Il fondo
Un libro sui segreti di Bridgewater e sulle persone che ci lavorano, a partire dal fondatore-guru Ray Dalio...
Bridgewater Associates non è il più grande fondo di investimento del mondo per capitali amministrati, non è nemmeno paragonabile al Blackrock o al Vanguard della situazione. Però con 136 miliardi di dollari in asset under management è di sicuro il più grande hedge fund del pianeta, con un fondatore e frontman famosissimo come Ray Dalio, onnipresente sui media e autore di libri che a noi sono piaciuti per la loro capacità di collegare fatti ed eventi, al di là delle tesi sostenute e della loro capacità predittiva.
Per questo il libro su Bridgewater scritto da Rob Copeland è molto interessante, pur trattando in maniera marginale gli aspetti finanziari di Bridgewater. Il fondo - Ray Dalio, Bridgewater Associates, e la vera storia di una leggenda di di Wall Street, fedele al titolo originale (The fund), è piuttosto la storia di Bridgewater analizzata attraverso i comportamenti di Dalio, con la maggior parte dello spazio dedicata alla sua ideologia spesso oltre i confini del ridicolo (la parte sulla formulazione dei famosi Principi è divertentissima) e a un ambiente di lavoro che definire tossico è un eufemismo.
Attraverso centinaia di interviste, molte per forza di cose proteggendo la fonte, Copeland, attualmente al New York Times dopo tanti anni al Wall Street Journal, racconta un personaggio che nonostante l’età (è del 1949) ha creato un’azienda che per molti aspetti assomiglia a quelle tech-fighette: i segreti sulle modalità di gestione, i rapporti stìetti con governi, il culto della personalità riguardante il fondatore, i media in larga parte acritici, il finto anticonformismo, l’inevitabile svolta filosofico-politica quando fare valanghe di soldi non basta più.
I discorsi su “trasparenza radicale” e “meritocrazia delle idee”, diffusi attraverso i bestseller, le interviste televisive (in cui mediamente Dalio fa l’uccello del malaugurio) e i TED Talk spesso sono supercazzole, nostra traduzione, per nascondere metodi di controllo imbarazzanti e strategie che vengono vendute come legate a schemi e algoritmi ma che in larga parte riflettono la visione del fondatore e le sue intuizioni al confine dell’insider trading senza superarlo, visto che negli USA l’argomento è serio.
Senza nulla togliere alle capacità e alle analisi di Dalio, potremmo definire Il fondo come una storia horror aziendale, in cui si ritroveranno molti lettori abituati ai meccanismi delle grandi aziende. Non noi, che ci abbiamo lavorato pochi anni e sempre scappando o venendo cacciati. Una storia più interessante di quella da self-made man (ma non troppo, la moglie una Vanderbilt) di Dalio, fra delazioni a ogni livello e una folle app chiamata Dot Collector che permette di demolire i colleghi in tempo reale. Ogni riunione trasformata in un processo e diffusa, ogni carriera appesa a un filo e ai capricci del fondatore o, come vorrebbe essere ricordato, del creatore.
Il punto debole del libro di Copeland, scritto con una precisione e con dettagli a prova di querela, è il suo essere a tesi, dando di Dalio un’immagine quasi macchiettistica e considerando i meccanismi interni di Bridgwater qualcosa di strano quando in tutte le aziende la direzione è stata da poche persone e le altre devono adeguarsi con maggiore o minore dignità. In generale i libri ‘contro’ come questo, che è assolutamente di Serie A e pieno di aneddoti (fra cui l’ammirazione di Dalio per Mario Draghi), lasciano un retrogusto amaro, perché hanno un taglio che amiamo nel giornalismo di attualità ma che per oltre 300 pagine annoia esattamente come il santino.
stefano@indiscreto.net



Ray Dalio personaggio Berlusconiano, molto più di Trump, che tende a prendersi troppo sul serio. vedremo se esisterà un dopo Ray Dalio nella sua azienda, perché alla fine la differenza la fanno, in certe aziende, gli Armani, i Berlusconi, i Dalio.
libro a tesi che raccomando: Bad Blood, su Theranos. dura meno di trecento pagine.
gran figli di troia, filibustieri, puttanieri (alla JP Brenner), club esclusivi (il club dei mari del sud il top), finanza ebraica.....ray uno di questi con un ego smisurato e una self confidence da far paura.. nota stonata il NY times, un po' come citare la BBC
l'idea di draghi mi fa ridewre, politicamente il nulla con tendenza ai disastri perseguendo il fil rouge dei soliti noti......Ray "come vado"? Male, perdio, male