Ferrari in pista
di Oscar Eleni - La settimana di Ricci, De Raffaele, Belinelli, Diouf, Quesada, Bianchini, Menoncello, Taccetti, Bulgheroni e Cardinale...
Oscar Eleni in ritardo di un giorno per i capricci di chi vorrebbe in campo circenses tutto l’anno, bravi o scadenti non conta, basta che distraggano la gente dal peggio. Si specula su ogni cosa, basta dimenticare. La guerra? Ma fatevi un aperitivo. Il disastro ecologico? Ma non vedi che il sole tramonta lo stesso. Insomma, ci dicono di stare chiusi in casa se vediamo un drone, se ascoltiamo un bullo da western che in televisione si fa benedire e scatenando guerre pretende il Nobel per la pace.
Giorni bui, tristi, anche se tutti cantano. Divisi davanti alla prima drogheria che non spaccia. In attesa di un referendum che ci farà litigare e che, per ammissione di chi lo ha proposto, non cambierà davvero il passo lumacoso della giustizia. Per fortuna si gioca abbastanza per distrarre ancora di più, per fortuna riusciamo ad illuderci con tante belle medaglie. Il destino baro e crudele ci lascia anche lo spazio per sorridere anche se nel piccolo orto, fra tante prugne secche, ogni tanto cresce un fiore.
Per capire il fenomeno, mentre in tanti si pavoneggiano, pur sapendo come stanno le cose nel sottoscala dello sport, ci siamo fatti trasportare dal vento patagonico nella laguna argentina dove conoscono bene Velasco e Quesada i chierici vaganti che hanno dato un sorriso diverso alla nostra pallavolo e al nostro rugby, anche se la semina di Julio dura ormai da anni e quella del maestro che serviva alla nostra palla ovale è appena iniziato.
Felici di averli con noi, il mondo del volley sa che siamo forti con le Nazionali ma anche con i club. Quello del rugby ci scopre dopo aver lasciato fuori dalla porta tanti cucchiai di legno, con l’Inghilterra che alza le forche per i bianchi slavati, pettinati all’Olimpico dall’armata di Menoncello, il fabbro pirata, del Brex che con Lynagh ci dice di accogliere tutti, senza remigrazioni come direbbe la Egonu o, magari, la Antropova, come ci ricordano i ragazzi del basket, da Diouf a Niang o Akele, come sogna Gattuso nella speranza di avere buoni giocatori per guadagnarsi il Mondiale nel frastuono, perché non è detto che tutti vogliano andare davvero negli Stati Disuniti del signor Trump.
Divagare per non avere incubi, anche se chi governa ci fa paura quando con i consigli della nonna vorrebbe farci credere che sta lavorando davvero per noi. Per favore sedetevi su un bel prato, nel poco verde rimasto, magari cercando di capire perché nella Milano da bere non si può quasi respirare, contenti che le nostre sciatrici vadano fortissimo, che nelle paralimpiadi i nostri campioni ci facciano dimenticare che poi avranno slalom impossibili nelle città italiane dove per i disabili ci sono soltanto ostacoli, semafori per non vedenti che ingannano anche i vedenti.
Nello sport la stessa cosa. Titoloni per un calcio che si prende a calci e in Europa conta come il famoso due di briscola. Non parliamo del basket appena sfuggito alla trappola inglese, ma nelle retrovie in una Eurolega che, aspettando i colonizzatori della NBA, anima i peggiori bar milanesi, perché dopo lo sgambetto milanista all’Inter nel derby del pallone adesso hanno scoperto che il Cardinale al soglio rossonero vorrebbe prendere il posto della vecchia Olimpia. Alimentando, ovviamente, anche i sogni della Roma che aveva chiuso coi fallimenti del basket ma ora ci promette di riaprire il suo “Colosseo” per la nuova storia continentale della palla a spicchi, con Bianchini come garante. Una voce, tanto per chiarire, che sa davvero di cosa sta parlando, ma anche una voce che, temiamo, verrà ascoltata soltanto all’inizio, prima che i predatori delle arche di Cremona e Trieste si accorgano che forse è meglio fare affari a Londra o a Berlino.
Spaventati da questa ondata infernale che potrebbe mandare al museo delle cere persino la novantenne Olimpia che, al momento ci propone con il marchio Armani una squadra che fa soffrire, che non riesci ad amare del tutto, anche se gli illusionisti ci dicono che potrebbe agganciarsi agli spareggi per poter poi partecipare alla festa finale di Atene dove, difficilmente ci sarà l’Olidata Virtus che intanto guida il campionato, ma, come l’Inter, non sa se la coalizione lombarda, quella di Brescia e Milano, potrebbe disturbarla già in questo in questo fine settimana o magari nelle prossime.
Vi abbiamo preso già troppo tempo, noi andiamo alla Laguna Capri degli argentini e voi godetevi le pagelline disturbate dal calendario intasato, quello dove fanno giocare quasi tutti i giorni così vi distrarrete un po’, come diceva il grandissimo Lucio Dalla, vero amate del basket a patto che fosse almeno musicale, scrivendo ad amici migliori di quelli che abbiamo noi.
10 A Francesco FERRARI che a Napoli ha rivisto le stelle segnando 19 punti partendo dalla panchina dove è rimasto davvero tanto, troppo tempo. Ora non si faccia illusioni, ma perlomeno ha fatto sapere ad IVANOVIC che con lui non ha fatto una brutta scelta.
9 A SASSARI per aver saccheggiato TRENTO dove i giovani pirati di CANCELLIERI sembrano sfiniti e un po’ capricciosi, anche se i loro sogni europei restano intatti se VENEZIA tossirà come a TREVISO.
8 A REGGIO EMILIA per aver resistito alla piena, alla sfiducia, accompagnando e non ostacolando un bravo allenatore che potrebbe anche esserci nella corsa finale ai play off dopo aver rischiato tanto.
7 A Marco BELINELLI perché il docufilm sulla sua storia sportiva ed umana è davvero bello, molto intrigante ed è giusto che lui faccia l’evangelista in tante scuole. Per fortuna ha capito che nel BELI super attaccante c’era anche un super bravo ragazzo di SANGIOVANNI in PERSICETO, magari ancora timido, ma con tante belle cose da raccontare.
6 Al RICCI capitano dell’ARMANI , squadra che non riesce mai a farsi amare del tutto, come dopo i tre tempi virtuosi contro il BARCELLONA, come nel finale contro Cantù che ai tiri liberi ha lasciato quello che forse meritava. Una serata da grande con 6 triple messe a segno, il record di 22 punti in maglia Olimpia. Peccato che Buonfiglio non sia andato al vecchio Palalido per vedere come sa giocare davvero l’uomo che sta nel suo consiglio al CONI e che a Livorno sembrava un po’ sbiadito.
5 A DE RAFFAELE se dovesse perdere la fiducia in questa CANTÙ che a Milano è andata così vicino al grande risultato. La salvezza non dovrebbe essere un problema, anche se TREVISO sembra rianimata dal MACURA appena recuperato.
4 A CREMONA che appare svanita, come se tutti sapessero che l’affare con ROMA si potrebbe fare anche subito. Peccato perché all’inizio ci sembrava davvero la squadra rivelazione.
3 Alla LEGA se non ci farà avere un dossier sui tempi morti dedicati alla revisione video da troppi arbitri anche più insicuri di quelli visti a Treviso. Siamo sicuri che su molti campi si vada oltre le due ore e mezza, spezzando il ritmo di partite a volte già noiose.
2 A NAPOLI se davvero dovrà pagare per tutti un professionista di qualità come MAGRO, un bravo allenatore abituato purtroppo alle bufere come direbbero i senesi disperati.
1 A VARESE se i contestatori non andranno a Canossa dal signor BULGHERONi, da SCOLA e KASTRITIS, ora che la squadra, che per molti era da retrocessione, potrebbe anche andare ai playoff.
0 A TRIESTE per quello che hanno fatto ad una SOCIETÀ che stava andando bene. Dispiace per TACCETTI, dispiace per il bel pubblico del Pala Rubini che certo non si sentirà rassicurato da chi ha promesso di non far morire il basket nella città che a questo sport ha dato tantissimo, magari lo stesso uomo che forse ha iniziato trattative con ROMA e pensa di farsi perdonare acquistando un titolo in A2. Roba da film dove SAN GIUSTO viene messa in vendita dagli stessi che hanno comperato la FONTANA DEL BASKET a ROMA.
Oscar Eleni

