Duse
Raro esempio di film biografico senza santificazioni e wikipedismo, rarissimo di onestà nel raccontare il rapporto degli artisti con il fascismo...
Abbiamo aspettato un po’ per scrivere di Duse, visto insieme a nostri amici nel sempre pregevole Anteo originale, quello davanti al fu Teatro Smeraldo (oggi purtroppo Eataly… ma Farinetti è ancora in giro a dare lezioni?) perché non abbiamo capito se ci sia piaciuto o no. Certo Valeria Bruni Tedeschi ci piace sempre, essendo una delle poche vere attrici-personaggio. Evitiamo in ogni caso recensioni da Mereghetti (fra l’altro lui ultimamente pallosissimo, peggio dei film di cui scrive) dei poveri, qui soltanto impressioni personali. Il film di Pietro Marcello ce ne ha lasciate fondamentalmente tre, a parte lo stupore per il cameo di Giordano Bruno Guerri nei panni non casuali, lui che è presidente e anima del Vittoriale, del maggiordomo di D’Annunzio.
La prima è che si tratta di uno dei rari film biografici capaci di evitare sia il santino alla Rai 1 sia lo wikipedismo da documentario. Duse butta lì frammenti della parte finale della vita della grande attrice nata a Vigevano (qualche mese fa, per puro caso, ci siamo trovati davanti alla sua teorica, visto che i genitori attori le facevano fare una vita nomade, casa d’infanzia), con una sceneggiatura anche piena di buchi ma piena di scene evocative, a partire dal finto documentario sul clamoroso funerale di Stato nel 1924, con la salma portata in treno in giro per un’Italia trasformata in immensa camera ardente. Poi quasi nessuno di chi la omaggiava aveva visto la Duse in teatro e pochissimi al cinema, anche perché aveva recitato in un solo film. Ma forse fra 100 anni si parlerà più di lei che di Pippo Baudo, lo ammettiamo anche noi che non amiamo il teatro e che abbiamo passato centinaia di ore in compagnia di Pippo.
La seconda cosa interessante del film è che pur essendo ambientato negli anni dell’ascesa e della presa del potere di Mussolini, evita di trasformare la pur socialista (come Mussolini) e femminista, con i fatti e non con le tirate contro il patriarcato, Duse in un personaggio politico. Il vitalizio che le assegnò Mussolini, quando si trovò sepolta dai debiti, fu accettato anche contro la schizzinosità del suo entourage. Non solo per il bisogno, ma anche perché l’arte va oltre l’attualità.
Terza cosa notevole è l’assenza di qualsiasi attitudine nel fare la madre e anche la nonna, un tabù che è sopravvissuto anche al calo della della natalità, vista l’immancabile domanda dei giornalisti (spesso donne) alle attrici che non hanno avuto figli. Ha rimpianti? Le è mancato essere mamma? Ma basta, a maggior ragione quando i rimpianti ci sono. La Duse aveva avuto una figlia, Enrichetta, ma non è che avesse anteposto la carriera a lei, è proprio che quello della madre (e della nonna, come si vede in una delle scene più riuscite) non era il suo ruolo. Più intenso il rapporto con la sua assistente o il suo legame con Mario Balotelli, visto che entrambi sono stati fra i pochi italiani in copertina su Time.
stefano@indiscreto.net



Farinetti? Sempre. Ha le spalle coperte, lo sappiamo bene. È la categoria, ricca anche tra i giornalisti, degli 'impuniti', che possono dire o fare qualsiasi cosa senza conseguenze.
e del rapporto con il Vate?