Ma chi guarda Rai 1 e Canale 5 nel 2026? Non è una domanda da intellettuali frustrati ma da normali telespettatori formatisi culturalmente negli anni Ottanta nella già trumpiana periferia Ovest, con in testa sport, videogiochi, giornali non proprio impegnati e tantissima televisione, fra cui i programmi di Rai 1 e Canale 5. Eppure da anni, tolti alcuni grandi eventi, dai Mondiali a Sanremo, non riusciamo più ad appassionarci alla televisione generalista. Magari è un problema nostro, magari semplicemente non abbiamo il tempo di guardarla, magari è soltanto nostalgia per un’età dell’oro mai realmente esistita.
Molte risposte ce le ha date Claudio Plazzotta che su Italia Oggi ha analizzato il pubblico televisivo nei primi sei mesi del 2026, alla luce dei dati Auditel. Rimandiamo come al solito alla lettura dell’articolo originale e andiamo subito al punto: Rai 1 e Canale 5 messe insieme sono seguite dal 31% dei telespettatori nel Nord Italia e dal 46% nel Sud (dal 36 nel Centro). Divario che si amplia in prima serata, con il 36% al Nord e il 53,6 al Sud. Comunque c’è la tabella completta, ognuno può fare le sue considerazioni.
La nostra è che la causa si è fusa con l’effetto. Se tu, a parte qualche eccezione (di solito ridotta a talk show su Garlasco o simili e a qualche fatto politico per scatenare il derby destra-sinistra con sempre gli stessi giornalisti e le stesse seconde linee dei partiti), proponi giochini, soap turche , reality show, serie con un certo immaginario (il carabiniere, la madre coraggio, il prete, la scuola, l’ospedale, la magistrata, eccetera) è ovvio che dove si spende di più i telespettatori puntino sullo streaming e dove si spende di meno ci si faccia andare bene il mondo della De Filippi e di Guardì. E nel momento in cui il tuo pubblico è quello allora continui a dargli ciò che vuole, De Martino e Gery Scotti all’infinito.
Non è un discorso classista, perché siamo piccolo borghesi cresciuti con la televisione e perché un abbonamento a Netflix costa meno di una pizza, semmai il classismo è quello dei dirigenti televisivi. Sembra che la televisione generalista sia passata da finestra sul mondo, per chi non si accontentava del paesello e della propria mediocrità, a replica quasi perfetta del nostro mondo. Non bisogna comunque esagerarne l’importanza, visto che nel prime time i telespettatori medi sono meno di 21 milioni e le percentuali si riferiscono quindi a un terzo (a rotazione, si spera) della popolazione.
Come al solito per distinguerci dal 90% degli articoli sul web, scritti dall’AI e nemmeno riletti, infliggiamo un fatto personale. Qualche settimana fa in previsione dei Mondiali abbiamo fatto sistemare le prese dell’antenna, vecchie di decenni, e risintonizzando i canali l’antennista ha detto al suo socio “Metti anche La 7, che qui siamo a Milano”. Al di là del fatto che guardiamo pochissimo anche La 7, in realtà la regione più impegnata, quanto a gusti televisivi, è il Friuli-Venezia Giulia. Il punto non è che vogliamo una televisione per intellettuali, ma intrattenimento che non sia offensivo per un’intelligenza medio-bassa.
stefano@indiscreto.net



Uso la Rai solo per il Televideo. Sarò un vecchio rottame ma ogni mattina mentre bevo il caffè scorro le notizie di cronaca e sportive, il santo del giorno, l’accadde oggi, il libro e il film consigliati. Quando mi spingo troppo oltre arrivo anche a guardare i risultati dei campionati minori di basket e quelli di Hockey e Pallamano.
Direttore, guardo solo eventi sportivi, top crime e qualche canale dell'etere se c'è un film che mi aggrada, anche se rivisti più volte. L'ultimo samurai, la serie di Jason Bourne, codice swordfish poi si passa a film di totò o, ormai non li trasmettono più, con Aroldo Tieri. La7 piombata