Il Diavolo dei 400 Calci
di Simone Sacco - Recensione di ‘Il male spiegato bene’, il più originale dei libri natalizi 2025. Per noi un pretesto per parlare di Nanni Cobretti e di un imperdibile sito di cinema…
Prima di tutto il titolo. Dicotomico, irriverente e non facile ai fraintendimenti: Il male spiegato bene. Guida infernale al cinema di Satana. Poi i nomi dei vari autori, tutti pseudonimi in grado di strappare una risata: Nanni Cobretti (mischione sfacciato tra il Moretti di Ecce bombo e il Marion Cobretti di uno Sylvester Stallone datato 1986 ed ancora coniugato con Brigitte Nielsen), Stanlio Kubrick, Cicciolina Wertmüller, Toshiro Gifuni, George Rohmer, Quantum Tarantino, eccetera. Dobbiamo continuare? No, perché forse avrete capito che stiamo parlando de I 400 Calci, una delle poche cose belle di Internet tra sito (online fin dal 2009) e le live su Twitch che imperversano due volte a settimana (il lunedì e il giovedì), puntualmente rintracciabili in differita su YouTube.
A questo giro però nessuna recensione di film pieni di botte, piombo, mostri e ammazzamenti, ma una intelligente e godibilissima full immersion nelle pellicole (celebri o misconosciute, per questi ragazzi tutto fa brodo) dedicate al Maligno per antonomasia. Quel diavolone infernale che per i giornalisti progressisti può essere riconducibile a Donald Trump, ma che per un lettore di Indiscreto potrebbe anche sostituirsi al Milan di Herbert Kilpin, ad un album degli Slayer o degli AC/DC o all’indimenticabile Paolo Villaggio di Fracchia la belva umana che, proprio nell’ultimissimo fotogramma dell’opera diretta da Neri Parenti nel lontano 1981, veniva punto sulle terga da un forcone acuminato avvolto nel fumo di zolfo. Insomma, ‘Il male spiegato bene’ resta un gran bel saggio da leggere con la giusta dose di curiosità, pathos ed allegria ora che si sta nuovamente avvicinando Natale. Perché (e qui, in assenza di parole migliori, ci tocca citare il comunicato stampa) il tutto è stato redatto “con un’efficace competenza e nessuna voglia di prendersi sul serio”. La parola al leader Nanni Cobretti.
Mi sono fatto questa idea che I 400 Calci siano una strana mutazione tra la prima, storica Gialappa’s Band e i bolognesi Wu Ming: troppo audace come accostamento?
Be’, la Gialappa’s Band la seguo fin dai suoi inizi con grande apprezzamento. I Wu Ming meno, ma la provenienza geografica è quella visto che sono nato vicino a Carpi e ho frequentato l’università a Bologna. Di loro ho sempre ammirato la sostanza alla base dei romanzi collettivi che hanno scritto. Il loro voler andare oltre il semplice coinvolgimento del lettore. Noi de I 400 Calci partiamo da altre basi.
Tipo?
In pratica abbiamo voluto svecchiare la critica cinematografica ed aprirla a nuovi input. Sai, non c’è bisogno di essere accademici super-secchioni per poter apprezzare un film, un qualsiasi tipo di film. A noi piace divertirci ed essere leggeri pur non sparando cazzate tutto il tempo. Quelle d’altronde non le abbiamo mai pronunciate solo per il gusto di dirle.
In pratica non siete né Filmcritica né dei ragazzini alle prime armi che aprono un canale YouTube per cazzeggiare...
Esatto. Siamo gente che lo farebbe comunque, anche se non ci pagassero. Che poi “pagare” è una parola grossa. Ok, ci guadagniamo qualcosina dalle dirette Twitch del lunedì e del giovedì, ma sul sito de I 400 Calci (www.i400calci.com) in tutti questi anni non è mai comparso mezzo banner pubblicitario. In ogni caso sì, siamo persone che amano studiarsi un film, approfondendolo a dovere senza per questo farci la figura dei professoroni. Io, in primis, non devo insegnare niente a nessuno. Quando inserisco nella squadra un nuovo redattore, di solito quest’ultimo è già “pronto all’uso”. Animato dalla sua bella dose di personalità, capacità di scrittura e passione.
Il sito de I 400 Calci esiste da sedici anni: il concept alla base è sempre stato chiaro fin dal principio?
No, non siamo nati così, ma lo siamo diventati in poco tempo. All’inizio non c’era nessun concept o progetto, ma soltanto un blog condiviso da quattro persone. Sai, in quegli anni, 2009 o giù di lì, aprivi un blog tematico e magari ti coinvolgeva due mesi prima di passare ad altro. I 400 Calci sono partiti in questa maniera, ma fortunatamente siamo durati.
‘Il male spiegato bene’ è il vostro primo libro totalmente inedito (ne avete realizzati altri tre prima di questo), senza estratti prelevati da ciò che scrivete nel sito. Perché il “demonio” come filo conduttore?
Tutto è nato da una riunione di redazione, tenuta all’inferno all’incirca un anno fa… (sorride) Come ti dicevo prima, sul sito non c’è omogeneità di scrittura, un tocco unico, ognuno scrive secondo il suo stile. Questo potrebbe essere controproducente a livello di mainstream, di sito “impostato”, ma I 400 Calci non sono mai stati quel tipo di media. Quando lavoriamo ad un libro, invece, dobbiamo per forza scovare un argomento in comune; e il diavolo, da questo punto di vista, ci ha trovato tutti quanti allineati. Anche perché, quando tratti la figura di Satana, alla fine puoi parlare un po’ di tutto, non solo di cinema...
Il diavolo cinematografico, in ogni sua forma, è solo intrattenimento e biglietti, tanti biglietti staccati al botteghino (emblematici i casi di ‘Rosemary’s Baby – Nastro rosso a New York’ o ‘Il presagio’), oppure ci sono delle pellicole in questo libro capaci anche di lasciare un messaggio? Oserei dire una riflessione a posteriori...
Guarda, senza fare troppi spoiler visto che ‘Il male spiegato bene’ ha una sua storia dietro, una sua cornice narrativa curata dal sottoscritto, ti direi un po’ tutte le pellicole che abbiamo trattato in queste duecento e passa pagine. Anche perché le persone normali – quindi non solo i registi e gli sceneggiatori – hanno sempre usato la figura del “diavolo” per dare forma alle proprie paure. Il nome è sempre quello (Satana, Lucifero, Belzebù ecc.) ma le versioni del male sono innumerevoli. Prendila come una scorciatoia per identificare il tormento interiore.
Lo so che sembra una domanda degna dei Cahiers du Cinéma, ma cos’è il diavolo per Nanni Cobretti?
Lungi da me esprimere una visione cattolica, ma io lo vedo come una tentazione che alla lunga ti ammazza. Oppure ti distrae dalle cose che dovresti fare… per il tuo bene! Il diavolo può essere sia “interno” (dubbi, paure, eccetera) che “esterno” (la società e le sue regole). Regole magari all’apparenza pure giuste, ma tutto sommato diaboliche, se sai decifrarle meglio.
‘The Social Network’ di David Fincher (2010) da questo punto di vista può essere considerato un film satanico?
A livello di metafora sì visto che parla di una persona che prima frega i suoi amici e poi fa litigare mezzo mondo tramite l’invenzione di Facebook… (sorride) E qui potremmo tranquillamente allargare il discorso a tutte quelle pellicole che trattano il concetto di potere. Quei film tipo ‘Wall Street’ di Oliver Stone o ‘Il diavolo veste Prada’ (esplicito fin dal titolo) che ti fanno credere che ci saranno dei vantaggi anche per te, se ti comporti in una certa maniera; quando in realtà le cose non stanno esattamente così.
Perché a parte i casi di Chuck Norris in ‘Hellbound – All’inferno e ritorno’ (1994) e di Arnold Schwarzenegger in ‘Giorni contati - End of Days’ (1999), diavolo e action-movies non sono mai andati a nozze? Al tirar delle somme i grandi beniamini degli anni Ottanta e Novanta (Sylvester Stallone, Bruce Willis, Jean Claude Van Damme, Steven Seagal, eccetera) non hanno mai preso a cazzotti Satana...
Da Chuck Norris me lo sarei aspettato, un po’ per la sua grande fede religiosa, un po’ per il suo pubblico ormai abituato a tutto (tipo l’imperdibile ‘Invasion U.S.A.’ del 1985 dove Norris se la doveva vedere con russi e cubani comunisti, entrambi capaci di sbarcare, armati fino ai denti, sulle coste della Florida... NdR). Il nome di Schwarzenegger è già meno prevedibile, ma forse in ‘Giorni contati’ c’era più l’intenzione di raccontare una inquietudine da fine millennio che di replicare il successo de ‘L’esorcista’. A parte questo, ho sempre trovato la figura del diavolo più introspettiva e psicologica. E non così muscolare da mettersi a combattere con Bruce Willis e soci.
Esiste, secondo te, una colonna sonora ideale per leggere ‘Il Male spiegato bene’?
Dovrei chiederlo a tutti i coautori che hanno contribuito al libro. Sono sicuro ne verrebbe fuori una gran bella playlist. L’heavy metal, comunque, non lo vedrei così gettonato.
Troppo banale come scelta?
No, il fatto è che io considero il metal - dai Black Sabbath in poi - una creazione bellissima. Il diavolo, invece, continuo ad associarlo al brutto e al nefasto, come certe cover in versione latino-americana delle hit degli anni Ottanta. Quella roba che ti fanno sentire a forza nei ristoranti mentre stai mangiando. Il male assoluto! (ride)
Cambiamo un attimo argomento. Preoccupato che Netflix, come è probabile che sia, finirà per acquistare la Warner Bros?
Un po’ sì. Sai, la Warner, pur non producendoti più da tanti anni il classico film d’azione della nostra giovinezza, resta pur sempre una major cinematografica che sa ancora rischiare. Un anno le può andar bene e magari ti tira fuori ‘Mad Max: Fury Road’ uno dei più grandi film “calcisti” di sempre; un anno le può andare male e fare un flop epocale modello ‘Justice League’ di Zack Snyder. Netflix al contrario, con tutti quei suoi codici morali, mi sembra l’esatto opposto del concetto di rischio.
Mettiamo che uno, la sera della vigilia di Natale, si sia definitivamente rotto le scatole di vedere l’ennesima replica di ‘Una poltrona per due’…
Non me lo dire! Io stesso sono contrario a guardare sempre le stesse cose. Anche ‘Trappola di cristallo’, il primo ‘Die Hard’, una bomba di film, è ambientato durante il periodo natalizio. Ed è diventato stra-inflazionato in tal senso.
Quindi che si fa?
Mah, io guarderei ‘Black Christmas’, l’originale del 1974 diretto da Bob Clark (il regista dei primi due Porky’s, NdR) o ‘Natale di sangue’, un horror/slasher del 1984 non così tanto famoso. Oppure un titolo a caso del grandissimo regista e sceneggiatore Shane Black: ‘Kiss Kiss Bang Bang’, ‘The Nice Guys’, un super-classico come ‘Arma letale’ con Mel Gibson e Danny Glover. Tutta roba ideale per la sera del 24 dicembre...
(Intervista realizzata da Simone Sacco, simone.sacco@gmail.com)




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Punto.
Bella intervista.
Li seguo da anni sul blog e su YouTube: grandissimi, adesso ordino il libro