Fa più notizia uno scazzo tra Filippo Galli e Paolo Maldini, con sullo sfondo Daniel Maldini allenato da Galli ai tempi delle giovanili nel Milan, o una discussione sul metodo Paco Seirul-Io? Sono quasi la stessa cosa. Tutto nasce dall’intervista di Maldini al Corriere della Sera, rilasciata dopo le sue dimissioni da direttore tecnico della FIGC e più volte commentata con riferimento alla tuttora non chiarita vicenda Pirlo-Mancini-Malagò-eccetera. Fra le altre cose Maldini aveva però detto anche detto questa: “Tecnicamente siamo un Paese che non crea più giocatori di talento. Qualcosa non funziona a livello sistemico. I miei figli l’hanno visto nelle giovanili del Milan: si parla solo di tattica; se un ragazzo ha talento, è un problema”.
Galli oltre che ottimo giocatore del grande Milan di cui Maldini era uno dei fuoriclasse, è stato responsabile del settore giovanile rossonero dal 2009 al 2018, guarda caso i nove anni in cui Maldini è stato lontano dal Milan prima di rientrarci con Elliott. Galli si è sentito chiamato in causa direttamente, come simbolo del tatticismo che soffoca la creatività, e ha risposto con un lungo intervento sul proprio blog dal significativo nome La complessità del calcio. Oltre alla discussione sui massimi sistemi c’è una componente personale evidente, ma non è un conflitto antico tra i due nonostante la preferenza di Maldini per Costacurta (Galli fu limitato da problemi fisici, certo non da Maldini): anzi, i rapporti fra i due sono sempre stati buonissimi anche se non di amicizia pura, a causa di mondi e frequentazioni diversi.
Maldini ha citato l’esperienza dei propri figli, passati dal settore giovanile rossonero, come prova del problema, e Galli lo ha preso come un attacco diretto al proprio operato (sia Christian sia Daniel sono stati milanisti sotto la sua gestione), ricordando come il metodo attento al talento fosse una pratica quotidiana, non un’aspirazione astratta, citando il caso di Daniel, emerso tardi, come dimostrazione concreta. La replica di Galli è quindi in parte una difesa del proprio lavoro, messo in discussione da un ex compagno di squadra che secondo lui non avrebbe mai seguito da vicino il lavoro quotidiano del settore giovanile durante i suoi anni da dirigente. Peraltro non coincidenti con quelli di Galli responsabile del settore giovanile…
Siamo andati lunghi con la premessa per arrivare a Paco Seirul-Io, uno dei personaggi più sfruttati da longform scritti da gente con una vita sessuale inferiore a quella di Gineprio ma che secondo noi è l’eccezione che conferma la regola. Lo storico preparatore atletico-filosofo del Barcellona di Cruijff e di Guardiola è al tempo stesso personaggio pop e di nicchia con la sua teoria dell’Entrenamiento Estructurado a cui fa riferimento Galli dal punto di vista ideologico e che ogni allenatore di oggi conosce almeno per sentito dire.
In pratica per Seirul-Io non sono scomponibili fisico, tecnica e tattica, con buona pace dei bar e delle redazioni in cui si dice che non ci sono più i bambini che giocano in strada, ma la crescita di piccoli e meno piccoli deve avvenire in modo armonioso, in un sistema complesso in cui più strutture (biologica, coordinativa, condizionale, cognitiva, socio-affettiva, emotivo-volitiva, creativo-espressiva, mentale, e crediamo di averle copiate tutte), interagiscono in modo non lineare, e vanno perciò allenate insieme, dentro il gioco, non separatamente.
Galli quindi rovescia l’accusa di Maldini: se il modello Seirul·lo (che è esattamente la scuola da cui arriva il calcio di Guardiola, cioè il riferimento ideale a cui Maldini stesso guardava citando Cruijff) dice che tecnica e tattica non sono separabili, allora l’idea di Maldini (troppa tattica, non abbastanza libertà al talento) diventa incoerente con il modello che lui stesso ammira. In maniera sottile Galli associa Maldini a quelli del bar, nella migliore delle ipotesi ad addetti ai lavori che non sanno bene come funzioni un settore giovanile moderno. Che gli Yamal non li va a prendere in strade dove oltretutto gli Yamal non sono mai stati: per lui prima scuola calcio a 4 anni e Barcellona a 7.
Sì, ma Galli nei suoi 9 anni quanta gente da Serie A ha lanciato? Donnarumma, Locatelli, Calabria, Cristante, De Sciglio, Cutrone, Gabbia, Petagna e qualche altro che dimentichiamo. Oltre ovviamente a Daniel Maldini. Pochi? Tanti? Da Milan? Non da Milan? Chissà cosa direbbe Paco. Che fra l’altro nelle mille interviste ha sempre affermato che il fine ultimo dell’allenatore di prima squadra, ma anche dell’allenatore delle giovanili, è quello di rendere il giocatore autonomo.
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