Botte a Berruti
Livio Berruti era un’icona di tante cose: dell’Italia del boom economico, delle Olimpiadi di Roma, della classe dei predestinati, di epoche mitizzate ben oltre l’importanza nel loro presente. I suoi clamorosi 200 di Roma 1960 furono corsi in un Olimpico con larghissimi vuoti, generosamente si ricordano 50.000 spettatori, ma almeno 10 milioni di persone hanno millantato di essere là, per il suo doppio record mondiale con medaglia d’oro. Per noi Berruti è sempre stato l’italiano che meglio ha rappresentato l’atletica con lo spirito di Momenti di gloria, quella che era sport scolastico con il sogno della Nazionale ma certo non un lavoro, anche se già negli anni Sessanta quel dilettantismo era finto.
Inevitabile quindi anche dopo la morte il confronto con Pietro Mennea, icona esattamente dell’opposto: la fatica, il sacrificio, il miglioramento costante, la rabbia. Non a caso la corrente di antipatia reciproca è sempre stata fortissima, anche se in pista per motivi generazionali non si sono mai incrociati: quanto un diciannovenne Mennea eguagliò il record italiano di Berruti sui 100, 10”2, il campione torinese si era già ritirato da due stagioni.
Nell’estate del 1976, quando Mennea voleva rinunciare alle Olimpiadi di Montreal perché non si sentiva in forma (invece sarebbe stato ottimo quarto nei 200, a quattro anni dal bronzo di Monaco e quattro anni prima dell’oro di Mosca), Berruti lo criticò in maniera acuta, sostenendo che fosse un grande campione con un unico problema, quello di pensare solo all’atletica tutto il giorno e quindi di caricarsi da solo di pressioni. E il carattere di Carlo Vittori, suo storico allenatore (orgoglioso Indiscreto di avere ospitato tanti suoi articoli e di averlo conosciuto bene grazie a Oscar Eleni), secondo Berruti lo rendeva ancora più nervoso e vittimista.
L’episodio peggiore nel loro lungo non rapporto, interessante perché riguardante archetipi oltre che persone, è ovviamente quello dell’agosto 1979 a Formia, quando dopo un 200 vinto da Mennea in un 20”22 sotto la pioggia, tempo con con cui agli Europei in corso a Birmingham, 47 anni dopo, sarebbe quasi da medaglia, Mennea vide Berruti fra il pubblico e gli disse di avvicinarsi. Più che un duro confronto ci furono una serie di insulti di Mennea all’indirizzo di Berruti, seguiti dall’intervento di alcuni tifosi di Mennea e di suo fratello, che colpì Berruti con un pugno. L’antefatto: presunte dichiarzioni di Berruti in cui Mennea veniva definito pauroso, nel senso di evitare le gare quando non era al 100% (per gli standard di oggi un complimento: bisogna pensare alla salute, eccetera). Da ricordare che Mennea correva per il gruppo sportivo della FIAT (la maglia aveva il marchio IVECO), di cui Berruti era dirigente e Boniperti grande capo. C’è bisogno di spiegare all’ultracinquantenne (e stiamo bassi) lettore di Indiscreto cosa rappresentasse Boniperti?
Come fini? Qualche settimana dopo Mennea stabilì alle Universiadi di Città del Messico il record del mondo, il 19”72 che avrebbe resistito fino a Michael Johnson e che è tuttora (!) record europeo. E a fine anno il concreto e cinico Boniperti rimosse Berruti dall’incarico, puntando su Mennea. La pace sarebbe scoppiata sei anni dopo, alle celebrazioni dei 25 anni dei Giochi di Roma, con Gianni Minà a presentare, con il primo passo fatto da Mennea, come Berruti troppo intelligente per non capire la vera sostanza della loro rivalità. Storie di un’atletica italiana che aveva fuoriclasse pazzeschi come Berruti e Mennea, in rapporto ai tempi divi paragonabili a Sinner e Tomba, ma un livello medio nemmeno paragonabile a quello altissimo di oggi.
stefano@indiscreto.net



io ho "conosciuto" Berruti (insomma, gli ho stretto la mano!) 18 anni fa a Cortona per il XII premio Fair Play... era una serata con tanti miti delle Olimpiadi presenti: Tommie Smith, Bob Beamon, Edwin Moses, Popov, Juantorena, Dibiasi, Damilano, la Dorio, Pamich, Fioravanti, Dick Fosbury... conduceva Franco Lauro...
non sapevo di questo retroscena di pugni....
ecco in un contesto analogo mi pare che jacobs sia stato fin troppo signore rispetto alla coppia di fratelli che ha cercato del doping