Il dirigente accompagnatore della Vapriese
di Gianluca Casiraghi - Un dolore personale come occasione per omaggiare chi ha speso e spende tanto tempo per farci divertire...
Il calcio dilettantistico ha sempre poggiato le sue fondamenta sul volontariato di persone che hanno il sangue color verde prato: persone per le quali il calcio non è una carriera, meno che mai una fonte di guadagno, ma soltanto una passione divorante che toglie tempo a lavoro e famiglia. Giovedì scorso ci ha lasciato una di queste persone: era mio padre Giuseppe Casiraghi, che fra le tantissime cose ha diviso con me una vittoria nel campionato Under 18, comitato di Bergamo. Lui dirigente accompagnatore molto realista e concreto, io ala destra con tanti sogni.
Un successo venuto da lontano, quando a luglio del 1989 lui e l’allenatore Romano Ballerini si erano ritrovati per costruire la rosa dell’Under 18 rosso-verde-blu per la stagione successiva. Una rosa che doveva comprendere due fuoriquota nati da giugno 1969 a giugno 1971. E non fu facile questa scelta perché fra i candidati i nati in quel periodo erano molti. A complicare il tutto c’erano regolamenti complicatissimi, che cambiavano di anno in anno sulla spinta dei tanti ‘casi’ che si verificavano e che in quell’era pre-internet venivano smascherati fuori tempo massimo.
Alla fine mio papà e mister Ballerini scelsero come fuoriquota due difensori, il libero Andrea Abbati, classe 1969, e lo stopper Paolo Bestetti, annata 1970. Ma la campagna acquisti era ancora aperta e alla seconda giornata arrivò in porta, via Inter, Massimiliano Tursi portiere davvero fuori categoria per questo campionato. I fuoriquota in rosa diventarono quindi tre e uno a turno tra Abbati e Bestetti a domeniche alterne riposava. Poi il problema fu risolto da un infortunio di Bestetti, con i fuoriquota che ridiventarono due.
Oltre che il dirigente accompagnatore, ruolo ricoperto per oltre un decennio, mio padre faceva da secondo al mister Ballerini e in una partita a Romano di Lombardia lo sostituì in panchina, ottenendo un pareggio per 1-1 contro la Fiorita. L’alchimia era perfetta sia in campo sia fuori, all’interno del trio dirigenziale di campo: Ballerini, manager all’inglese se così possiamo definirlo vista l’assenza di budget, mio padre e Cosimo Dinicastro, fra le altre cose guardalinee di parte, figura che nel calcio giovanile è importantissima, incubo degli arbitri inesperti. E questa alchimia tra dirigenti fu fondamentale per portare la Vapriese al titolo Under 18: 44 punti e il primo posto in classifica davanti alla Brignanese, avversario di tutta una stagione.
Ho scritto questo post subito dopo avere dato la notizia della morte a mister Ballerini, che dopo un lungo silenzio è riuscito a dire soltanto poche parole: “Ho perso un pezzo della mia vita”. Non c’è tanto da dire quando si è stati tanti anni insieme sul campo, fra gioie e dolori. Senza soldi, senza riconoscimenti, senza futuro, senza qualcuno che te lo chieda. E senza vittimismo: tutti erano lì perché gli piaceva, non avrebbero vopluto essere in alcun altro posto al mondo. In quell’erba e in quel fango c’era qualcosa di meraviglioso e di non spiegabile. Non è nostalgia, ma un miracolo che si ripete anche oggi, per gli occhi di chi lo sa vedere. Con altri genitori, con altri ragazzi.


Hai la capacità di spiegare con poche,semplici,parole quello che era il calcio dilettantistico dell'epoca
Bellissimo il ricordo del tuo papà
Condoglianze