Gli 83 punti di Bam Adebayo contro gli Wizards sono un altro segno del declino della NBA, certificato dalla sua smania di sbarcare in Europa, oppure una grande prestazione in una serata particolarissima? Fa in ogni caso impressione paragonare questa performance ai 100 punti di Chamberlain e agli 81 di Kobe Bryant: realizzatori pazzeschi, anche nelle partite vere, cosa che il doppio campione olimpico degli Heat non è mai stato visto che non è nemmeno la prima opzione offensiva della sua squadra.
Ma Herro e Powell erano assenti, lui ha iniziato bene e ha avuto una quantità disumana di tiri liberi (43!), la partita è finita presto ed è diventata un immenso garbage time. Ecco, l’impegno degli avversari: ben diverso rispetto ai 100 di Chamberlain, quando i Knicks sotto di tanto fecero fallo sistematico sui suoi compagni per non far segnare lui (non ci sono filmati, ma il boxscore sì), e agli 81 di Bryant in una partita aperta fino al quarto quarto, con i Lakers che vinsero in rimonta. In una partita vera, per quanto con difese inesistenti, anche i 73 di Doncic contro gli Hawks, mentre i Rockets omaggiati dai 71 di Lillard erano nella sostanza una squadraccia.
Al di là di serate storiche, che non vuol dire storiche in positivo, come quella di Adebayo, le statistiche che non stiamo a copincollare dicono che nella NBA moderna, quella post hand checking, diciamo la NBA post Jordan, le performance individuali da 50 o più punti non fanno più notizia mentre in quella di prima erano una rarità anche per attaccanti del genere go-to guy. Le ragioni sono tante, oltre a quella principale che tirare con una mano sul petto fosse più difficile: più possessi per squadra nei 48 minuti, intorno al 2000 erano sui 90 mentre oggi sono sui 100 (quindi una ventina di punti possibili in più), più tiri da tre anche se Adebayo ne ha messi ‘soltanto’ 7, scomparsa degli enforcer e dei mazzolatori, in generale tanti cattivi difensori, pallone molto più in mano ai giocatori di riferimento anche quando come Adebayo non sono guardie.
Insomma, una NBA che per ragioni di marketing, un marketing evidentemente sbagliato visti i rating televisivi, privilegia i grandi attaccanti e favorisce le performance dei giocatori forti. Incomprensibile comunque il dibattito fra nerd e passatisti, con toni offensivi, visto che non è obbligatorio guardare la NBA: noi personalmente lo facciamo sempre meno, con il gioco meno interessante che purtroppo si salda alla mancanza di tifo per qualcuno o contro qualcuno, benzina di tutto.
stefano@indiscreto.net



da giovane, mi svegliavo di notte (o a volte facevo partire il VHS) per vedere l'NBA degli Stockton, dei Malone, del giovane Shaq, dei Payton, dei Longley, dei Barkley, dei Drexler, degli Ewing.
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ora non solo non lo faccio, ma nemmeno lo farei se avessi la possibiltà.
non è un discorso di tempo disponbile (che non c'è). è un discorso di sogno.
che l'NBA è decaduta non serve certo il record di Adebayo... saranno 5-6 anni che non la guardo più e gli ultimi anni guardavo appena le Finals (l'ultima che ho visto è stata Boston-GSW nel 2022)
Ma poi se qualcuno ha la memoria appannata, o non era proprio nato, vada a rivedersi "The Last Dance": anche lì c'era Jordan che ne smazzolava 40 a partita, ma su un totale di 80 punti di squadra!
E ancora, quelle che ai tempi erano state definite le finals più brutte di sempre, Spurs-Pistons del 2005: 7 partite tiratissime, con appena una squadra sola ad andare sopra i 100 punti e solo in una singola partita... roba che oggi ci baceremmo i gomiti ad avere una serie così!