La libreria Hoepli è uno di quei pochi argomenti su cui sono davvero preparato, avendola frequentata per decenni come grande lettore, appena sufficiente autore e pessimo editore, anche se lì ho sempre venduto tanto fra i vari Teppista, Petrovic, Brady, eccetera.
La sezione architettura, libri e riviste, era di livello, ci ho passato le giornate da quando ero uno sbarbato. E il responsabile dell'area non un competente: uno che ne sapeva. Davvero una grossa perdita. Ma meglio chiuda piuttosto che vederla finire in mano a quella merda di Feltrinelli. Rimangono le sensazioni tattili e il profumo della carta; e per quelle, quando voglio, per fortuna posso ancora tirare fuori il Colombo edizione 1929 dalla libreria.
Ío ci comprai il primo libro letto in lingua originale, trainspotting, nel 1995. Era una delle pochissime librerie dove in quegli anni potevi comprare libri in lingua originale.
Anche se per un libro di analisi tecnica, sulle japanese candlestick, già 3/4 anni dopo acquistai online da amazon.
Librerie al momento business da ricchi, io conosco i proprietari di Verso in ticinese, e diciamo che siamo molto in alto. Poi per carità, se sei proprietario dello spazio, come anche nel caso dell'Ostello bello, sono tutti fenomeni.
Ho acquistato "L'anno di Dalbert" proprio lì, in una delle mie poche visite a Milano. Certo che mi mancherà molto non poterla rivedere. Aveva un buon odore. Non odorava nè di Feltrinelli nè di Giunti o Mondadori.
Anche a Firenze abbiamo assistito allo stesso destino con la libreria Edison.
Ultimamente "odorava" sempre più di patate fritte e pizza di Spontini consumate da gente stravaccata sui gradini di San Fedele!
Quando l'ho saputo ho pensato: "era solo questione di tempo".
Al quarto piano avrei potuto prendere la residenza e in famiglia siamo alla terza generazione di frequentatori. La speranza è che si sposti - come Pettinaroli - e continui a essere la Hoepli lontano da via Hoepli, che ormai si contende la palma con piazza Diaz per la zona del centro dove non c'è motivo di andare!
Da persona che legge e scrive tutto il giorno per lavoro e diletto, non mi ricordo l'ultimo libro acquistato ne' tanto meno letto. Per mia figlia invece la feltrinelli a torino e' tappa fissa e ci lascio dei soldi.
Le librerie di citta' sono molto belle, mai entrato in questa di Hoepli ma mi ricorda quelle di Oxford, assolutamente magnifiche, con copie antichissime esposte in teche (pero' servono anche il caffe'!)
Un comune di una citta' "illuminata" (geniale aggettivo cialtronesco by Manfredi Catella) potrebbe trasformarla in uno spazio pubblico.
Purtroppo la città non era illuminata nemmeno prima, ai presunti bei tempi, quando però la libreria era in attivo grazie alla manualistica, cioè a libri che si era obbligati a comprare, e nessuno veniva a fare il turista a Milano rendendo credibile il sorgere di alberghi ovunque... Poi per me un giro in una bella libreria, con una identità, acquistando in base all'ispirazione e non a colpo sicuro, è una delle cose belle della vita. Ma gli eredi Hoepli potrebbero dirmi 'Apritela tu, la libreria'
eh avrebbero ragione, e allora digggiamolo, che mica riguarda solo i libri: tutte le grandiose dinastie imprenditoriali italiane (mondiali) sono nate in contesti tax free o dove non esisteva il fisco (quindi effettivamente tax free), senza regolamenti asfissianti e burocrazia contenibile.
Beh, in quel caso devo dire che mi sentivo, per la mia parte, responsabile. Mentre negli ultimi anni non ho praticamente mai comprato libri online, e leggendo perlopiù in inglese - per motivi che puoi immaginare - li prenoto a 3-4 alla volta e quando vado là li ritiro in libreria.
Ho scritto 'leggendo' ma dovrei dire 'comprando', visto che li prendo poi non li leggo e se li leggo mi dimentico dopo 10 minuti quello che ho letto, ma ci siamo capiti.
La sezione architettura, libri e riviste, era di livello, ci ho passato le giornate da quando ero uno sbarbato. E il responsabile dell'area non un competente: uno che ne sapeva. Davvero una grossa perdita. Ma meglio chiuda piuttosto che vederla finire in mano a quella merda di Feltrinelli. Rimangono le sensazioni tattili e il profumo della carta; e per quelle, quando voglio, per fortuna posso ancora tirare fuori il Colombo edizione 1929 dalla libreria.
Ío ci comprai il primo libro letto in lingua originale, trainspotting, nel 1995. Era una delle pochissime librerie dove in quegli anni potevi comprare libri in lingua originale.
Anche se per un libro di analisi tecnica, sulle japanese candlestick, già 3/4 anni dopo acquistai online da amazon.
Librerie al momento business da ricchi, io conosco i proprietari di Verso in ticinese, e diciamo che siamo molto in alto. Poi per carità, se sei proprietario dello spazio, come anche nel caso dell'Ostello bello, sono tutti fenomeni.
Ho acquistato "L'anno di Dalbert" proprio lì, in una delle mie poche visite a Milano. Certo che mi mancherà molto non poterla rivedere. Aveva un buon odore. Non odorava nè di Feltrinelli nè di Giunti o Mondadori.
Anche a Firenze abbiamo assistito allo stesso destino con la libreria Edison.
La verità che è che invecchiare è orribile.
Ultimamente "odorava" sempre più di patate fritte e pizza di Spontini consumate da gente stravaccata sui gradini di San Fedele!
Quando l'ho saputo ho pensato: "era solo questione di tempo".
Al quarto piano avrei potuto prendere la residenza e in famiglia siamo alla terza generazione di frequentatori. La speranza è che si sposti - come Pettinaroli - e continui a essere la Hoepli lontano da via Hoepli, che ormai si contende la palma con piazza Diaz per la zona del centro dove non c'è motivo di andare!
Da persona che legge e scrive tutto il giorno per lavoro e diletto, non mi ricordo l'ultimo libro acquistato ne' tanto meno letto. Per mia figlia invece la feltrinelli a torino e' tappa fissa e ci lascio dei soldi.
Le librerie di citta' sono molto belle, mai entrato in questa di Hoepli ma mi ricorda quelle di Oxford, assolutamente magnifiche, con copie antichissime esposte in teche (pero' servono anche il caffe'!)
Un comune di una citta' "illuminata" (geniale aggettivo cialtronesco by Manfredi Catella) potrebbe trasformarla in uno spazio pubblico.
Ormai l'unico modo per trasformare Milano in una città illuminata è darle fuoco.
Purtroppo la città non era illuminata nemmeno prima, ai presunti bei tempi, quando però la libreria era in attivo grazie alla manualistica, cioè a libri che si era obbligati a comprare, e nessuno veniva a fare il turista a Milano rendendo credibile il sorgere di alberghi ovunque... Poi per me un giro in una bella libreria, con una identità, acquistando in base all'ispirazione e non a colpo sicuro, è una delle cose belle della vita. Ma gli eredi Hoepli potrebbero dirmi 'Apritela tu, la libreria'
eh avrebbero ragione, e allora digggiamolo, che mica riguarda solo i libri: tutte le grandiose dinastie imprenditoriali italiane (mondiali) sono nate in contesti tax free o dove non esisteva il fisco (quindi effettivamente tax free), senza regolamenti asfissianti e burocrazia contenibile.
A quanto si dice, libreria E casa editrice
Applausi
Mi sono astenuto dalla solita citazione di Sportspages...
Beh, in quel caso devo dire che mi sentivo, per la mia parte, responsabile. Mentre negli ultimi anni non ho praticamente mai comprato libri online, e leggendo perlopiù in inglese - per motivi che puoi immaginare - li prenoto a 3-4 alla volta e quando vado là li ritiro in libreria.
Ho scritto 'leggendo' ma dovrei dire 'comprando', visto che li prendo poi non li leggo e se li leggo mi dimentico dopo 10 minuti quello che ho letto, ma ci siamo capiti.