I Dhuo sullo Spectrum
Nel nostro cuore anche due meteore dell'Italodisco che provarono a regalarci una multimedialità artigianale...
Mercoledì sera mentre seguivamo la puntata di Techetecheté dedicata all’Italodisco, con i personaggi mainstream (Gazebo, Den Harrow, eccetera) e di culto (Diana Est inarrivabile) che tutti conoscono e in gran parte spolpati da Carlo Conti, abbiamo avuto un sobbalzo rivedendo i Dhuo, che nessun essere umano al di sotto dei 50 anni, e pochi di quelli al di sopra, ha mai sentito nominare.
Noi stessi non abbiamo più avuto loro notizie dalla metà degli anni Ottanta, dopo che Bruno Bergonzi e Mike Logan si separarono una volta finito il grande successo sulla scia di Walkin’, il brano con cui parteciparono fra le Nuove Proposte al Sanremo del 1984, fra l’altro primo anno della Nuove Proposte al Festival, innovazione fortemente voluta da Baudo per avere più potere contrattuale con le case discografiche: noi ti lanciamo il giovane, tu ci mandi il big. Tutto questo al di là del fatto che Bergonzi e Logan proprio giovani non fossero, anzi l’inglese già padre della futura attrice Veronika aveva 37 anni e una solida carriera alle spalle, soprattutto con i The Motowns (un gruppo di Liverpool che negli anni Sessanta suonò al Cavern Club, ma del resto anche noi abbiamo giocato a San Siro) che i cultori della televisione estiva sanno individuare in diversi musicarelli.
Per la cronaca, anzi per la storia, nelle Nuove Proposte trionfò Eros Ramazzotti con Terra Promessa (il cui batterista nel disco era… Bergonzi), davanti a Marco Armani, Flavia Fortunato e a miti come i Canton, Valentino e altri (in gara anche Giorgia Fiorio), con i Dhuo buoni ottavi. Inutile schiacciare il pedale della nostalgia, che come al solito è per i nostri anni giovanili: l’Italodisco è datatissima, inascoltabile oggi se non per capire quei tempi, diversamente da altri generi generazionali di successo come, per dire, l’Eurodance o la House.
I Dhuo hanno avuto il successo che meritavano, prima di scomparire (Logan purtroppo è anche morto, nel 2022), non sono stati talenti incompresi anche se il loro modo di proporsi era ipnotico. Con quelle giacche da club inglese e quei pantaloni grigi con la riga, a formare il terribile ‘spezzato’ che molti uomini dell’epoca ritenevano elegante, si distinguevano dalla massa di giubbetti e di tutine, senza contare il fatto che si muovevamo pochissimo, come a voler creare artificialmente carisma. Fantastici, anche se l’era dello spezzato per loro durò pochi mesi e in altre occasioni si sarebbero esibiti in assetto più casual.
Ma al di là della musica e dall’abbigliamento travolti dal tempo ci piace ricordarli perché entrarono nelle discussioni che accesero il vero Derby d’Italia, quello fra ZX Spectrum e Commodore 64, visto che per la loro Rome by Night si inventarono un sistema, chiamato CV Disc, che proviamo a spiegare con l’avvertenza che abbiamo assistito a tanti tentativi ma nessuno riuscito, né sullo Spectrum né tantomeno sul Commodore 64.
In sintesi: il CV Disc era un disco in vinile, un 45 giri, di tipo speciale, da sincronizzare con le immagini caricate dallo Spectrum. Sul lato A del disco era incisa la traccia audio, mentre sul lato B era inciso un segnale digitale. In pratica si collegava il giradischi a un registratore a cassette per registrare il segnale audio del lato B su una musicassetta vergine, che veniva poi inserita in un lettore collegato allo Spectrum, che interpretava il segnale audio come codice eseguibile. Una volta caricato il programma, l'utente riproduceva il lato A del vinile sul giradischi, che era collegato alla porta EAR dello Spectrum. Contemporaneamente, il programma sullo ZX Spectrum generava immagini e animazioni sincronizzate con la musica.
Come detto, non abbiamo mai visto con i nostri occhi un caso di successo del CV Disc sullo Spectrum e tanto meno sul Commodore (del resto il lato B del disco era codificato per lo Spectrum. il C64 era tagliato fuori anche in teoria), ma i suoi principi erano comunque interessanti e in un certo senso anticipavano la multimedialità. Non vogliamo dire che i Dhuo facciano parte della storia tech, ma il loro esperimento rimane memorabile.



se ci fosse ancora il Festival di Indiscreto...
la puntata di Techetè di mercoledì è stata clamorosa!