La morte dell’immenso Chuck Norris non ci ispira alcun coccodrillo, un po’ perché tutti i coccodrilli sembrano scritti dall’AI (e nel 90% dei casi, anche per i giornaloni, è proprio così) e molto perché nel nostro cuore anni Ottanta lui vivrà per sempre attraverso film artisticamente di Serie B ma di Serie A per i valori che veicolano, oggi più di ieri. Il repubblicano che difende la patria senza eccessi è nel 2026 rimpianto più dai democratici che dai trumpiani, un po’ il solito discorso che trasforma gli avversari di ieri in padri della patria ma a patto che siano morti. Da Bossi a Cirino Pomicino, non occorre nemmeno fare esempi datati.
Insomma, il Norris rimpianto dal mainstream è il Norris di Walker Texas Ranger più che di tanti film che ci è facile collocare in una classifica, da tante volte in cui li abbiamo visti. Primo posto per Rombo di tuono, secondo per il suo prequel Missing in action (peraltro titolo originale di Rombo di tuono), terzo per Delta Force. In generale abbiamo sempre preferito il Norris militare o combattente al Norris poliziotto (rivisto di recente Codice del silenzio senza grosse emozioni, in questa veste il top è in Una Magnum per McQuade), ma è questione di gusti e non è che critichiamo chi ama i film su cinquantenni romani in crisi. Di sicuro lui era uno vero, come militare (quattro anni nell’Air Force, inoltre figlio di un veterano della Seconda Guerra Mondiale e fratello maggiore di un caduto in Vietnam) e come sportivo.
Stella del karate professionistico americano negli anni Sessanta, dopo un’adolescenza stando ai suoi racconti abbastanza triste (non al punto di inventarsi episodi di bullismo ai suoi danni. o abusi di un qualche prete: l’entry level delle celebrità attuali), aveva appreso il Tang Soo Do mentre era di stanza in Corea, per poi praticare qualsiasi altra arte marziale una volta tornato in America. Soprattutto il karate shotokan, diventando campione del mondo dei pesi medi nel 1968 e ritirandosi da imbattuto, nei match per il titolo, nel 1974, con un record totale di 183 vittorie, 10 sconfitte e 2 pareggi.
Domanda dal Champions Pub, mentre sale la tensione per il rinnovo di Spalletti: perché Chuck Norris non partecipò mai alle Olimpiadi? Il maestro Budrieri, anche lui ispiratore di tante arti marziali (oltre ovviamente che del krav maga), direbbe che il karate non è stato sport olimpico fino a Tokyo 2020 e che già a Los Angeles smetterà di esserlo, con una scelta senza senso. Praticanti del karate nel mondo: un centinaio di milioni. Praticanti della scherma? Due milioni e mezzo. Praticanti del ciclismo su pista, contando anche gli amatori? Stimati in circa 80.000. Numeri e non pugnette.
In ogni caso il karate americanizzato era del tipo point-fighting e pur non essendo full contact permetteva tocchi leggeri, diversamente dal karate olimpico dove ci si sfiora. Il karate di Chuck Norris, quello point-fighting, è per intenderci quello che (estremizzato) si vede in Karate Kid e Cobra Kai. Un karate meno coreografico e più cazzuto, se vogliamo. Ma al di là del dettaglio che Norris non potesse partecipare alle Olimpiadi in uno sport che non era olimpico, c’è anche da dire che il circuito americano era professionistico e pensando a quanto accadeva in nuoto e atletica non avrebbe potuto essere della partita nel 1968, nel 1972 o eventualmente nel 1976.
Rimandiamo a Wikipedia per il palmares completo, e andiamo sulla cosa secondo noi davvero notevole e cioè che Norris nel 1990, all’apice del successo al cinema, abbia fondato uno sport, il Chun Kuk Do, parente americano del Tang Soo Do, che all’originale coreano (antenato del taekwondo, fra l’altro) aggiunge elementi di karate, judo, e Jiu-Jitsu brasiliano. Uno sport che Norris definì anche The Universal Way e che in questa variante oggi è praticato da circa 10.000 persone. Ma ovviamente la parte del Chuck Norris System che ha più colpito noi della repubblicana periferia Ovest non sono i colpi e le mosse ma il suo codice etico, che sul web si trova dappertutto e che noi elenchiamo con libera traduzione. Sono 11 punti, per noi comandamenti. Gli 11 comandamenti di Chuck Norris.
Svilupperò il mio potenziale al massimo.
Dimenticherò gli errori del passato e penserò agli obbiettivi del futuro.
Avrò una mentalità positiva e la trasmetterò agli altri.
Cercherò di sviluppare nella mia famiglia amore, felicità e lealtà, perché nessun successo dul lavoro compensa un fallimento in casa.
Nelle persone cercherò il bene, provando a farle sentire tutte importanti.
Se non posso dire niente di buono su una persona allora starò zitto.
Sarò felice per i successi degli altri.
La mia mente sarà aperta.
Rispetterò l’autorità.
Sarò leale al mio Dio, al mio paese, alla mia famiglia e ai miei amici.
Per tutta la vita sarò concentrato sugli obbiettivi.
stefano@indiscreto.net



Chuck Norris in un film sui cinquantenni romani in crisi non sarebbe male (almeno lo sfizio di vedere Laura Morante falciata da un calcio rotante)
1,3,4,10 ineccepibili, 2 e 11 un po' cialtroni, 5 impossibile, 6 democristiano, 7 lasciamo perdere, 8 ottimo ma difficilissimo se non sei Chukkone, 9 ottimo se si intende rispetto del vivere civile
Notare che sono un comandamento in più di quelli di Mosè, per stabilire chi è il profeta alpha dominante, ottimo Chuccone