Dubbi su Schwazer
Rivendichiamo il diritto al dubbio e dopo tanto tempo oggi siamo un po’, ma giusto un po’, dubbiosi sulla reale colpevolezza di Alex Schwazer nell’ultimo caso di doping che lo ha riguardato. Perché bisogna essere un super-bugiardo o un super-cretino per essersi presentato, con la sua fama e le sue squalifiche, ripieno di EPO ai campionati tedeschi lo scorso aprile, facendo un tempone sulla maratona (di marcia, ovviamente), sperando anche di farla franca.
La terza positività al doping della carriera, di fatto terminata poco prima delle Olimpiadi di Londra, è come logica davvero assurda, anche se i sospetti erano stati in qualche modo certificati dalla FIDAL che mai aveva pensato di convocarlo per gli Europei di Birmingham, dove peraltro la marcia è indesiderata ospite (tutte le gare lo stesso giorno…): nel mondo dell’atletica in pochi si erano fatti conquistare dalla favola del quarantunenne presunto pulito che va più forte del sè stesso ventisettenne sicuro dopato, e alla fine la soluzione è quasi sempre la più scontata. Il dopato che torna a doparsi.
Nella conferenza stampa di oggi Schwazer ha affermato che non si difenderà, ma è invece probabile che inizi l’ennesimo tempo supplementare visto che Sandro Donati, che non è più il suo allenatore ma gli è sempre in qualche modo vicino, a Francoforte ha chiesto e ottenuto un terzo campione dell’urina di Schwazer il cui valore legale è zero ma che fatto analizzare a un laboratorio amico potrebbe svelare qualche verità buona almeno per i media e altre ospitate a Verissimo. Anche se la verità definitiva su Schwazer la potrebbe svelare forse soltanto Falsissimo.
Questo è il vero solito punto della questione Schwazer, almeno da quando ha smesso di essere un fenomeno, diciamo Europei 2010. L’enorme equivoco di questi ritorni, uno dei quali ingannò anche l’allora presidente del CONI Malagò, è che debbano essere coronati da una vittoria o da un grande tempo, sempre meno credibili all’avanzare dell’età. Colpa sua, che è un adulto, ma anche di chi ha sfruttato cinicamente una persona in difficoltà, anche finanziaria, trasformandola in un personaggio pop ambiguo, sedicente vittima di complotti che non interessano a nessuno visto che la marcia è sull’orlo della scomparsa: bene per il saldo dell’onorario degli avvocati e anche per l’attività di personal trainer che adesso Schwazer svolge, ma non si può credere a tutto.
Detto questo, lo Schwazer dilettante che va a Francoforte con l’EPO (l’EPO, poi, quasi una citazione vintage anche se tuttora diffuso) in corpo non è credibile tanto quanto lo Schwazer pulito che vola. Qualcosa non torna ed è giusto dirlo perché le cosiddette istituzioni sono neutrali soltanto in qualche vecchio manuale di educazione civica. Difficile pensare che l’obbiettivo di un complotto internazionale, o dell’agenzia antidoping tedesca, sia uno che fa fare una sgambatina ai pensionati a Merano, più facile pensare che nel mirino ci sia la marcia. Proprio di questo si parlava la settimana scorsa all’Arena, durante la presentazione del monumentale libro di Sandro Damilano, con Schwazer innominato e Los Angeles che in molti consideravano l’ultima Olimpiade con questa disciplina in programma.
stefano@indiscreto.net



io non metterei limiti né alla bugiardaggine né alla cretineria di un dopato reo confesso, visto che appunto poi c'è sempre la possibilità di riciclarsi in personaggio televisivo che la butta sul vittimismo, soprattutto in quest'epoca dove non c'è un vip che da piccolo non sia stato bullizzato, discriminato eccetera
per dire, seguendo il calcio ho sentito più volte Bachini raccontare che il suo consumo di cocaina era solo occasionale, quando già anni prima della sua prima positività era arrivata pure a me (che sono nessuno) la voce che il Brescia l'avesse mandato in America a ripulirsi
“visto che la marcia è sull’orlo della scomparsa”
Peccato. È una di quelle competizioni sportive di cui ben poco mi interesso ma, quando mi capita di intercettare una gara in televisione, rimango ipnotizzato come per i miracle blade dello chef Tony…