Per la Serie A italiana di basket 4.105 spettatori di media a stagione sono un miracolo, la parola giusta da usare visto che il livello del campionato è sempre più basso, le rose delle squadre sono conosciute a malapena dai loro tifosi, che oltre a Trapani diverse squadre stanno per salutare e che la pallacanestro italiana è quasi scomparsa dai media generalisti: roba ormai da quotidiano locale, dalla benemerita Prealpina che leggiamo da quasi quarant’anni fino a testate che al basket mandano gli schiavi da 3 euro a pezzo, che comunque non giustificano né il tifo becero né l’italiese.
Per i numeri completi rimandiamo al sito della Lega, fra i tanti ci sembra importante sottolineare che la media spettatori è di fatto la stessa (era 4.109) di due anni fa, che a sua volta era la migliore dal 1991-92, la stagione dei record, con in campo Kukoc, Daye, Radja, Dawkins, Oscar, Mahorn, Del Negro, eccetera, per non parlare degli italiani, di sponsor di un certo tipo e del fatto che i tifosi di ogni di ogni squadra conoscessero almeno i giocatori principali di quelle avversarie. Sfidiamo i solutori più abili a dirci il nome del giocatore nella foto, tratta dal sito della Lega. Aiutino: è il capocannoniere della Serie A…
Comunque sia, in testa nella stagione regolare 2025/26 c’è l’Olimpia Milano con 6.519 spettatori a partita, davanti alla Virtus Bologna con 6.206 e alla Trieste in bilico con 5.512 di media. Notevole il risultato di Cantù, con il ritorno in A che ha inciso per il 51% (da 3.150 a 4.757 spettatori di media per la faticosa salvezza), così come quello dell’altra neopromossa Udine, con il pur piccolo (3.500 di capienza) PalaCarnera pieno al 98,9%. Da sottolineare anche il caso Tortona, con il nuovo e bruttissimo palazzetto che ha portato a un incremento del 59,6% (anche perché quello vecchio era a Casale).
Con i numeri la piantiamo qui e veniamo a noi. Che con dolore dobbiamo ammettere i limiti della pallacanestro (è difficile da capire anche nelle sue regole di base, non diciamo nelle finezze) al confronto del calcio e di altri sport che ogni tanto hanno il campionissimo alla Sinner-Antonelli o la nazionale supervincente tipo la pallavolo, ma con piacere rimarchiamo il suo radicamento nella cultura italiana, di città e di provincia, con gli appassionati a cui si sommano tifosi veri, quelli ai quali puoi dare anche la merda e continueranno lo stesso a seguire Olimpia, Virtus e Cantù come, in proporzione, Inter, Milan e Juventus.
I pur zoppicanti studi ci permettono di fare una divisione: un incasso lordo di 63.740 euro a partita significa 15,5 euro di biglietto medio: poco più del cinema, un prezzo decisamente popolare (l’Olimpia, la più cara, è comunque in zona 20) che secondo noi non viene comunicato bene, come se le squadre non volessero fare la figura delle pezzenti al confronto del calcio o degli Internazionali d’Italia di tennis (che però sono UN torneo, non tutto il tennis). È ovvio che i conti non tornino mai, senza gli sponsor, come è altrettanto ovvio che in Europa e per la pallacanestro il fantomatico pubblico premium non esista. È probabile che nei business plan (esisteranno?) di NBA Europe 15,5 sia il prezzo degli hot dog.
stefano@indiscreto.net



Chissà lo share e il botteghino di una partita di NBA europe del calibro di Manchester Wankers vs Putains Lione
altro che bundesliga...
Temo pure io gli hot dog a 15,5.
Ah, come sempre perfetto nelle parole: ad esempio quando scrivi 'testate che al basket mandano gli schiavi da 3 euro a pezzo, che comunque non giustificano né il tifo becero né l’italiese'