D'Antoni il sesto
di Oscar Eleni - La settimana di Procida, Banchi, Petrucci, Gravina, Fontecchio, Magro, Pozzecco, Donnarumma, Repesa e Fucka
Oscar Eleni, invitato da un amico indiano, puntini, non penne, per valutare la decisione del governo che ha scelto serpenti e coccodrilli per poter presidiare meglio le frontiere. Bella idea, direbbe il cacatua australiano che si vantava di aver guidato la rivoluzione delle immondizie, bella scelta diranno i tanti governanti della Terra tormentata che finge di ascoltare i messaggi di pace del Papa e poi brinda con i signori della guerra.
Bella proposta, cantano in coro i presidenti federali assediati dalla politica, anche se Gianni Petrucci esorta tutti a non fare finta di sentirsi assediati perché, come dice l’uomo che ha governato il Coni per tanti anni, il dirigente illuminato che ha gestito per un certo periodo anche la federazione calcio, il genio della lampada per il basket che lo ha scelto come presidente ben sei volte, della politica si avrà sempre bisogno perché loro hanno il potere e i quattrini. Forse ha davvero ragione lui, ma certo i presidenti di molte federazioni si sentirebbero più al sicuro potendo avere sulla porta serpenti e coccodrilli che assomigliano tantissimo a tanti loro elettori e sostenitori.
Peccato che Gravina non ci abbia pensato. Certo era nella bufera e ha fatto bene a dimettersi. Magari avrebbero dovuto farlo anche tutti quelli che lo hanno votato ed erano quasi il cento per cento, ma, si sa, quando la nave affonda il si salvi chi può è la normale procedura. Per qualche settimana ascolteremo i consigli preziosi di ex campioni, di gente che sul campo sapeva fare musica, usare bene i piedi e la testa, ma poi si tornerà nello stagno che ci ha dato tutte le Nazionali eliminate nella corsa al Mondiale che ormai vedremo col binolo per la terza volta anche avendo pagato abbonamenti costosi, perché gli stessi che hanno girato le spalle a Gravina, magari quelli che lo avevano votato, torneranno volentieri al giocattolo, pazienza se non ci saranno giocatori di scuola italiana, si rimedia altrove, basta pagare.
I lamentosi di oggi sono gli stessi che brindano dopo ogni esonero, la famiglia numerosa dei finti “competenti” che un tempo chiedevano al loro direttore sportivo di acquistare l’amalgama dopo aver scoperto che poteva far bene alla squadra. Certo che ci sono uomini di qualità che potrebbero salvare questo calcio, ma non li ascolteranno mai. Meglio rivolgersi ai politici per avere la grana e risolvere le grane, rifare stadi, vendere piste di atletica per fare campi di padel come vorrebbero fare a Milano nel vecchio XXV Aprile in pezzi come la pista dell’Arena napoleonica.
Sapendo come stuzzicare il politico che, magari, non sa dirigere bene il suo ministero, però si mette in prima fila per le foto ricordo se i nuotatori e la nuova atletica vanno forte, pazienza se non ci sono tante piscine dove allenarsi, cosa importa se non esistono impianti decenti per l’atletica al coperto, la cosa importante è il medagliere e, come rispondeva il teatrante di Shakespeare, quando gli chiedevano il motivo dell’ottimismo per uno spettacolo, per risolvere un problema lui rispondeva sempre: “Non lo so, non si sa, è un mistero”. Probabilmente è proprio così, anche se chi dirige federazioni che vanno bene sa che certi risultati non sono un mistero, ma nascono dal lavoro serio e da scelte difficili.
Il calcio in lutto dovrebbe rassegnarsi, sapendo che se anche Donnarumma non si fosse fatto rubare dal raccattapalle il foglietto dove gli avevano scritto le caratteristiche dei rigoristi bosniaci, se avesse parato quelle fucilate dal dischetto e portato Azzurra fremebonda al Mondiale noi avremmo presentato una squadra davvero mediocre, magari più forte di quelle ammesse, certo migliore di certe rappresentative mandate nell’arena per avere voti e vantaggi politici, ma sicuramente non da podio mondiale, neppure da passaggio nel primo turno.
Era gente che se la tirava in faccia anche se poi nel campionato come è successo, il Politano, uno dei peggiori in Bosnia, ha spalancato la finestra dove Conte, uno dei primi a candidarsi per sostituire l’incolpevole Gattuso, e il Napoli, che contrariamente a quanto accadde con Spalletti non si opporrebbe per il bene del patrio pallone, possono ancora vedere la coda del serpente neroazzurro. Quella coda che, invece, non vedrà più il Milan squadra con tanti punti deboli. Gruppo che non deve lamentarsi, come dice saggiamente Allegri, e che ora farà meglio a concentrarsi su altri traguardi, quelli che può permettersi con certi giocatori. Cominciando magari a preparare le valigie per i tipi alla Leao che assomiglia a tanti che sul campo prendevano bene a calci soltanto il loro talento, bravi a ballare, bravi in discoteca e poi, in qualche caso, feroci commentatori o ribelli con compagni magari scarsi. Problema per tanti sport, per tanti giovani bruciati dalla presunzione.
Quello che dicono nel funerale calcistico non vorremmo che lo dicessero anche per il nostro caro basket che al momento non ha ancora una Nazionale presa a schiaffi, anche se non molto tempo fa ci ha battuto l’Islanda, prima che Luca Banchi sostituisse il Pozzecco amatissimo dal presidente e ora esule felice nella culla del Galatasaray, nella Turchia dove, secondo lui, c’è il basket migliore dopo la NBA. Certo non era la vera Nazionale, forse per colpa dell’Eurolega anche se al momento i convocabili dell’Armani e dell’Olidata Virtus non è che facciano grandi cose, forse perché non abbiamo tanto talento in giro e, nell’estate, dobbiamo sperare in qualche naturalizzato o nella buona volontà dei giovani che sono andati a cercare quattrini e lezioni negli Stati Uniti.
Dicevamo del basket che, se ci fate caso, è, a livello societario, nelle stesse condizioni del calcio nelle coppe europee: nessuna ammessa alle fasi che contano e l’Atalanta non ha fatto primavera come del resto Trento. Per Azzurra gli stessi problemi che aveva Gattuso e non soltanto quando il Chiesa recuperato dal calcio inglese gli ha detto di non sentirsela per problemi fisici, salvo poi mettere gli scarpini per giocare qualche giorno dopo nel Liverpool. Il problema vero è che trovare giocatori di scuola italiana pronti per la Nazionale è proprio difficile visto che la maggior parte fa panchina o, come Procida, al Real Madrid, spesso non entra neppure in formazione per il campionato. Sì, certo, Fontecchio potrebbe aiutare, ma anche lui a Miami non trova sempre la luce per segnare o, addirittura per giocare.
Ora la speranza è che i ben pagati dalle università americane, la nuova mecca per tanti agenti e famiglie, si dichiarino disponibili, anche se al momento ci farebbero più comodo i molti che vediamo nelle fotografie per il centenario della prima partita della nostra Nazionale, una partita vinta sui francesi a Milano, ricordi che ci riportano a Mosca, Nantes, Parigi, Atene, ai giorni magici con Gamba, Tanjevic, in panchina, quando i capitani erano i Meneghin o magari Marzorati, quando uno come il naturalizzato Fucka, portato a Trieste dal Boscia e regalato all’Italia, fu premiato come miglior giocatore nell’europeo vinto il 3 luglio 1999 in Francia, terra che un tempo ci portava fortuna e ora, come direbbero quelli del calcio per l’arbitro Turpin o le reginette del basket per le stangate prese contro Parigi ci ricorda soltanto giornate senza sole e sorrisi.
Va bene vi abbiamo stancato e allora pagelle dopo Pasquetta anche se in questi giorni andrebbe bene il digiuno e non soltanto perché tutto aumenta, cominciando dalla benzina e dai biglietti per le partite o gli spettacoli.
10 A Mike D’ANTONI un altro dei grandi che hanno vestito la maglia dell’Olimpia, da Rubini a Gamba, da Meneghin a McAdoo o Bradley, è stato ammesso nell’ arca della gloria più prestigiosa, quella americana. Non esiste società nel mondo FIBA che abbia tanti riconoscimenti nella culla del vero basket e speriamo che presto ammettano anche il DAN PETERSON che per ora è soltanto nell’arca della Federazione mondiale, ma pure lui è un gigante nel corpo arzilo del nano ghiacciato che meriterebbe di stare al fianco del suo caro ARSENIO, anima grande, giocatore stupendo, eccellente allenatore anche se in troppi cercano di imitare malamente il suo gioco a 100 all’ora o, anche peggio, quello dei “Seven seconds or Less”. Milano sempre innamorata del grande giocatore e del grande uomo lo abbraccia.
9 Agli universitari di MICHIGAN che hanno vinto il torneo NCAA a Indianapolis anche facendo 0 su 8 col tiro da tre nella prima parte della finale contro UCONN. Magari il “nuovo” basket capisse che serve qualcosa di più per ridarci un vero gioco di squadra senza doversi inchinare ai mostri delle triple doppie, quelli che magari tirano 40 volte.
8 A TREVISO che pur rimanendo ancora sul fondo della classifica, anche senza la garanzia federale di una prossima serie A a 20 squadre divise in 2 gironi, ha riaperto la lotta per evitare l’unica retrocessione coinvolgendo prima di tutto SASSARI, CANTÙ e NAPOLI che intanto ha pensato bene di dare tutte le colpe ad un allenatore di qualità come MAGRO, anche se davvero soltanto un coraggioso come REPESA potrebbe trovare le parole e il bastone giusto per rimettere in gioco una proprietà che sembra confusa e non soltanto per problemi di lingua.
7 Ai 4000 che erano sulle tribune varesine per le finali del trofeo nuova generazione e per lo storico Garbosi, creature che vivono sulla spinta geniale di tanti appassionati, primo fra tutti il maestro di sport e principe del basket Paolo Vittori glorioso classe 1936.
6 Ai GIOCATORI di TRIESTE che si battono alla grande, vincono in volata partite difficili che al momento danno persino la certezza dei playoff, pur sapendo delle trattative societarie per trasferire tutto a ROMA dove la NBA vorrebbe una squadra per il suo esperimento sulla pelle fragile dell’Europa pronta magari a baciare qualsiasi sedere, come quando gli Stati Uniti ordinano e pretendono prima di colonizzare.
5 Ai GIOCATORI della OLIDATA VIRTUS che sembrano ancora intontiti dopo l’esonero di IVANOVIC, un trauma non superato come quando il grande slavo vinse lo scudetto dopo aver sostituito il dimissionario Luca BANCHI che vedeva nella squadra occhi spenti proprio come quelli di oggi. Pensavamo che si sarebbero ispirati almeno nel giorno così ben ricordato( 4 aprile del 1976) da Walter Fuochi sulla Repubblica bolognese, quello della vittoria della banda PETERSON, PORELLI imperante, sul campo di Masnago che festeggiava la IGNIS di GAMBA, con MENEGHIN, ZANATTA e il mortifero Bob MORSE, vincitori pochi giorni prima della Coppa Campioni contro il REAL MADRID. Era la porta per lo scudetto che mancava dai tempi della Sala Borsa, un trionfo celebrato poi 3 giorni dopo in casa contro Udine. Niente, neanche un pezzo da 9 in pagella li ha ispirati. Dispiace per loro e per il traghettatore che non sapeva di andare all’inferno.
4 Ad ARMANI e REYER che, pur avendo vinto partite importanti, Milano contro una REGGIO lanciata e peccatrice, i veneziani nella tana della VIRTUS OLIDATA senza registi in campo e fuori, ci hanno lasciato l’amaro in bocca perché se il meglio del nostro basket dovevamo vederlo in queste partite allora siamo messi male, eh sì, perché se le vincenti hanno fatto poco le perdenti hanno dato il peggio.
3 A BRESCIA se dovesse illudersi di aver passato il peggio violentando con 100 punti la povera NAPOLI. Certo aver ritrovato il primo posto è importante, ma ora servirà ritrovare anche il gioco che rendeva così bella la creatura dell’esordiente COTELLI.
2 A SASSARI dove tutto sembra andar male nella stagione che sembrava nata bene e che ora, con la femminile già ritirata dalla prossima stagione e la maschile in guai più seri di Cantù o Napoli, potrebbe davvero finire nel disastro.
1 A TORTONA che sembrava volare e adesso batte un po’ in testa. Per fortuna FIORETTI ha dentro ancora la forza che sembra mancare a qualche suo giocatore. La sorpresa del girone di andata tornerà a colpire, ne siamo sicuri.
0 Al futuro MATRIMONIO fra EUROLEGA e NBA con la FIBA come testimone. Per qualcuno, soprattutto i giocatori, gli agenti, sembra il nuovo paradiso, ma per altri potrebbe diventare la terra non promessa dove i colonizzatori, come si sa, dai tempi di Colombo, come hanno imparato gli indiani d’America, come potrebbero raccontare tutti i sottomessi, non ti regalano mai niente, al massimo ti derubano del poco che avevi.
Oscar Eleni

