La cacciata di Lamouchi dalla panchina della Tunisia, per far posto all’eterno (ma è più giovane di noi…) Renard, è nella storia del Mondiale una rarità che sfugge alle statistiche. Perché nell’epoca delle commissioni il potere passava da un personaggio all’altro, o addirittura a persone al di fuori della commissione, senza che ci fossero esoneri in senso stretto (in questo l’Italia era maestra, basti pensare al caos del 1962 con le esclusioni decise da Brera), mentre in quella degli allenatori singoli anche tecnici traballanti sono stati tenuti in vita fino all’eliminazione. Tranne che in tre casi, tutti a Francia ‘98, Mondiale che ci piace sempre ricordare perché vissuto benissimo e dal vivo, un mese e mezzo (avremmmo aggiunto qualche giorno di Tour) da turista pagante prezzi umani per biglietti e hotel, quasi da meritare la tessera gold del Campanile.
Il primo a saltare fu proprio il c.t. della Tunisia, Kasperczak, per noi sempre il centrocampista di fatica di una grande Polonia, quella che gli azzurri tentarono di corrompere proprio al Mondiale (lo ha ricordato di recente il coetaneo Capello sul Corriere della Sera, con Mazzola latore della proposta: da ricordare che Franchi era vicepresidente della FIFA…). Kasperczak fu cacciato dopo le sconfitte contro Inghilterra (2-0) e Colombia (1-0), perché secondo la federazione non aveva più in mano lo spogliatoio. Un po’ come Lamouchi.
Il caso più clamoroso fu comunque Carlos Alberto Parreira, campione del mondo in carica con il più brutto Brasile di sempre ma che stava monetizzando con l’Atabia Saudita per la seconda volta. Uno dei pochi pesi massimi fra gli allenatori giramondo, incrociato da ragazzini in Kuwait grazie ad Al-Tarabulsi, ufficiale di stanza nella caserma dove lavorava nostro padre ma soprattutto portiere della nazionale di Parreira che si era qualificata per il Mondiale 1982. Finto ufficiale, ovviamente, ci pare capitano, laicissimo: di recente abbiamo letto che dopo aver lasciato l’esercito kuwaitiano con il grado di colonnello è diventato un imam e uno dei massimi interpreti del Corano. Ce ne sarebbe abbastanza per uno spettacolo teatrale, aggiungendo un 99% di invenzioni a un incontro quasi (era nostro vicino di casa) casuale. Mentre non ci saremmo dimenticati di Parreira, che in Francia fu esonerato dopo la seconda sconfitta del girone, venendo sostituito con il vice Al-Kharashy, così come anche al posto di Kasperczak era andato il vice.
La storia più drammatica delle tre quella di Cha Bum-kun, leggenda assoluta del calcio coreano, eroe in Bundesliga con Eintracht Francoforte e Bayer Leverkusen, purissimi highlights dell’era di Michele Plastino, alla guida nel 1998 proprio della Corea del Sud. Ma la nazionale iniziò la fase finale con una sconfitta per 3-1 contro il Messico, prima del disastro di Marsiglia contro l’Olanda: ufficialmente dimissioni, in realtà esonero mentre stava salendo sul pullmann. I sempre cazzuti coreani, con una durezza da Squid Game, gli impedirono addirittura di tornare in albergo a prendere le sue cose. L’ex campione, che sognava la panchina al Mondiale casalingo di quattro anni dopo, ricambiò accusando la federazione di corruzione, ma la nazionale la presero altri prima di consegnarla a Hiddink e alla sue lezioni di disobbedienza.
stefano@indiscreto.net



Al Tarabulsi
Era una delle mie fisse dell'album España 82. Ogni pagina era una finestra sul mondo.
Lo nominavo in continuazione...Al Tarabulsi...Al Tarabulsi. Avevo costretto tutti a imparare sto nome.
Scrivo al volo mentre prendo un caffè a Tor Bella Monaca. Cambiano le finestre sul mondo...
Ciao!
P.S.
Substack. Porqué?
Le poche case di Kuwaitiani che ho frequentato, erano tutte provviste di un fornitissimo bar.
Mi ricordo un'occasione dove a casa di un collega kuwaitiano ci facemmo uno spuntino con del buon vino alle due di pomeriggio....in pieno Ramadan."Oggi non digiuno" mi disse.