I vecchi del Whoop
Il divieto ad Alcaraz di indossarlo agli Australian Open ha fatto grande pubblicità a un braccialetto diffuso presso sportivi veri e sportivi wannabe, con un occhio alla terza età...
Nessuna campagna pubblicitaria per il Whoop avrebbe potuto superare il divieto per Carlos Alcaraz di indossarlo negli ottavi contro Tommy Paul, dopo averlo usato nei primi tre turni degli Australian Open. Anche perché tanti media, anche sportivi, sembra che lo abbiano scoperto oggi. Dopo almeno dieci anni in cui ne sentiamo parlare, forse il primo famoso a usarlo è stato il Phelps di fine carriera, non sapevamo che il Whoop fosse proibito nel tennis o in qualsiasi altro sport. Anche perché lo usano in tanti, soprattutto amatori scimmiati, e al di là della narrazione altro non è che un braccialetto (o una fascia, per chi lo mette al braccio) che monitora prestazioni sportive e vari parametri cardiaci, 24 ore su 24.
In pratica a noi della periferia ovest sembra uno smartwatch ma senza display e senza orologio, con i dati che vengono trasferiti e analizzati altrove tramite una app. Traduzione: Alcaraz, o la Sabalenka, o Cristiano Ronaldo, o Haaland, o chiunque lo usi più o meno ufficialmente, non vede in tempo reale come sta andando, semmai glielo può dire un allenatore o un assistente a bordocampo. Del resto, ci dicono gli scimmiati, la ragion d’essere del Whoop non è darti indicazioni in tempo reale ma farti programmare meglio i cicli di recupero, gli allenamenti, in generale la vita e il proprio benessere (parlano tutti come Nerio Alessandri).
L’indicatore chiave per il recupero, fra i tanti rilevati dal braccialetto, è l’HRV, Heart Rate Variability. Cioé la variabilità della frequenza cardiaca, che per la verità rilevano anche tanti altri strumenti. Tra un battito e il successivo ci sono piccole variazioni di tempo, misurate in millisecondi, e l’HRV misura proprio quanto variano questi intervalli tra loro. Una HRV alta significa essere in buone condizioni, una bassa no. Non ci sembra uno strumento che dia vantaggi illegali, né qualcosa di rivoluzionario. E infatti l’ATP non lo proibisce, decide il supervisor caso per caso (parentesi: lo usa anche Sinner). Una situazione al limite, come prova il fatto che Alcaraz nascondesse il Whoop sotto il polsino.
Il trucco, dichiarato, è che il Whoop dal punto di vista commerciale non è una macchina ma un abbonamento: leggendo dal sito vediamo che in Italia si parte da 199 euro l’anno, con indicazioni operative base (nostra traduzione: ti dicono quando spingere e quando riposarsi meglio), un prezzo che può raddoppiare con l’ECG on demand, la rilevazione della fibrillazione atriale, la pressione sanguigna rilevata di continuo, eccetera. Dagli sportivi a quelli wannabe, per arrivare ai vecchi cardiopatici sul divano, che rischiano di schiattare per la Incardona o Giorgia Rossi, più che per gli allenamenti. Se l’azienda fosse stata quotata (abbiamo letto che entro un paio d’anni ci sarà una IPO) avremmo comprato subito.
stefano@indiscreto.net



ho un fitbit base da 79 euro (senza alcun abbonamento) dal 2022. mi sembra che il delta prezzo di whoop sia troppo grande
ma perché, c'è qualcuno che schiatta per la Incardona? a me non ha mai detto niente...
(per carità vale sempre il famoso adagio "Ho visto di meglio, ma..." però penso che ci siamo capiti)