Alcaraz in zona Federer
La clamorosa separazione fra il numero uno del mondo e Ferrero fa per la milionesima volta riflettere sul particolarissimo rapporto con l'allenatore che c'è nel tennis...
Quanto ha contato Juan Carlos Ferrero nella carriera di Alcaraz? Non lo sanno nemmeno loro due, anche se come in tutti i divorzi c’è uno che lascia più dell’altro e quell’uno sembra ovviamente Alcaraz, visto che dopo il suo post di ringraziamenti, magari anche sincero, Ferrero ha risposto che gli sarebbe piaciuto poter continuare. Forse ci sono problemi suoi personali, lasciamo una piccola percentuale allo scenario quasi sempre ipocrita della scelta condivisa. Viene in mente anche l’esempio recente di Sonego, passato da Colangelo a Santopadre.
Non è morto nessuno, non è finita la carriera di Alcaraz e non è finita la vita di Ferrero. Ma rimane il fatto che nel tennis, più che in tutti gli altri sport individuali (e ovviamente degli sport di squadra), il rapporto fra giocatore e allenatore è clamorosamente sbilanciato: perché la persona che deve essere consigliata, guidata, anche criticata, a volte insultata, è la stessa persona che finanzia tutto il carrozzone, allenatore compreso. Infatti questi rapporti iniziati molto presto, nel caso Alcaraz-Ferrero a metà adolescenza, finiscono spesso per la crescita umana del giocatore più che per reali motivazioni tecniche.
Nel caso Sinner-Piatti erano invece prevalse proprio le motivazioni tecniche, visto che Sinner era convinto (a ragione) di dover cambiare qualcosa per diventare numero uno del mondo e che in generale non si è mai fatto problemi nel ruotare le figure minori del suo staff. Nel caso Alcaraz è invece difficile vedere lacune da colmare, semmai la tentazione è quella di una sostanziale autogestione alla Federer. Che al di là degli anni di formazione con Peter Carter, ha avuto allenatori che sono durati al massimo un triennio (Lundgren, Roche, Annacone, Ljubicic), e in tante stagioni nemmeno un allenatore fisso.
Alcaraz è in questa zona e in un certo senso lo è anche Sinner, più che in quella di Nadal, che ha avuto solo zio Toni e Moya, e Djokovc, che ne ha avuti mille ma tutti lontanissimi dai 15 anni di Marian Vajda. L’allenatore è importante per tutti, ma c’è chi lo considera intercambiabile (senza arrivare agli estremi di McEnroe, che non lo ha quasi mai avuto) e chi no.



Credo che Ferrero voglia dedicarsi a rilanciare la Nutella
Ma in Spagna si parla delle "donne di Alcaraz" o nessuna news?