Gli Agnelli non sono più i padroni della Stampa: un secolo dopo averla scippata ad Alfredo Frassati, con la fattiva collaborazione di Mussolini (nel 1925 la pubblicazione era stata stata vietata per alcune settimane), l’hanno venduta al gruppo SAE di Alberto Leonardis, editore di una serie di quotidiani locali. Allora gli Agnelli si chiamavano FIAT, oggi si chiamano Exor e nemmeno più Agnelli, visto che la decisione è arrivata da parte di John Elkann che fra non molto si libererà anche di Repubblica.
Scenari già analizzati da tanti, mentre noi nel nostro orticello giornalistico-sportivo possiamo dire che si chiude un’era anche per la Juventus. Non perché verra venduta domani, anzi pensiamo l’esatto contrario: il valore dei grandi brand sportivi sta aumentando di così tanto (quello dei top 30 club di calcio al ritmo del 5% annuo, negli ultimi 10 anni) che sarebbe assurdo vendere la Juventus in uno dei momenti più bassi della sua storia recente. Si chiude un’era perché da sempre eravamo abituati a leggere la Stampa per capire i messaggi in codice mandati a dirigenti e allenatori.
A dirla tutta, i messaggi in codice di solito erano per una parte della famiglia nei confronti dell’altra, quella dell’Avvocato (e discendenti) nei confronti di quella del sottovalutato fratello Umberto, come in maniera clamorosa hanno dimostrato le posizioni del giornale ai tempi di Calciopoli (in sintesi: tutta colpa di Moggi e Giraudo) e in quelli dell’inchiesta Prisma che ha messo una pietra tombale sull’era di Andrea Agnelli. Quasi sbeffeggiato, Andrea, dal giornale di famiglia ai tempi del tentato golpe della Superlega. In ogni caso l’addio alla Stampa e a Repubblica significa campane a morto per i sempre meno operai italiani del gruppo. Staranno a casa leggendo di ‘Progetto Spalletti’.
stefano@indiscreto.net


