Tifavamo per Cobolli, non perché italiano ma perché ci ha sempre dato grandi vibrazioni e anche nella partita più importante della carriera non si è smentito, ma siamo contenti che Alexander Zverev sia stato indennizzato dal dio del tennis per la sua sfortunatissima data di nascita, 20 aprile 1997, che gli ha fatto incrociare gli ultimi grandi anni dei Big Three e i primi di Sinner e Alcaraz. Una situazione che lui, il più forte delle sua generazione, anche di chi ha vinto Slam come la sua maledizione Thiem (nostro protetto e ieri in tribuna a Parigi) e Medvedev, ha sempre preso con sportività anche perché il tennis poco si presta a discussioni. Non c’è alcun complotto: Zverev si è dovuto confrontare con gente, poca ma buona, più forte di lui e che quasi sempre nei tornei veri lo ha battuto.
Fin qui ciò che diciamo spesso e che pensiamo, poi c’è anche la realtà. Che dice che negli Slam il cammino di Zverev solo in una minoranza di casi si è interrotto contro i mostri, gli ingiocabili. Agli Australian Open ha perso con Sinner la finale 2025 e con Alcaraz la semifinale di quest’anno, ha perso altre semifinali con Thiem (2020) e Medvedev (2024), ha perso partite con Nadal e Djokovic ma anche, in ordine decrescente di bravura. con Murray, Shapovalov, Raonic, Chung, Mmoh e John Patrick Smith. Al Roland Garros, in teoria il suo torneo, ha perso con Alcaraz la finale 2024 e tre volte in semifinale con Tsitsipas (2021), Nadal (la partita del drammatico infortunio alla caviglia) e Ruud (2023), due volte con Djokovic e con un giovanissimo Sinner negli ottavi del 2020, ma anche con Thiem (due volte), Verdasco e Sijsling. Mai in nemmeno semifinale a Wimbledon, dove nel corso degli anni ha perso da Berdych, Fritz, Berrettini, Raonic, Auger Aliassime, ma anche da Kudla, Gulbis, Vesely e Rinderknech. Agli US Open la ferita rimane l’assurda finale persa con Thiem nel 2020, senza dimenticare le due semifinali con Djokovic (2021 e 2023) e le sconfitte con Fritz, Auger Aliassime, Kohlschreiber (due volte), Schwartzman (due volte), Coric, Ilhan e Evans. Come si vede, in metà dei casi avversari che uno Zverev normale batte fischiettando, anche stando nei pressi dei teloni.
In sostanza nei tornei che contano Zverev ha battuto i supertop soltanto quattro volte e tutte con l’asterisco: Sinner agli ottavi del Roland Garros 2021 quando non era ancora Sinner, Alcaraz al Roland Garros 2022 quando non aveva ancora vinto Slam, un Nadal al capolinea al Roland Garros 2024 e Djokovic per ritiro agli Australian Open 2025. Stiamo quindi parlando di un campione, Zverev, perfettamente strutturato per il tennis di oggi, che è stato sì sfortunato come generazione ma che nella maggior parte dei casi è stato bloccato dalle seconde linee. Questo nulla toglie al suo Roland Garros 2026 vinto senza superare alcun top ten (ma Cobolli lo è diventato adesso, mentre Mensik e Jodar lo diventeranno di sicuro), perché gli infortuni e la stanchezza fanno parte del gioco, non sono attenuanti.
Per questo Zverev a livello di scuse non si è mai attaccato al diabete, il suo vero grande avversario praticamente dalla nascita, di cui anzi ha dovuto parlare soltanto perché qualcuno aveva notato il suo armeggiare, ai cambi di campo, con un misuratore di glicemia. Il fratello Mischa ha spiegato che voleva rivelare questa cosa del diabete solo dopo aver vinto uno Slam e essere diventato numero 1, per evitare che sembrasse una scusa, ma le telecamere lo hanno costretto a dire la verità prima, anche perché deve fare iniezioni di insulina durante i match e ha ottenuto dalla ITIA (l’agenzia per l’integrità del tennis) un’esenzione speciale proprio per l’uso dell’insulina, che normalmente è una sostanza proibita dal codice WADA.
Di sicuro queste iniezioni non sono un grande vantaggio, nell’intera storia dello sport i grandi atleti con il diabete e quindi l’insulina presa per iniziezioni sono pochissimi (vengono in mente Joe Frazier e Gary Hall, ma anche andando su Google non ne troveremmo più di una decina) perché difficile è la gestione delle iniezioni e in uno sport dalla durata incerta come il tennis anche di più. In estrema sintesi: troppa insulina rispetto all’intensità dello sforzo provoca ipoglicemia, troppo poca provoca iperglicemia. Lo Slam di Zverev è sempre stato essere in campo a giocarsela con quelli sani. E adesso è arrivato il premio alla carriera: dubitiamo di rivederelo alzare un trofeo del genere, così come purtroppo pensiamo che non rivedremo più Cobolli in una finale così importante. Imprese eccezionali in tutti i sensi.
stefano@indiscreto.net


Zverev ha vinto con più difficoltà del previsto. Partito benissimo, cobolli emozionatissimo, poi fase alterne. Nel quinto set, zverev salito con cobolli svuotato. Direi una vittoria giusta, con cobolli underdog di livello. L'eliminazione di sinner ha comportato un via liberi tutti dai cancelli, da trofeo scontato a una possibilità maggiore per molti. Zverev ha tenuto un'andatura costante. Ho scommesso su di lui vincente, preso a 2,25 a tempo debito.
"Lo Slam di Zverev è sempre stato essere in campo a giocarsela con quelli sani." Da sola questa frase vale tutto il pezzo, scritto come sempre con grande lucidità e competenza.