I cani del 2006
La sola ipotesi di Gattuso commissario tecnico della Nazionale fa riflettere su una generazione di grandi calciatori che in panchina ha quasi sempre fallito. Come è statisticamente logico...
Gattuso commissario tecnico della Nazionale è ormai molto più di un’ipotesi, anche se mentre scriviamo queste righe Gravina non ha ancora deciso. Di sicuro c’è invece che i campioni del mondo 2006 passino da un fallimento all’altro come allenatori senza perdere credibilità, anzi entrando in giri sempre più importanti, con giornalisti adoranti che li hanno nominati ‘maestri’ sulla fiducia.
Da Pirlo a De Rossi, da Nesta a Cannavaro, da Oddo a Camoranesi, da Materazzi fino appunto a Gattuso si è assistito al festival dell’esonero e delle giustificazioni, senza quasi mai passare da stagioni luminose. Barzagli, Zambrotta e Barone si sono ritagliati un ruolo da collaboratori, mentre almeno di classe media hanno invece dimostrato di essere Gilardino, Grosso e Pippo Inzaghi. Cosciente dei suoi limiti Buffon, che però i danni alla Nazionale li ha fatti in altra veste. In cerca d’autore Del Piero, dirigente immaginario e adesso a 51 anni aspirante allenatore: se Gravina volesse prima di tutto un motivatore, una figura positiva e trasversale, perchè non Del Piero? Peggio di Spalletti, come creazione di un ambiente, non potrà essere. Tanto oggi le squadre le allenano i mille assistenti.
E qui volevamo arrivare, facendo il solito confronto con i campioni del mondo 1982: da quella Nazionale è uscito per il calcio degli adulti un solo allenatore di ottimo livello, cioè Zoff, anche se qualcosa di buono hanno fatto anche Tardelli e Gentile, ma di fatto quasi nessuno ci ha provato. Perché? È un puro discorso statistico: se già nel 2006 era difficile che da 23 giocatori uscissero tanti allenatori buoni, nel 1982 fra quei 22 era quasi impossibile.
Stiamo confrontando un calcio con staff enormi e spesso inutili, basti pensare che nella sua ultima Juventus l’Allegri considerato antico aveva 16 collaboratori, a un calcio in cui l’allenatore faceva tutto, al massimo con un paio di uomini di fiducia: nel 1982 l’Italia non aveva un preparatore atletico (va detto che era l’unica delle 24 squadre del Mondiale a non averlo) e non aveva un allenatore dei portieri (Zoff, Bordon e Galli si allenavano fra di loro, a volte aiutati da Vicini che Bearzot non voleva intorno), era davvero un altro mondo. Con molte meno opportunità per i grandi ex.
Non è quindi che dagli azzurri del 2006 siano usciti più allenatori cani che da altri gruppi di campioni, è soltanto che oggi il calcio permette a chi ha un grande nome di restare nel giro con mille ruoli diversi. Certo non è obbligatorio fare gli allenatori se non si è capaci, per questo la stranezza non è che tutti ci provino ma che i risultati non contino.



“a volte aiutati da Vicini che Bearzot non voleva intorno”
L’easter egg del direttore…
A me sembra che i risultati contino eccome, infatti Gattuso era in Croazia e gli altri sono in Serie B.
Certo alcuni hanno avuto grandi opportunità iniziali, peraltro messi li come parafulmini da società che dovevano risparmiare, e dopo una vita da calciatore sei più bravo a capire quali sono i procuratori a cui affidarsi in quella da allenatore...
Un ultima cosa: per me più facile che un calciatore non top diventi un ottimo allenatore che viceversa, un po per senso di rivalsa, un po perchè magari avere una testa di cazzo da giovane, alla Simone Inzaghi, ti aiuta poi a entrare meglio nella testa dei giocatori rispetto a uno che invece da giovane era una macchina, alla Pippo Inzaghi.
In ogni caso è rispettabile per me l'insistenza, se ha vinto una premier Ranieri ci possono riuscire tutti.