Gigante e nani
di Oscar Eleni - La settimana di Gonzalez, Brignone, Bortolani, Mattarella, Banchi, Petrecca, Toté, Rondelli, Brotto, Beckham, Edwards, Erba, Papetti, Bastoni e Vittozzi...
Oscar Eleni in ginocchio come le avversarie della divina BRIGNONE davanti alla sfortuna che ci toglie anche la luce. Pausa meditativa lasciando alle spalle gare stupende, felici che il medagliere dell’Italia sia già oltre il record anche se tremiamo all’idea che qualcuno si farà bello sulla bellezza delle nostre campionesse e dei nostri campioni. Il silenzio televisivo diventa curativo pensando a tutto quello che non avremmo voluto sentire, dal fogliettino dato in mano a MATTARELLA, davvero e giustamente molto amato, per fargli dire che da San Siro, già demolito in partenza dal PETRECCA che pensavamo rubato a Zelig, si sarebbe aperta la quindicesima Olimpiade, cancellando altre dieci edizioni, riaprendo il fiume chiamato nostalgia perché alla XV Olimpiade, quella di Calgary nel 1988, nell’Alberta canadese, eravamo in fiamme per Alberto Tomba, ma anche affascinati dal mondo dei fondisti dove De Zolt zampettava felice con l’argento al collo nella 50 chilometri tecnica libera e nel biathlon ci siamo presi due belle medaglie di bronzo fra staffetta e individuale sui 20 km con Johann Passler a tirare il gruppo.
Poca roba, direte voi, pensando alle meraviglie di oggi, ma il ricordo ci aiuta proprio a salutare come si deve il dottor Rudy Tavana, che conoscemmo su quella neve. In questa occasione milanese, lui vive fuori città, seduto al nostro stesso tavolo, nella festa per gli 80 anni di Giorgio Rondelli, allenatore di grandi campioni, generale anche adesso alla montagnetta di San Siro e al XXV Aprile che stanno snaturando rubandolo all’atletica già randagia se chiede di fare allenare i suoi atleti all’Arena. Festa rigenerante al RADISSON che, come ci ha raccontato Fabio MONTI pilota di sostegno e grande amico sopportatore dell’anziano semi smemorato, un tempo fece scappare il divino BECKHAM che, come i canadesi dell’hockey stanchi dell’aria spartana al bel villaggio atleti costruito per lasciare poi l’eredità agli studenti in cerca di alloggi, preferiva il PRINCIPE SAVOIA alla elegante struttura un po’ fuori di mano. Tuffo nel passato e nella grande atletica che per tanti anni ci ha purificato, togliendoci la maledizione per il basket, come diceva alla GAZZETTA il direttore ZANETTI che sapeva tenere in mano la redazione come faceva nei sottomarini e al mozzo praticante indicava, insieme al profeta Alfredo BERRA. una bella strada.
Dicevamo degli 80 anni di un grande allenatore, mezzofondista scontroso ma di buone qualità anche se il calcio aveva su di lui lo stesso effetto che ha il basket per noi. Scappava in Svizzera ma per fortuna sua, dell’atletica, Beppe MASTROPASQUA, presidente della PRO PATRIA, guru ispiratore per tanti, genio della lampada per la NOTTURNA insieme a GIANI, riuscì a proteggerlo dalla sua voglia di ribellione fino alla meraviglia nella grande atletica. Prima con il mondiale giovanile di GAETANO ERBA, un campione “ perduto” che ha visto luce oltre la pista di atletica, poi con la coppia dorata COVA-PANETTA, anche se ad ALBERTO, il brianzolo milanista, non perdonerà mai il triplete Europeo-Mondiale-Olimpiade fra il 1982 e il 1984, perché gli interisti, lo sappiamo, considerano sacro solo quello che hanno fatto al tempo dei MORATTI, e quasi sacro anche quello che fanno oggi, assolvendo magari BASTONI , capace di ingannare un arbitro scarso maledicendo il vittimismo juventino, ricordando il passato quando i privilegi andavano alla real casa torinese.
Distrazioni che diventano tormento quando il professor Lucio GIGLIOTTI, novant’anni come MASTROPASQUA, altro allenatore straordinario, modenese, nato nel rugby e diventato grande non soltanto per i suoi maratoneti dorati BALDINI e Gelindo BORDIN, ci fa sapere che ci ha lasciato NAZARENO ROCCHETTI, mani magiche, testa sopraffina, il fisio che sussurrava ai cavalli, da MENNEA alla SIMEONI, per finire a BORDIN, il pittore della terra e del fuoco, artista che sapeva parlare con i pianeti. Uomo geniale, un grande che forse avrebbe meritato un ricordo migliore dalla federazione dove aveva lavorato così tanto e così bene, senza poi pensare a quello che ha fatto come artista. Per un attimo ci stacchiamo dal tavolo che Giorgio ha dedicato ai suoi ex atleti, perché con la coppia dorata e con Gelindo siedono anche LAMBRUSCHINI, GRIPPO, il padre allenatore della BATTOCLETTI, BOFFI, DE MADONNA, TOSCHI, scusandoci se abbiamo dimenticato qualcuno ma con l’età la memoria non tiene. Tristezza che Nazareno per primo, come diceva sempre nelle telefonate esplorative quando voleva sapere se Milano ci aveva intossicato del tutto, non avrebbe accettato incitandoci a vivere la vita per quello che dava giorno dopo giorno.
Giornata di purificazione che forse non ci preparerà alla seconda settimana olimpica seguendo i maldestri della televisione, maledicendo chi ha tolto EUROSPORT dal telecomando SKY, invidiando CLAUDIO PEA che invece riesce a sentire i suoi telecronisti preferiti, sapendo che sarebbe bello trovarsi tutti ad ANTERSELVA per festeggiare il vecchio biathlon con quello di oggi delle VITTOZZI finalmente medaglia d’oro. Basterebbe non essere prigionieri in casa, ai domiciliari per non aver trovato sollievo a quello che, come dice TAVANA, non può essere più il fuoco di un santo, ma soltanto di un diavolo.
Lasciare gli amici, sapendo di non poter andare a Bergamo da MASTRO, temendo di non poter essere al Memorial BOCCHI del 7 marzo organizzato da Giorgio PAPETTI, altro medico che ci ricorda belle storie cestistiche, anche se nega di aver interrotto, fortunatamente sul nascere, la nostra carriera come allenatori di basket dopo aver costretto una piccola guardia della CANOTTIERI ad annegare davanti ad un giocatore arrivato poi in serie A, figlio del vero SIMMENTHAL del professor FASSI, nell’era RUBINI, tempi così diversi da quelli che si vivono oggi. Saluti al tavolo della famiglia RONDELLI e dei suoi campioni portando a casa “Doppio Misto” il romanzo scritto da Francesco FERRARI, l’erede di MASTRO alla presidenza della PRO PATRIA, titolo guadagnato sul campo sopportando le tensioni interne quando Rondelli era discolo e Ferrari provava a far l’atleta.
Bene siamo andati oltre. Sul basket al nero di coppa in Eurolega non ci fermiamo, puntando sulle pagelle prima che la Coppa Italia in settimana, la Nazionale, tengano fermo un campionato dove TREVISO sembra quella messa peggio proprio adesso che consigliavamo a tanti amici la visita al museo di Santa Caterina per godersi la mostra da Picasso a Van Gogh, viaggio dall’astrattismo all’impressionismo, necessario per dimenticare un certo basket che al Palaverde sembra indigesto, soprattutto se paragonato alle meraviglie delle pallavoliste di Conegliano vere campionesse DOC come il vino che pubblicizzano.
10 A TORINO se ci promette una grande Coppa Italia, giocata bene, vissuta meglio. Non traditeci e, come l’anno scorso, fate che la festa neon venga dimenticata.
9 A VARESE per aver costretto BULGHERONI a cambiare dieci posti prima di trovare quello giusto per godersi la strepitosa rimonta di una squadra di pazzerelli che, però, ha scoperto le pile scariche di una BRESCIA tormentata dai malanni.
8 A TRIESTE per il record di 70 punti in 20 minuti nella giornata più strana dello sport italiano, quello dove si esonerano gli allenatori perdenti non quelli come GONZALEZ che fanno i primati. Felici per i quasi seimila al Pala RUBINI, sbalorditi per la scelta come vedrete dal voto più basso che seguirà.
7 Alla maga che riuscirà ad indicare la probabile vincitrice della Coppa Italia, cercando di capire se i malanni di BRESCIA lasceranno spazio a UDINE che, per poco, non infilzava la VIRTUS a casa sua. Maga che deve scoprire se l’Armani è davvero guarita contro la Trieste rivoltata. Pronostico difficile anche per Venezia-Trento, due delusissime dall’ultimo turno. Più facile pensare che la VIRTUS si sbarazzi della NAPOLI che con TRIESTE sembrava senza energia.
6 A REGGIO EMILIA per aver trovato a Venezia fortuna e un grande risultato. Ci voleva, dopo tanti tormenti.
5 A SASSARI se dovessero perdere di nuovo la fiducia dopo una serie negativa di risultati. Succede, ma crediamo ancora che SARDARA saprà risvegliare MRSIC e una squadra in crisi.
4 A BORTOLANI, 24 punti per battere Trento con Cantù rivitalizzata, e al TOTÉ napoletano, 13 anche contro la VIRTUS con 6 su 6 da 2, se dovessero lamentarsi per come sono stati trattati a Milano. Certo visti certi giocatori ARMANI sembra strano che questi due siano stati scartati.
3 A CREMONA che non riesce a nascondere il famoso progetto per ridare la serie A alla città di ROMA che aveva girato le spalle da tempo a chi tentava la scommessa. La squadra sente che VANOLI potrebbe davvero lasciare e anche contro Milano, dopo la rimonta al terribile parziale iniziale si è visto il gruppo scivolare nel buio e ci dispiace per BROTTO.
2 A Luca BANCHI se dovesse mandare a quel paese tutti i colleghi adesso che dovrà inventarsi una squadra decente per non fare la figura del calcio nelle qualificazioni di febbraio.
1 Ai tifosi VIRTUS se, come ai tempi di LOMBARDI e delle nostre liti meravigliose coi fratelli BONAGA, non si uniranno per far capire ad EDWARDS che il basket migliore la Vu Nera lo ha fatto vedere a Brescia giocando di squadra. Anche contro Udine la rimonta friulana da meno 20 e meno 1 è nata quando i nostri campioni, già denudati dalla povera Efes sul legno di Istanbul, hanno cominciato a perdere palloni, a giocare da individui, più o meno come MILANO.
0 Alla dirigenza di TRIESTE perché non ci ha convinto nel comunicato in cui annunciava di dover esonerare l’allenatore del record per dare il posto all’assistente TACCETTI che se non sarà il più felice visto l’esordio in coppa contro MILANO e quello in campionato del 7 marzo contro REGGIO EMILIA. Capiremo vedendoli giocare, a meno che contro NAPOLI loro non avessero intuito che il record era merito dell’assistente e che la squadra non giocava per GONZALEZ.
Oscar Eleni

