Messi protagonista del Mondiale, Cristiano Ronaldo comunque in campo, Modric che rinnova con il Milan. Sembra che il calcio di alto livello sia diventato roba per quarantenni o giù di lì, comunque uno sport in cui gli ultratrentenni sono versioni simili di sé stessi ai bei tempi. Questa la nostra percezione, anche se la realtà è un po’ diversa: nei 5 campionati europei top l’età media è di circa 26,2 anni (i metodi di calcolo sono diversi perché alcuni ponderano i minuti giocati), molto simile ai 25,9 di 15 anni fa, senza stare a sottilizzare sulle ovvie differenze fra instant team e squadre che lavorano più in prospettiva.
Insomma, alcuni campioni per mille ragioni (soldi, medicina sportiva, rose più ampie, partite con mille interruzioni, cinque sostituzioni, eccetera) riescono a gestirsi bene e in certi casi a fare la differenza, cosa che per chi non ha avuto gravi infortuni è stata valida anche in altre epoche: Piola, Totti e Maldini hanno giocato in Serie A fino a 41 anni, Del Piero fino a 38 (ritirandosi due anni dopo), Meazza, Baresi e Baggio (che invece di infortuni ne ha anche avuti tanti) fino a 37 e nemmeno parliamo dei portieri. Uscendo dall’Italia, Di Stefano ha giocato fino a 40 anni, Matthäus fino a 39, Beckenbauer a 38, Maradona, Cruijff e Pelé a 37… Insomma chi era molto più forte degli altri si è adattato ad essere soltanto un po’ più forte. Come appunto Messi, CR7 e Modric. Se stanno bene perché dovrebbero ritirarsi, per prendere le pomodorate come allenatori?
Tutto questo per dire che ci ha molto colpito l’ostinazione con cui al Tour de France si sta cercando di provare il doping di alcune squadre e alcuni corridori. Nella notte tra sabato e domenica scorse gli ispettori dell’International Testing Agency (ITA) hanno svegliato Pogačar, leader della classifica e sicuro vincitore finale, alle 5 del mattino, mentre Vingegaard è stato svegliato addirittura alle 2, per un controllo antidoping a sorpresa.
Perché la cosa è sembrata oltre la routine anche a noi che non seguiamo il ciclismo? Perché non si è trattato di un normale test fuori gara. L’Équipe ha infatti rivelato che quei controlli erano stati autorizzati da un giudice francese, tramite una procedura utilizzabile solo in caso di sospetti fondati. Abbiamo letto, prima non lo sapevamo, che l’agenzia francese antidoping applica le proprie regole (che consentono controlli in qualsiasi momento, anche di notte) e queste prevalgono su quelle UCI sul territorio francese.
Chiediamo dal bar, mentre leggiamo delle fantomatiche telefonate di ‘Lucio’ a Kolo Muani: visto che siamo in Francia, è mai accaduto qualcosa di simile con il PSG? O con i club avversari del PSG, magari italiani, in territorio francese? Poi nel secondo giorno di riposo l’ITA ha alzato il tiro, sottoponendo tutti i 166 corridori rimasti in gara a un controllo ematico a sorpresa per il passaporto biologico, tra le 20 e le 23. Un’operazione su scala mai vista prima, definita dall’agenzia parte del “programma continuo di controlli basato su informazioni d’intelligence e analisi del rischio”. Parentesi: Vingegaard è caduto nella tappa di domenica ed è stato costretto al ritiro.
Torniamo al bar: perché nel calcio non si fanno i controlli a sorpresa e nel ciclismo sì? Forse non tutti sanno che anche nel calcio i controlli a sopresa esistono, ma sono molto diversi da quelli del ciclismo. I calciatori inseriti nel pool internazionale (gestito da FIFA/UEFA a livello di nazionali, o dalle federazioni/leghe nazionali per i club) devono comunicare in anticipo dove si trovano ogni giorno, incluso un orario di un’ora in cui devono essere reperibili, proprio per permettere controlli senza preavviso, anche fuori dagli allenamenti.
La realtà italiana, ma probabilmente anche straniera (aaahhh, signora mia, il ritmo della Premier, non mi dica che Anderson è un Gagliardini con hype), è che questi controlli a sorpresa avvengono quasi sempre presso il campo in cui le squadre si allenano, senza visite a domicilio, tanto meno notturne. E comunque in quell’ora di reperibilità dichiarata, che in teoria permette l’uso di di microdosi, diuretici light e Beta-2 agonisti (l’asma è il male del secolo, solo noi di periferia pensavamo fosse il cancro). Non giuriamo sull’innocenza di alcuno, meno che mai dei ciclisti, ma certo nel ciclismo attuale i controlli sembrano seri mentre nel calcio pur non essendo la barzelletta di una volta sono facilmente gestibili a livello politico: ve le immaginate Spagna e Argentina svegliate alle 2 di notte prima della finale? Infatti quei pochi casi sono da cretino fai-da-te, mai da somministrazione di squadra. Il problema non sono i vecchi campioni, che fra l’altro giocano di pura testa, trotterellando (ci sono anche i dati da nerd, ma non ve li infliggiamo), ma il ritmo da bava alla bocca di certe squadre e certi campionati. Poi possiamo anche flagellarci sempre e dire che i nostri diciannovenni smettono, appunto a 19 anni, di essere intensi.
stefano@indiscreto.net



Fuentes.
A volte basta poco (oh, ma vi ricordate di quando Zidane fu ospite di un talk show in cui gli dissero che era in forma smagliante, rispose "Sono stato in una clinica per le trasfusione del sangue che mi ha consigliato Johnny Halliday, sono rinato!", gelo totale in studio?)
“Baggio (che invece di infortuni ne ha anche avuti tanti) fino a 37”
Potenza del marmo nero del Perù…