Antonello Riva a 19 anni è il terminale offensivo di una squadra che vince lo scudetto, a 20/21 due coppe dei campioni. Ma per Aldo Giordani non è solo un perdente, è "il perdentone" (cit.) oppure "il perdentone riperdenteggia" (cit.)
Esempio cevapcici. Tavcar, quando dice in telecronaca nel finale di Real Madrid Caserta che Drazen Petrovic deve giocare 38 minuti e poi uscire gli ultimi due perché è uno che perde le partite.
Davvero una delle fissazione di Giordani, una delle poche infondate: dopo avere vinto comunque tutto (più l'Europeo 1983 con la Nazionale) Riva rimase in una Cantù che doveva rivaleggiare con realtà in cui per il basket erano arrivati i soldi veri. Poi quell'Olimpia minore, minore rispetto a quella del grande ciclo, ma molto spettacolare: senza invenzioni, con il 'normale' scudetto 1990-91, di Riva si parlerebbe come mito, altro che vincente... fra l'altro uno dei pochi fisici paragonabili a quelli di oggi
È stato scientificamente dimostrato che seguire il football americano senza essere delle scimmie americane è da ricchioni.
Detto ciò tocca dar ragione al transumante, Baggio e Gallinari nella stessa frase è degna di quel pagliaccio che poco fa ha strillato open the fucking strait.
... e mentre Elway usciva dalla zona d'ombra del perdente, ci entrava Peyton Manning... Assurdità parse tali già ai contemporanei più svegli, e ancor più grottesche a posteriori.
Sì, ma era titolare già dal 1998, tre anni prima della stagione in cui Brady venne fuori e vinse, e quindi già parlavano di 'perdente' a prescindere per la partenza 0-3 nei playoff, poi ovviamente la cosa di Brady ha peggiorato la situazione. Eli ha poi vinto solo nel 2008 (stagione 2007) e a quel punto Peyton perlomeno il primo Super Bowl l'aveva vinto e aveva sistemato tutto.
"È più facile tifare per uno con qualche difetto (si parla di ciò che arriva al pubblico, non necessariamente della realtà), alla Maradona, che per Elway."
Questo probabilmente è il motivo per cui tanti (certo, meno dei tantissimi che al contrario lo tifano) sono sempre pronti a criticare Sinner quando non vince, quando si ritira, quando incappa in qualche contestazione (che sia il clostebol, la residenza, la sua assenza, il suo ritiro, etc). Gli stessi tanti che son sempre lì a dire "Eh, ma Alcaraz..." quando lo spagnolo vince e a sottointenderlo comunque (senza poterlo dire apertamente), quando invece il murciano perde...
Un piacere leggere queste righe, anch'io non riuscivo a capire, provando irritazione nella sua quasi totalitaria identificazione del perfetto perdente. Era uno dei miei beniamini, un fighter, atteggiamento sempre positivo, braccio bionico (ricordo che lessi di alcune dita di ricevitori ai box in sala gessi), lo storico "the drive" contro Bernie Kosar (un pugno nello stomaco il suo capitolo in "Broke' in 30 for 30 di Espn), il missile per il TD dalle proprie 30, credo, al primo drive (!) nel superbowl dell'anno successivo anch'esso perso e via di seguito fino ai due titoli finalmente vinti suoi ultimi due anni, che pure a me non tolsero un senso di amarezza complessivo
Altri esempi alle vongole?
Antonello Riva a 19 anni è il terminale offensivo di una squadra che vince lo scudetto, a 20/21 due coppe dei campioni. Ma per Aldo Giordani non è solo un perdente, è "il perdentone" (cit.) oppure "il perdentone riperdenteggia" (cit.)
Esempio cevapcici. Tavcar, quando dice in telecronaca nel finale di Real Madrid Caserta che Drazen Petrovic deve giocare 38 minuti e poi uscire gli ultimi due perché è uno che perde le partite.
Davvero una delle fissazione di Giordani, una delle poche infondate: dopo avere vinto comunque tutto (più l'Europeo 1983 con la Nazionale) Riva rimase in una Cantù che doveva rivaleggiare con realtà in cui per il basket erano arrivati i soldi veri. Poi quell'Olimpia minore, minore rispetto a quella del grande ciclo, ma molto spettacolare: senza invenzioni, con il 'normale' scudetto 1990-91, di Riva si parlerebbe come mito, altro che vincente... fra l'altro uno dei pochi fisici paragonabili a quelli di oggi
È stato scientificamente dimostrato che seguire il football americano senza essere delle scimmie americane è da ricchioni.
Detto ciò tocca dar ragione al transumante, Baggio e Gallinari nella stessa frase è degna di quel pagliaccio che poco fa ha strillato open the fucking strait.
A proposito di "perdenti"
Secondo me, e non credo di essere l'unico, Dan Marino è stato il più forte pure passer di sempre.
Assurdi i suoi numeri in un'epoca in cui le regole avvantaggiavano le difese e il gioco era incentrato sulle corse.
Oggi quante yard lancerebbe?
... e mentre Elway usciva dalla zona d'ombra del perdente, ci entrava Peyton Manning... Assurdità parse tali già ai contemporanei più svegli, e ancor più grottesche a posteriori.
Payton ha avuto la sfiga di essere coevo di Brady.
E di essere fratello di "clutch" Eli 😃.
Sì, ma era titolare già dal 1998, tre anni prima della stagione in cui Brady venne fuori e vinse, e quindi già parlavano di 'perdente' a prescindere per la partenza 0-3 nei playoff, poi ovviamente la cosa di Brady ha peggiorato la situazione. Eli ha poi vinto solo nel 2008 (stagione 2007) e a quel punto Peyton perlomeno il primo Super Bowl l'aveva vinto e aveva sistemato tutto.
"È più facile tifare per uno con qualche difetto (si parla di ciò che arriva al pubblico, non necessariamente della realtà), alla Maradona, che per Elway."
Questo probabilmente è il motivo per cui tanti (certo, meno dei tantissimi che al contrario lo tifano) sono sempre pronti a criticare Sinner quando non vince, quando si ritira, quando incappa in qualche contestazione (che sia il clostebol, la residenza, la sua assenza, il suo ritiro, etc). Gli stessi tanti che son sempre lì a dire "Eh, ma Alcaraz..." quando lo spagnolo vince e a sottointenderlo comunque (senza poterlo dire apertamente), quando invece il murciano perde...
Un piacere leggere queste righe, anch'io non riuscivo a capire, provando irritazione nella sua quasi totalitaria identificazione del perfetto perdente. Era uno dei miei beniamini, un fighter, atteggiamento sempre positivo, braccio bionico (ricordo che lessi di alcune dita di ricevitori ai box in sala gessi), lo storico "the drive" contro Bernie Kosar (un pugno nello stomaco il suo capitolo in "Broke' in 30 for 30 di Espn), il missile per il TD dalle proprie 30, credo, al primo drive (!) nel superbowl dell'anno successivo anch'esso perso e via di seguito fino ai due titoli finalmente vinti suoi ultimi due anni, che pure a me non tolsero un senso di amarezza complessivo
Visti tutti e tre in differitasu Tele Capo d’Istria o Tele Montecarlo non mi ricordo il nome. Bellissimo il football senza interruzioni