Se Ancelotti fosse brasiliano sarebbe già stato esonerato dalla guida della nazionale, dopo il fallimentare Mondiale chiuso agli ottavi di finale senza nemmeno sapere bene il perché visto che contro la Norvegia la sua squadra ha giocato per un’ora a un discreto livello, al di là del rigore sbagliato e dell’errore da canissimo di Endrick, mai amato da Ancelotti, sull’assist pazzesco di Vinicius. Certo c’è un contratto fino al 2030, oltre a una carriera che parla per lui, ma dal punto di vista della panchina brasiliana Ancelotti è un morto che cammina, come da noi il Mancini post-Palermo o lo Spalletti post Euro 2024.
Davvero gli converrebbe che fossero vere le voci di una clamorosa mossa del cavallo di Malagò, che sta avendo difficoltà a imporre il suo Mancini ma che al tempo stesso non vuole farsi imporre Conte da Marotta e De Laurentiis, peggio ancora se con l’autotassazione della Lega. Sarebbe al tempo stesso un italiano ma anche per certi versi il papa straniero alla Guardiola, come figura, fuori da logiche di corridoio e di amicizie se non con Maldini (amicizia fra virgolette, peraltro). Non ci dimentichiamo che nel 2016 il casting per allenare la Nazionale ebbe come candidati Ventura, Montella e De Biasi, con vittoria di quello più vicino al consigliere Lippi. Insomma, una voce come tante altre ma che avrebbe secondo noi un senso anche per Ancelotti: allenare la nazionale del tuo paese prendendoti complimenti per un’uscita negli ottavi del Mondiale, mentre con il Brasile 2030 rischierebbe il linciaggio.
Tutto questo, con la leggerezza post uscita delle nostre squadre tifate (l’impresentabile Scozia, un Giappone con assenze decisive e appunto il Brasile), per dire che Ancelotti non può continuare a guidare il Brasile alla europea, anche se è per questo che è stato ingaggiato, cedendo il pallino del gioco agli avversari, aspettandoli e massacrandoli in ripartenza. Non è questione di schemi, anzi in molti frangenti si è visto il 4-2-4 storico della Selecão, ma proprio di atteggiamento resultadista. E come definire un resultadista senza risultati? Entri nel girone dei Mourinho e degli Allegri, senza lasciare nemmeno un’emozione.
Non vi infliggiamo la poesia sul Brasile del 1982, squadra di fatto mitizzata (da noi per primi) in base a due partite, ma certo è che Telé Santana era profondamente connesso con l’anima brasiliana e soprattutto con ciò che da lontano noi turisti pensiamo sia l’anima brasiliana. Dopo di lui soltanto Zagallo 1998 se l’è giocata, pur senza vincere il Mondiale (come allenatore lo aveva comunque già fatto nel 1970), gli altri quasi tutti europei con passaporto brasiliano: Lazaroni, l’ultimo a non avere superato gli ottavi, Carlos Alberto Parreira, Scolari, Dunga, anche l’ottimo Tite che come filosofia e carattere troviamo simile ad Ancelotti, anche se il suo Brasile viaggiava a un possesso palla del 60% contro l’imbarazzante 34 della partita contro la Norvegia.
E quindi? A noi le nazionali piacciono perché rappresentano popoli e scuole diverse. Non le faremmo mai allenare da uno straniero, la pensiamo così anche per Inghilterra e Curaçao, ed in ogni caso non vorremmo che fossero brutte copie degli stranieri, anche nei rarissimi casi di successo.
stefano@indiscreto.net



Secondo me è un ragionamento lontano dalla realtà.
Persino a Tite hanno concesso 2 mondiali.
Ancelotti se ne andrà solo se sarà lui a volerlo fare.
Anche in Brasile in fondo sapevano che questa nazionale non aveva grandi chances e aveva il nucleo di giocatori a fine ciclo.
Gli stanno chiedendo di costruire qualcosa per il 2030.
Ne riparleremo nel 2028: dovesse far male in Coppa America allora sì che la panchina comincerebbe a scottare e l'avvicinamento al Mondiale potrebbe trasformarsi in una via crucis.
PS. Se in Brasile cercassero il futebol bailado non avrebbero preso Ancelotti...