Gli sfigati stiano a casa
di Erminio Ottone - Gli schemi fissi della domenica sera all'Hollywood, fra donne a caccia di calciatori e deejay con manie di protagonismo...
Amici di Indiscreto, nemici di Milano, rieccomi. Ritorno per raccontarvi di altre serate da archiviare come non memorabili e per rispondere all'amico Unhappy Hour. Nell'immaginario collettivo milanese la domenica sera dell'Hollywood occupa un posto di primo piano: è il momento in cui le donne devono sfoderare trucchi e fascino per fare colpo sui calciatori (tranquille, si accontentano di molto meno!); in cui gli uomini diventano come cani da caccia in cerca di lepri sempre più veloci di loro (ad attaccarsi al portafoglio di qualche fighetto). Il momento in cui la persona 'della strada' sogna di avvistare o anche soltanto di dire "ciao" alle persone 'che contano'. La musica? Per il milanese è un optional, anche se il luogo si chiama 'discoteca'. In realtà, per chi va, come si suol dire, a ballare, la musica dovrebbe contare, e nella sala principale dell'Hollywood bisogna ammettere che la proposta del dj non è male (da dimenticare invece ciò che si è costretti ad ascoltare nel privé). Peccato però che lo stesso dj rovini tutto a causa di un peccato per noi capitale: la vanità! Crede di essere lui il protagonista della serata, non la musica. Come se la gente andasse in discoteca per sentire le sue esortazioni a ballare, saltare, eccetera. Così, capita che mentre cerchi di gustarti un brano che ti piace, vieni continuamente disturbato dai suoi "su le mani!". "Saltiamo sotto i cieli di Milano!". "Siamo i migliori, gli sfigati a casa!". "La festa è qui!". "Voglio vedervi saltare!". Indisponente.
PS: Caro Unhappy Hour. Mai venduto la mia anima per un free drink. E ricorda che sono io che ti ho creato.
Erminio Ottone, 19 settembre 2003

