Vedendo Mensik stramazzare a terra dopo la partita vinta contro Navone al Roland Garros è stato inevitabile pensare al dibattito che da un anno, quindi da ben prima delle temperature record di questo fine maggio, infiamma la Francia su un tema apperentemente futile come quello dell’aria condizionata e che ricorda quelli dell’Italia di decenni fa, dalla doccia di Gaber al Tex di Cofferati. Dibattito che adesso ha invaso le pagine sportive e di cui quindi ci siamo accorti noi, Lucio Caracciolo dei poveri. In estrema sintesi: l’aria condizionata sarebbe di destra, altre modalità per rinfrescarsi di sinistra. Di sinistrissima poi morire di caldo, per solidarietà.
Tutto nasce nell’estate scorsa, quando Marine Le Pen ha lanciato la proposta di un piano per l’aria condizionata da avviare subito, destinato a ospedali, scuole, case di riposo e trasporti pubblici. La risposta della sinistra, più o meno ecologista, e del governo Macron è stata immediata e almeno i titoli li abbiamo letti tutti: il concetto è che al cambiamento climatico non si può rispondere usando sempre di più l’aria condizionata. Il più equilibrato è stato Bayrou, pro aria condizionata ma grazie all’energia geotermica (sarà possibile? Non lo sappiamo, chiediamo a Grok). Insomma, aria fritta ma rivelatrice di grandi differenze culturali tra la Francia, paese quasi autosufficiente a livello energetico (con il 75% dell’energia prodotto dai 56 reattori nucleari, e l’Italia nimby, pronta ad una guerra per il pecorino DOP ma che produce al suo interno circa il 22,5% dell’energia consumata.
Amiamo i numeri, non soltanto quelli degli expected goals: in Francia soltanto il 25% delle abitazioni è dotato di condizionatori, fissi o portatili, mentre in Italia l’ISTAT dice che ad avere l’aria condizionata in casa è il 48,8% delle famiglie, con in testa il Veneto (70%), seguito da Sicilia (62,4%) ed Emilia-Romagna (60,3%). Va da sé che in presenza di caldo eccezionale gli aumenti nel consumo elettrico in Francia siano più che proporzionali, vista la maggiore incidenza dell’uso di condizionatori portatili. Ma non siamo ingegneri e notiamo prima di tutto le differenze culturali: come anche il villaggio olimpico 2024 ha dimostrato, con Ceccon a dormire su una panchina, in Francia si fa di tutto per usare poco l’aria condizionata, mentre in Italia la usiamo alla cazzo nonostante la nostra sudditanza energetica nei confronti soprattutto di Svizzera (con il trucco, perché è soltanto un hub e spesso l’origine è francese) e Francia. Insomma, sfilando sul bus dopo la vittoria nel Mondiale (speriamo di no) i francesi potrebbero esporre il cartello ‘Le vostre pale eoliche mettetevele nel culo’.
Ma tornando al Roland Garros, stiamo scrivendo mentre con l’altro occhio stiamo guardando Sinner massacrare Cerundolo, cosa c’entra l’aria condizionata? Assolutamente niente, perché i due campi principali, lo Chatrier e il Lenglen, quelli con il tetto richiudibile, non hanno un impianto di climatizzazione come ad esempio c’è a Melbourne. Coprendoli in presenza di un pioggerellina si rischierebbe anzi di far giocare i tennisti in una serra, altro che il caldo patito da Mensik sul campo 6. Dibattito pretestuoso, quindi, se si tira in mezzo il Roland Garros. Poi pensiamo anche noi che l’aria conzionata sia di destra, del genere più individualistico che social-lepeniano, ed è anche per questo che la apprezziamo. Il problema è che siamo un paese ridicolo, che respira la merda ma è contro le centrali nucleari ignorando (come noi, fino a dieci minuti fa) che Bugey è a 200 chilometri da Torino e che un incidente lì interesserebbe tutto il Nord Italia.
stefano@indiscreto.net


Mi ero deconcentrato mezzora per scrivere il post...
Direttore non ha citato Draghi, volete la pace o il condizionatore, altra grande massima dello statista de noantri....ricorderei anche gli ecologisti che lottarono contro i nucleare in italia, pagati dalla lobby petrolifera...il maggio più caldo da milioni di anni, si vede che non ricordano il 2003...se in italia mandano tozzi come esperto climatico, capisce che non potremmo mai affrontare seriamente il problema