Nel giorno delle dimissioni di Gabriele Gravina da presidente della FIGC, che non escludono il 22 giugno la sua rielezione o l’entrata in scena di un prestanome, dimissioni seguite da quelle più sincere di Buffon e da quelle inevitabili di Gattuso, non abbiamo voglia di scrivere per la milionesima volta dei mali del calcio italiano, visto che l’abbiamo fatto fino a ieri e che riprenderemo domani. Andiamo quindi direttamente sull’amato cazzeggio, che poi a volte nasconde grandi verità, e ricordiamo il miglior giocatore mai creato dal Gravina dirigente. Purtroppo non un italiano ma un nigeriano di nome Robert Raku Ponnick.
Ovviamente chi già negli anni Novanta ha adorato Il miracolo del Castel di Sangro, uno dei migliori libri mai scritti sul calcio italiano e ciò che lo circonda, non avrebbe bisogno di ulteriori parole oltre a quelle di Joe McGinnis. In estremissima sintesi, invitando a leggere questo capolavoro in Italia mai troppo recensito ma nemmeno censurato come dice qualcuno, in quel 1996 che ci sembra ieri Ponnick è il grande colpo di mercato del Castel di Sangro promosso in B: lo annuncia il presidente Gravina (ma il proprietario è il costruttore Pietro Rezza, zio della moglie), scatenando l’entusiasmo di giornali e televisioni locali, con la notizia (data anche dall’Ansa, quindi biscardianamente ‘ufficiale’) ripresa anche da media nazionali.
Questo campione nigeriano arriva dal Leicester City, quindi nientemeno che dalla Premier League in cui la squadra allenata da Martin O’Neill è appena stata promossa. Decidendo subito di privarsi della sua punta di diamante… In attacco il Castel di Sangro di Osvaldo Jaconi ha Pistella e Di Vincenzo, che poche settimane dopo morirà insieme al compagno Biondi in un incidente, questo acquisto dall’Inghilterra fa sognare anche se nessuno lo ha mai sentito nominare e nessun giornalista (…) ha controllato la rosa del Leicester City con una telefonata a un collega o andando su un web agli albori: il club non ha comunque un sito ufficiale e del resto non ce l’ha nemmeno la Premier League (sarà inaugurato nel 2002).
Per farla breve, conferenza stampa di Ponnick. Che si atteggia a superstar e senza aspettare le domande dei ‘giornalisti’ regala un titolo dietro l’altro. “Sono il migliore, farò il record di gol”, “La Serie B italiana è una merda”, con l’eternità raggiunta attraverso “Ho il cazzo più grosso di tutti, state attenti alle vostre donne perché me le scopo tutte, non mi importa se sono vostra figlia o vostra moglie”. Per meglio chiarire il concetto si mise a torso nudo in favore di telecamera (foto trovata sul Daily Mail).
Esordio in amichevole in un Patini esaurito, contro una squadra di sconosciuti. I compagni cercano di coinvolgerlo nella manovra ma lui non controlla un solo pallone, tranne quello con cui si guadagna un rigore dopo una simulazione clamorosa. Ovviamente pretende di tirare, ma prima di farlo litiga con il resto della squadra e con l’arbitro. Simula un infortunio muscolare e mentre il portiere è disattento tira e segna, con l’arbitro che annulla questo capolavoro e poi espelle Ponnick che intanto gli ha sfilato il cartellino rosso dal taschino.
Arriva l’intervallo e l’annuncio dello speaker dello stadio: è tutto uno scherzo organizzato da Mediaset per una trasmissione di Canale 5, I Guastafeste, condotta da Massimo Lopez e per poche puntate anche da Luca Barbareschi, con la presenza di Laura Freddi e Cristina Quaranta che nel nostro cuore fanno tanto nostalgia anni Novanta-anniZero. Tutto finto, anche l’arbitro. Quanto agli altri giocatori, sapevano della farsa ma sono stati sollecitati a recitare bene.
Uno scherzo portato avanti proprio grazie alla complicità di Gravina che così è convinto (e secondo noi ha anche ragione) di lanciare il brand Castel di Sangro, la piccola realtà che porta scompiglio nel serioso calcio italiano. Uno scherzo preso male dai giornalisti locali e soprattutto da quelli nazionali, Ansa e Gazzetta in testa: articoli e servizi indignati contro il calcio-spettacolo, la scomparsa dei valori e cose del genere, con Gravina che poco dopo darà le dimissioni, fra le poche della sua lunga carriera dirigenziale. La tesi di McGinnis è che con i soldi di Mediaset e quelli degli sponsor arrivati dopo l’operazione Ponnick Gravina sia poi riuscito a pagare nel mercato invernale Franceschini e Spinesi, poi decisivi per la miracolosa salvezza. Una scommessa vinta, insomma, diversamente da quella fatta su Buffon e Gattuso.
Cosa vogliamo dire? Che non si possono chiedere progetti, grandi visioni, riforme, svolte culturali, eccetera, a chi come Gravina e la quasi totalità dei dirigenti italiani si è formato in un contesto in cui la furbizia e il vivere alla giornata sono valori positivi. Fra l’altro non sono nemmeno comuni a tutti gli italiani, diversamente non saremmo diventati nei secoli uno dei pochi paesi del mondo in cui la gente vuole venire. Per questo il cambio di passo può arrivare solo da chi arriva da altri sport, ovviamente preferendo Velasco a Malagò, o da un ‘uomo di calcio’ totalmente fuori dal giro, come il Baggio del fantomatico dossier di 900 pagine.
stefano@indiscreto.net






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