma purtroppo lo hanno già scritto prima di noi, nel 2021, Maximilian Myrsten e Insang Hwang. Nel loro Favourite-Longshot Bias and Market Efficiency in the Soccer Betting Market cercano di capire se nelle scommesse esista il cosiddetto ‘Favourite-longshot bias’, cioè se puntare sulle squadre favorite (quote basse, quindi) o sulle outsider (quote alte) renda più dell’atteso. Prese in considerazione quasi 200.000 partite di calcio in un arco di undici anni (2007-2018), distribuite in 41 paesi, con le quote del solo bookmaker Pinnacle. Non è pubblicità perché il pubblico italiano non può scommettere su Pinnacle rimanendo nella legalità, ma chi è malato di scommesse sa benissimo che le loro quote sono fra le più alte.
Invitiamo a leggere il loro articolo, abbiamo messo il link apposta, in parole nostre diciamo che lo studio non trova alcun segnale evidente di longshot bias, e solo una lieve traccia di favourite bias. Trova invece che il mercato delle scommesse sulle leghe più importanti tende a essere più efficiente e più accurato nelle previsioni rispetto alle leghe minori, in particolare sui pareggi. Le leghe top (Inghilterra, Francia, Germania, Italia, Spagna) mostrano margini del bookmaker più bassi e previsioni più precise. Le leghe minori hanno margini più alti e previsioni meno accurate, soprattutto sui pareggi. I motivi ipotizzati: più concorrenza tra bookmaker nelle leghe famose, più informazioni pubblicamente disponibili, e un maggior rischio di combine nelle leghe minori, meno controllate e con guadagni che rendono credibile qualsiasi tentativo di corruzione.
Perché esiste il bias? La prospect theory dei più famosi Kahneman e Tversky (nostra traduzione dal bar: secondo loro l’homo economicus razionale non esiste) suggerisce che gli scommettitori tendano a sopravvalutare le probabilità basse (le outsider sembrano più appetibili di quanto siano). Il cosiddetto availability bias porta inoltre a ricordare meglio le vincite clamorose sulle outsider rispetto alle vincite banali sui favoriti. C’è poi il ruolo degli scommettitori patologici e degli insider con informazioni privilegiate, che distorcono le quote.
Insomma, le quote non sono perfette ma il mercato delle scommesse calcistiche risulta complessivamente efficiente, addirittura con un lieve favourite bias. In altre parole: tendiamo a sovrastimare le probabilità di vittoria di Brasile, Real Madrid, Spagna, PSG, eccetera, e quindi a giocare sui loro successi anche quote più punitive del dovuto. In aggregato comunque la tendenza è lieve e non c’è quindi modo di sfruttarla, bancando in maniera sistematica sugli exchange. Conclusione nostra, e tutto sommato anche degli autori? Per vincere sul calcio bisogna capire di calcio più della massa. Se capisci anche soltanto come lo scommettitore medio hai già perso.
stefano@indiscreto.net



C'è gente che dice di essere divenuto biliardario con le Value Bet.
Di solito poi inspiegabilmente vende corsi per raggranellare qualche dollaro in più.