Fuga a New York
di Oscar Eleni - La settimana di Brunson, Pasini, Suigo, Banchi, Gianelli, Hamilton, Shields, Fois, Osakue, Brown, Myers, Polzonetti, Ferrari, Ramagli, Wembanyama e Infantino
Oscar Eleni con una volpe artica al guinzaglio che si lamenta per le alte temperature della valle sacra peruviana. Colpa nostra che vorremmo tutti al guinzaglio, incapaci di capire le ribellioni di chi non sopporta questo disastro ambientale e mentale. Meglio chiedere un passaggio a Hamilton sulla Ferrari che, finalmente, ha saputo ascoltare il nobile inglese invece del giovane talento petulante Leclerc che almeno adesso si vergogna per il fuori pista catalano.
Si vola verso la grande mela perché a New York fanno festa dopo la vittoria nella NBA. Eh sì. La palla al cesto ritrova la sua capitale dopo 53 anni, i giorni del senatore Bradley, di Phil Jackson, della super squadra dove giocavano, poco, anche Gianelli e Wingo che poi avremmo visto a Milano e Cantù, la capitale brianzola del basket che per la prima volta, nel nuovo palazzo al centro della città, ospiterà la nazionale che Luca Banchi sta cercando di capire prima delle finestre mondiali di luglio contro Islanda e Lituania. In attesa che le finali scudetto in Italia e Spagna liberino giocatori importanti.
Grande Mela impazzita, con il sindaco che indossa la maglia dei Knicks e i furfanti che sfasciano vetrine, rubano automobili fingendo di far parte della festa. Un po’ come succede in tutto il mondo, da Parigi in giù. Per fortuna la Ferrari vincente non la tocca nessuno e, per qualche giorno, non sentiremo più chiedere ai grandi del passato perché la rossa non è più capace di vincere.
La stessa domanda che facevano a New York nei giorni in cui si chiedevano anche chi avesse ingaggiato quel tracagnotto di Jalen Brunson, il fenomenale “nano” di un metro e ottantotto, lo chiamavano così prima della festa liberatoria, anche Spike Lee, Ben Stiller, Turturro, i molti tifosi fra gli artisti del cinema come il trentenne Chalamet , che nella partita decisiva a San Antonio ne ha messi 45 prendendosi anche il trofeo come miglior giocatore della finale. Brun Brun abbracciato al padre Rick, uno degli assistenti di Mike Brown, e a Riccardo Fois italiano vincente nella NBA, pure lui nello staff tecnico e con la valigia pronta per raggiungere Luca Banchi nel raduno della Nazionale dove è prezioso assistente.
Sulla Ferrari di sir Hamilton avremmo voluto portare anche la torinese Daisy OSAKUE che a trent’anni, tre anni dopo il suo record di 64.57, ha aggiunto 11 centimetri al primato che aveva tolto ad Agnese Maffeis ascoltando la voce della Marello, sua allenatrice che il primato lo aveva realizzato negli anni della gloria come atleta. OSAKUE che abbraccia CRIPPA mentre si metteva in tasca il pass per l’europeo sui 10000, festa italiana che si estende anche fra le meraviglie atletiche dei campionato NCAA dove in mezzo a tanti prodigi si è vista anche la brianzola Celeste POLZONETTI, studentessa a Los Angeles seconda per la UCLA nei 100 ostacoli con un 12”74 che la porta al vertice delle graduatorie italiane di sempre, a 5 centesimi dalla primatista CARMASSI.
Americani che adesso fingono di delirare pure per il soccer, meno “maschio” del loro football, divertiti da certi voli senza senso, certi schiaffi senza pudore, felici del barnum per fare affari d’oro, pubblicità anche in soste finte, messo in scena da INFANTINO lo svizzero e da TRUMP il regnante sulla Casa Bianca e le sue balere, gente che prega con PULISIC, milanista in attesa, come tanti, di buone notizie dal padrone americano che ancora non ha scelto l’allenatore (pare sia Amorim), rigorosamente straniero, figurarsi come la prenderanno nella preziosa scuola italiana che intanto recupera dai petrodollari mister MANCINI, dopo la purga primaverile dove si è salvato soltanto IBRA. Ppopolo fortunato questo degli States, lasciando perdere chi lo guida, che nello sport trova ogni giorno talenti incredibili e se ne sbatte se ANCELOTTI rey do Brasil, almeno fino a ieri, dopo tanti complimenti ora è nei guai per aver pareggiato all’esordio con il fortissimo MAROCCO.
Lontani dal basket che aspetta di capire se Milano vincerà in gara tre il trentaduesimo titolo battendo al Taliercio la REYER già superata due volte sul campo Rubini al Forum. Meglio guardare altrove e maledire il calendario che boicotta questo che, per molti, è l’ultimo accampamento dell’anziano ormai inascoltato. Meglio così. Sullo scudetto italiano e spagnolo (Barcellona-Valencia per la gloria lontana dal Real Madrid di Scariolo eliminato già ai quarti da TENERIFE) scriveremo conoscendo il verdetto.
Al momento l’unica festa comandata è quella dell ‘OLYMPIACOS Atene che dopo l’EUROLEGA si è preso anche la corona nazionale battendo nel fuoco il PANA di ATAMAN, mentre in ITALIA la Verona delusa dal folber porta in trionfo il livornese RAMAGLI che ha riportato in serie A la squadra che fu dei VICENZI, la “famiglia” dove Alberto BUCCI ha fatto uno dei suoi tanti capolavori prima di lasciarci. Va bene, prendete fiato ed eccovi le pagelle così brontolate meno:
10 a PIERO PASINI, il nostro caro Topone che se ne è andato. Un amico vero che ha seminato sempre bene , uno che sapeva trovare talenti come potrebbero testimoniare DATOME e Carlton MYERS e tante giocatrici. Uno che come ha detto bene nelle sue buone telecronache il DE ROSA avrebbe meritato un minuto di silenzio come quello giustamente tributato al PORTELA che nei giorni della rivoluzione, insieme a TORQUEMADA PORELLI, cambiò la storia del basket europeo nei club.
9 Al QUINTETTO dell’ARMANI se porterà a casa il trentaduesimo titolo anche se tutti i primi cinque di POETA hanno già contratti con altre squadre, da Nebo a Leday, da Ellis a Brooks e forse anche il co-capitano SHIELDS. Un azzardo che ha funzionato poche volte.
8 A Valter SCAVOLINI per il DOCUFILM, girato dal nipote Mattia ZANCA, sulla sua vita riproposto, dopo Roma, al festival cinematografico di Pesaro. Certo le sue cucine erano davvero molto amate dagli italiani, ma il suo squadrone di basket forse lo è stato anche di più come pretenderebbe che si scrivesse il suo fido maresciallo sul campo SANTI PUGLISI.
8 Al giovane talento SUIGO, il 2 e 20 di Tradate andato dall’Armani al Mega Belgrado, che ha deciso di continuare la sua ricerca in se stesso e nel lavoro per diventare un centro vero puntando sull’università di VILLANOVA, rinunciando, giustamente, come FERRARI, alle scelte della NBA che lo avrebbero strangolato. Per questo 2007 e per l’ala virtussina verranno i giorni dei fiori e delle rose.
7 A CANTÙ he ha celebrato inovant’anni di grande storia cestistica con un libro che speriamo si possa acquistare il giorno in cui la NAZIONALE, per la prima volta, andrà sul legno duro del nuovo palazzo, nella speranza che a proporlo siano Roberto ALLIEVI, MARZORATI e RECALCATI.
6 Alla NBA se proporrà all’EUROPA un progetto con il suo vero basket, quello dei play off, quello dove le difese possono davvero fare gioco pesante e avvelenare il tiro a segno. Certo dovranno portarsi dietro anche gli arbitri perché qui in EUROPA sono ancora convinti che il basket sia un gioco senza contatto, dove gli arbitri manderebbero a sedere per raggiunto limite di falli tutti i quintetti base già nei primi 10 minuti.
5 Ai PENTITI di NEW YORK, quelli che consideravano BRUNSON un tracagnotto non adatto ai KNICKS, gli stessi che in Italia consideravano bollito HAMILTON mettendo ostacoli sulla strada di ANTONELLI che a Barcellona ha conosciuto sorella sfiga.
4 Al RAMAGLI stupendo vincitore con VERONA dello spareggio con RIMINI per la promozione in serie A perché in questo bellissimo viaggio ha dovuto “rubare” il sorriso al suo concittadino livornese DELL’AGNELLO, il tigre che anche nella sconfitta non ha perso la sua grinta e, giustamente, ha ringraziato la sua squadra per la bella stagione.
3 A TRENTO VENEZIA TORTONA ROMA 1 e (o) ROMA 2 oltre a NAPOLI se non presenteranno all’EUROPA squadre davvero preparate. Lo stesso discorso per chi farà l’EUROLEGA con l’Armani già ammessa come socia fondatrice. Bisogna uscire dalla trappola e costruire squadre che non sfioriscano dopo la cinquantesima partita.
2 A REGGIO EMILIA e VARESE società per cui vale il discorso di quelle citate sopra visto che saranno nella coppa organizzata dalla FIBA. Ci servono buoni risultati anche in questi tornei per non perdere altri posti nel ranking europeo dove già la nostra NAZIONALE non vive alla grande.
1 Al sardo FOIS, vice ai KNICKS, uno di quelli con l’anello NBA come SCARIOLO ,vice a TORONTO nel 2019, e BELINELLI sul campo con SAN ANTONIO nel 2014, se non riuscirà a trasmettere negli azzurri di BANCHI quel fuoco che ha fatto diventare una squadra davvero speciale il gruppo di BROWN.
0 Ai SOLITI NOTI che giurano di provare più emozione per un calcio d’angolo piuttosto che per due finali come gara 4 e 5 fra KNICKS e SPURS. Quel meno 29 e – 16 recuperato negli due quarti da NEW YORK resterà nei nostri occhi come tutto quello che ha fatto, molto nel bene, purtroppo non tanto bene alla fine, il fenomeno WEMBANYAMA, meraviglia del basket francese che troveremo sulla strada magari al Mondiale poi alle Olimpiadi californiane, se ci andremo.
Oscar Eleni

